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Andare a scuola dai cristiani di Gaza

Posted on 20 Febbraio 2010 in Gaza | 3 comments

Dedichiamo la mattinata di sabato 13 febbraio 2010 alla visita delle tre scuole cristiane latine della striscia di Gaza. Le scuole di sabato sono aperte, le classi piene e gli studenti indaffarati nello studio. Vogliamo vedere tutto con i nostri occhi! Cominciamo dalla scuola più antica e, per noi, più comoda, quella vicina alla chiesa parrocchiale e alla canonica, nel centro antico della città di Gaza. Comprende la scuola materna, elementare e media.

Tutte le mattine alle 7.20 gli studenti si mettono in fila per età nella cortile, seguono l’alza bandiera, cantano l’inno nazionale e fanno dei simpatici esercizi ginnici. Poi tutti in classe. La vice-direttrice (il direttore è il parroco!) ci accoglie e accompagna per un giro nelle classi. Sono miste. Il regolamento, ferreo, dice che le ragazze mussulmane non possono portare il velo all’interno dei locali delle scuole cristiane (in tutte le altre è obbligatorio). Le classi, non molto numerose (15-20 ragazzi), sono ordinate e pulite. I professori hanno lunga esperienza; qui a Gaza vuol dire 8-10 anni di insegnamento! Il docente di arabo è particolarmente solenne e orgoglioso nel presentarci i suoi ragazzi. Sembrano spigliati e desiderosi di comunicare, di usare il loro inglese, di emergere dall’anonimato. Mi colpisce il rapporto cordiale, di amicizia di molto rispetto che hanno con l’abouna Jorge. Quelli che vorranno arrivare alla maturità si inscriveranno alla scuola superiore della Sacra Famiglia (vedi sotto). Non tutti ce la fanno perché è di alto livello, tecnica, difficile.

Abouna Jorge ci confida un progetto a cui tiene molto. Vorrebbe aprire una sezione di scuola superiore, semplice, popolare, qui in parrocchia per permettere a quelli che non riescono a entrare nella Sacra Famiglia, di continuare a studiare. Infatti ci sono studenti cristiani che vanno alle scuole pubbliche, di scarso livello e sempre di più caratterizzate dall’impronta religiosa islamica. Per le bambine cristiane è molto problematico perché ad esempio sono costrette a portare il velo.

Visitiamo l’aula di scienze, la sala professori, la biblioteca (dicono ben fornita di libri di letteratura araba). Poi passiamo alla scuola materna. Le aule sono ampie, piene di colori e di giochi. I bambini fanno più fatica a sorridere. Non capisco se sono in soggezione o semplicemente non vogliono. Qualcuno di noi notava che è difficile vedere a Gaza un bambino sorridere.

Poi in macchina andiamo nel quartiere Ramel, nel nord della città, nuovo, vicino allo stadio, dove si trova la scuola della Sacra Famiglia, fiore all’occhiello del Patriarcato. La vice direttrice ci mostra subito il diploma-certificato che hanno preparato per ricordare il primo posto tra tutte le scuole di Gaza, raggiunto superando un test fatto a campione, nelle classi quarte. La quarta elementare del Patriarcato ha totalizzato un 100%! Doloroso e drammatico che di questo risultato – ci raccontava P.Jorge – non sia stata data notizia, né premiazione pubblica sebbene l’evento fosse ben pubblicizzato nei giornali e nella televisione, proprio perché nei primi tre posti si sono classificate le tre scuole cristiane.

Da sempre il Patriarcato investe moltissimo nelle scuole e nell’istruzione. In tutte le parrocchie della diocesi, che comprende Palestina, Giordania, Israele e Cipro, ci sono le scuole – materne, elementari, medie e superiori a seconda del contesto. È il modo più diretto ed efficace non di fare proselitismo ma di diffondere la cultura, la sapienza dell’incontro, dello studio, del sapere. I ragazzi imparano fin da piccoli a crescere insieme, cristiani e mussulmani. E tra tutte le scuole emerge ogni anno proprio quella di Gaza, che opera nel contesto più difficile e problematico!

La qualità della scuola è dovuta al lavoro intenso da parte dell’ex parroco P. Manuel Musallam, pastore appassionato, eroico, pedagogo, un po’ politico, amante della sua gente. Per anni ha scelto i professori migliori, selezionato gli studenti motivati, si è prodigato per garantire corsi, didattiche, infrastrutture e strumenti moderni.

I locali che percorriamo sono molto ampi , luminosi, addobbati con fotografie degli ultimi 10 anni di successi, diplomi, cerimonie. Le classi sono piene di bambini. Invadiamo, entriamo, fotografiamo, chiediamo… Coraggiosamente e senza troppa soggezione veniamo accontentati! L’aula computer aspetta benefattori per essere rinnovata, così come la biblioteca. Curiosamente, in alcune aule, ci sono depositati dei computer moderni. Sono dei ragazzi! Li hanno messi lì per poterli usare a scuola per lo studio (e solo per quello!).

Mi piace molto il grande cortile fuori. Oltre che per la ginnastica viene usato per i grandi eventi. La prima sera abbiamo fatto un barbecue spettacolare insieme agli animatori della parrocchia con annessi giochi sportivi (calcio, pallavolo, basket) o semplici chiacchiere. Sabato pomeriggio invece si è riempito dei bambini dell’oratorio (leggerete nelle prossime cronache).

Infine ci siamo spostati a Tel al-Hawa, il quartiere moderno a sud di Gaza, dove sorge la scuola delle suore del Rosario, inaugurata 9 anni fa. Il presidente Yasser Arafat diede il terreno e favorì la nuova struttura scolastica. Le suore raccontano che lui teneva molto a queste imprese. Sua moglie come sapete è cristiana. In quasi dieci anni la società e la situazione sono cambiate radicalmente. Oggi sarebbe impensabile ricevere tali favori e incoraggiamenti da chi governa oggi la striscia di Gaza.

Iniziamo il nostro giro dalla scuola materna. Oggi si festeggia il carnevale. I bambini sono tutti in maschera e fanno una sfilata per premiare il vestito migliore: uomini ragno, fatine, sceicchi, farfalline… Suor Davida e suor Nabila ci accompagnano e ci raccontano della vita quotidiana della scuola, dei rapporti cordiali con i genitori e formali con i vicini di casa, ma anche del terribile attacco di un anno fa, dei danni alla scuola, dei traumi ai bambini.

Con le due coraggiose suore entriamo nelle classi per parlare con i ragazzi. Ci viene voglia di proporre dei gemellaggi con le nostre scuole italiane per creare contatti, canali di amicizie e di conoscenza reciproca. Tommaso si prende l’incarico di sviluppare questa idea, perché no attraverso email, con domande e risposte reciproche.

Mi ha fatto tenerezza vedere in una classe un’altra suorina del rosario che insegnava l’ora di religione cristiana: ad ascoltare, usciti dalle loro aule, c’erano tre bambine e un bambino. 1-10 o 1-20: questi sono i numeri, queste sono le percentuali di cristiani-mussulmani nelle nostre scuole!

La visita termina sulla terrazza della scuola per vedere il desolante panorama intorno. Le suore sono situate in questo quartiere Tel al-Hawa, all’incrocio delle due strade rispettivamente “appartenenti”, “controllate” dai due partiti forti Hamas e Fatah, che fu il centro degli scontri tra Hamas e Fatah due anni fa, prima che Hamas prendesse il potere. Due estati fa hanno avuto una bomba davanti al loro portone di casa che ha distrutto l’ingresso e bruciato parte della loro casa. Durante l’operazione piombo fuso il quartiere fu duramente bombardato. I carri armati arrivarono fin qui e i segni si vedono ancora. La scuola ha subito dei seri danni (un missile ha centrato una finestra, una bomba al fosforo è caduta nel centro dell’asilo) ma le case intorno sono state quasi distrutte!

I problemi non sono finiti. Abbiamo raccolto da più parti che il movimento al potere ha pian piano, giorno per giorno, introdotto norme e provvedimenti atti ad islamizzare in modo radicale la società civile, poco tollerando idee o costumi diversi, facendo uso di violenza, minacce, ritorsioni per far rispettare gli ordini. Solo un 10% pare essere d’accodo con Hamas. Il resto della gente è spaventata, tace e sopporta, vedendo sempre più lontano il giorno della liberazione e della pace.

Le tre scuole che abbiamo visitato, possiamo dire in conclusione, sono dei segni straordinari di amicizia, di impegno, di lavoro per il bene in un contesto difficilissimo. I bambini sono la parte debole ed innocente del conflitto e sono anche il futuro. Continuare a mettere tutte le forze e tutto l’impegno per custodirli ed aiutarli a crescere il meglio possibile è la sfida che i nostri amici gazawi cristiani e non, stanno combattendo e nella quale abbiamo tanto da imparare e non vogliamo lasciarli soli.

Album di Picasa (96 foto) slideshow
Le foto sono di Alexander Fröhlich www.maxarios.com
se qualcuno è interessato ad acquistarne qualcuna per pubblicarla su qualche rivista lo contatti!

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3 Comments

  1. Grazie per questi spaccati di vita reale e vera…
    Sono sempre più convinta che bisogna partire dai bambini per costruire un mondo di pace e di giustizia e la scuola può essere un grande dono e uno strumento per realizzarlo…
    Grande anche l’idea dei gemellaggi tra scuole e perchè non anche tra insegnanti?…

  2. sino a quando si pensa che con la scuola si possa migliorare la società, c’è speranza. senza cultura, non c’è possibilità di convivenza e progresso. sino a quando a Gaza si punta sulla cultura, si è più avanti che in italia.
    incoraggiamoci reciprocamente.

  3. Sono totalmente d’accordo con i due commenti precedenti, Un incoraggiamento a tutti quelli che si stanno dedicando a questi progetti cosi’ importanti, fondamentali direi per questo popolo vessato da tante parti. E grazie a te, per i tuoi bellissimi racconti . Barbara .

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