La medicina popolare palestinese è intervenuta autorevolmente nella cura del mal di schiena dell’abuna, riacutizzatosi nelle ultime settimane. Suor Marie Noelle è tornata da Zababdeh con una ricetta speciale: scorza di radice di cappero, spezzettata e distribuita su una pagnottona collosa di farina e acqua, a contatto (non diretto ma tramite opportuno sacchettino di plastica) con la parte dolorante. Applicare… fino a che si resiste! Infatti l’intruglio genera un terribile calore. Ne è testimone lo stesso Lorenzo che, colto di sorpresa dall’intraprendenza della suora e stupito dell’ennesimo prodigio del cappero, con l’impacco non ha resistito più di tre quarti d’ora.
Venerdì 25 novembre 2005
Mi sento molto meglio! La febbre è sparita. La gola è un po’ gonfia ma non da fastidio. Esco e interagisco consapevolmente con le persone. A messa Padre Gianni inizia dicendo (circa) “remercions dieu pour la santé de andrea”… io sulle prime ho capito che festeggiavamo sant’andrea (il padre è sempre molto fantasioso nelle memorie dei santi e le intenzioni della messa) e mi sono stupito di non essermi accorto di essere arrivato al 30 novembre senza accorgermene. Le suore mi guardano come un miracolato. Io sorrido compiaciuto e ringrazio per la sollecitudine di tutti. Continua a leggere
(Mercoledì e) Giovedì 24 novembre 2005
Della giornata di ieri ho ricordi vaghissimi.
Eroicamente sono andato a messa. Poi sono stato veramente male. La febbre altissima (non avendo il termometro non so quanto alta… 43°?). Sempre a letto. Ho rovistato più volte nel sacchetto delle medicine compostomi dalla mamma prima di partire, leggendo tutte le istruzioni, per scegliere la terapia adatta… Alla fine ho optato per amoxicillina (2cp al dì) e tachipirina a volontà. Nel primo pomeriggio, mentre Lorenzo era a lezione, attirato da delle voci sono uscito in cortile. Dovevo avere una faccia tremenda. Mi vedo sbucare dal recinto dell’asina, suor Giuseppina e una suora mai vista (la visitatrice di tutto il MO verrò a sapere più tardi). La mia amica giuseppina mi guarda in faccia: capisce tutto, mi chiede quanto ho di febbre e saputo che non ho il termometro, scandalizzata, mi spedisce a casa sua a prenderlo. Non so come, sono riuscito a trovarlo. Mi ordina di bere molto latte zuccherato bollente. Ho anche scambiato qualche parola con la visitatrice ma non ricordo nulla. Tornato nel mio letto comincio a provarmi la febbre ogni quarto d’ora: 39,2… 38,7… 39…38,6 ecc. Lorenzo torna dalla lezione con un termometro nuovo di zecca comprato sfidando una calca impressionante dovuta a un blocco totale di porta Damasco, pare per consentire il brillamento di un pacco misterioso. Continua a leggere