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Dimostrazione pacifica a Sheikh Jarrah

Ieri pomeriggio mi sono infilato nella manifestazione, ormai famosa e abituale, del venerdì nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est dove soprattutto israeliani protestano per l’esproprio di alcune case abitate da palestinesti da parte a favore di coloni ebrei. Una vicenda molto spinosa (ne abbiamo già parlato) e profondamente ingiusta tanto da suscitare molte proteste anche tra gli stessi israeliani. E di venerdì in venerdì la manifestazione è cresciuta sempre di più complice anche la polizia che poco furbescamente ha arrestato, represso, maltrattato i manifestanti attirando ancora di più l’attenzione dei media. Potete trovare ampie testimonianze di tutto questo in rete. Invitato dalla mia amica Tamar, dei combattenti per la pace, incuriosito dalla notorierà della protesta venerdì ci sono andato anch’io. Continua a leggere

Tour ad Hebron con B’Tselem

collage-btselemVenerdì partecipato con Paolo, fratello montesolino ora in visita ad Ain Arik, ad un giro guidato da B’Tselem, l’organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani nei territori occupati che proprio quest’anno festeggia 20 anni di fondazione, ad Hebron. Ci hanno raccontato l’origine e lo sviluppo degli insediamenti in questa regione a sud di Gerusalemme. Prendendo la strada 60 che collegava Betlemme e Hebron siamo entrati a Kiriat Arba, la colonia di circa 7000 israeliani prospiciente la città araba. Abbiamo visitato la tomba di Baruch Goldstein, ebreo colono responsabile della strage di 29 palestinesi nella tomba dei patriarchi il giorno di purim, 25 febraio 1994. Continua a leggere

Shovrim Shtika all’università ebraica

shovrim-shtika

Non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di un incontro all’università ebraica dell’organizzazione Shovrim Shtika (Rompere il silenzio) che, in Israele, raccoglie testimonianze di giovani soldati sulle loro esperienze di guerra.  Ci hanno appunto presentato una sintesi delle testimonianze rese da 30 soldati, dopo l’attacco a Gaza di gennaio 2009 piombo fuso. Nel blog ne ho già parlato in passato. Nel sito ufficiale potete guardare i video e leggere i testi.

Mi ha fatto impressione vedere le corrispondenze tra questi racconti, i nostri racconti raccolti dalla gente di Gaza, il recente rapporto Goldstone: omicidi di innocenti (non c’erano regole di ingaggio e di apertura del fuoco), distruzioni indiscriminate di case  (i buldozzer blindati lavoravano ininterrottamente), rabbini militari che motivavano e istigavano le truppe con assurde teorie (ci hanno mostrato un libretto stampato con il timbro dell’esercito) sulla guerra santa e la legittimità del possesso della “terra dei padri”, uso di armi proibite (fosforo), ecc. Quanto bisogno di verità e di giustizia!!

Un bell’incontro, tutti giovani israeliani, vivaci nell’ascoltare e nelle domande, che hanno desiderio di sapere e di smascherare le ipocrisie dei politici guerrafondai.

Con le armi della pace

Roni Segoly e Raed Al Adar di Combatans for Peace

La mia amica Tamar (quella delle biciclettata di sabato scorso) lavora da qualche mese come segretaria-tutto fare dell’organizzazione “Combattenti per la pace” di cui abbiamo già parlato in passato. Dai suoi racconti si capisce che incontra gente in gamba, realista e che si spende con passione per un futuro di giustizia e di pace per questa terra. E’ lei che mi suggerisce i seguenti links.

1) Una intervista, in italiano, raccolta da AGI mondo ONG: La battaglia della non violenza di Combatans for Peace. La parola a Roni Segoly, ex poliziotto israeliano, e Raed Al Adar, ex combattente palestinese, oggi dalla stessa parte della ‘barricata’. Qui di seguito il testo.

2) Radio All for Peace: una bella chiacchierata  – confronto tra combattenti per la pace e Parents Circle. Intervengono anche il generale palestinese Jibril Rajub e Robbie Damelin, quella mamma che ricevette una lettera dal cecchino uccise suo figlio David. E’ in ebraico e dura un’ora (ci sono dei begli intermezzi musicali!). Continua a leggere

Una studentessa deportata a Gaza

berlantyazzam

La notizia è di ormai 2 settimane fa. Mi ha colpito molto. Credo sia importante riportarla alla vostra attenzione. Il pomeriggio del 28 ottobre, la macchina in cui viaggiava Berlanty Azzam 21 anni, studentessa in business administration nell’università di Betlemme, mentre tornava a casa dopo un colloquio di lavoro a Ramallah, veniva fermata al checkpoint detto Container (prima della valle del Cedron, tra Abu Dis e Betlemme, dove scendiamo quando andiamo a San Saba a piedi!). Continua a leggere

Mappe e approfondimenti

mappe

Sul tavolo della cucina di Abuna Jorge, a Gaza, ho visto una meravigliosa cartina della striscia di Gaza, aggiornata a giugno 2009, a cura dell’OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs dell’ONU). Le mappe aggiornate sono uno strumento importantissimo per capire, e spiegare, questo lembo di Medio Oriente. Questo ufficio dell’ONU pubblica periodicamente gli aggiornamenti. Potete scaricare le mappe da questa pagina. Ma potete provare a farvele spedire a casa perchè lo schermo del computer non rende come una mappa grande appesa al muro! Altre mappe con foto esplicative molto interessanti, ad esempio sugli effetti della guerra di gennaio 2009, le trovate qui. Se conoscete altri siti simili, con cartine, potete segnalarli nei commenti. Continua a leggere

A Gaza si contruisce con il fango

case di fangoFoto da “In Gaza

Camminando verso Santiago abbiamo visto molte case di fango, antiche, resistenti, termicamente efficaci mi ha detto una anziana signora spagnola. E là mi venivano in mente le nostre case a Mapanda (Tanzania) e dintorni. Non ho trattenuto allora il sorriso ammirato quando ho letto l’articolo di electonic intifada che racconta della costruzione della sede della polizia di Sheikh Zayed, a nord di Gaza. I gazawi, senza cemento e senza materie prime, si sono ingegnati rispolverando le tecniche costruttive antiche. Con risultati decisamente interessanti. Ecco un video da Youtube: Continua a leggere

Chiuso per lavori

Video su Youtube

Vi racconto una banale disavventura che mi è capitata oggi, per restare in tema di checkpoint, per nulla paragonabile alla vicenda della porta stretta per cui passano i bambini delle comboniane, o alle umiliazioni quotidiane che subiscono i lavoratori palestinesi a Betlemme ogni mattina (vedi il video qui sopra).

Stamattina sono partito per Gaza desideroso ed entusiasta di fare una bella visita di tre giorni ai nostri amici gazawi, dopo le settimane di vacanze e camminate in Europa. Il parroco abouna Jorge mi aveva detto per telefono che oggi era in programma addirittura una gita con i ragazzi della parrocchia! Sabato avrei lavorato ai nostri progetti (scuole e distribuzione di cibo) e domenica messa in parrocchia. Continua a leggere

Una porta stretta nel muro di separazione

comboniane e bambini

Nelle tre settimane in cui sono stato in Italia sono successe diverse cose importanti qui in Terra Santa. Ci ho messo un po’ a spulciare e a leggere gli articoli accumulati dalla rete. Uno dei più interessanti è il numero 86 di Bocchescucite (leggetelo!) dedicato al famoso rapporto del giudice Richard Goldstone sui crimini di guerra perpetrati a Gaza nell’attacco di gennaio 2009. In questo numero però si parlava anche del checkpoint che abbiamo sotto casa, vicino alle suore comboniane. Armato di telecamera e macchina fotografica sono andato a vedere con i miei occhi cos’è cambiato. Continua a leggere

Gaza: Signore, scendi prima che muoia

gaza-bambini

Hefa, la bambina che vedete nella foto mentre si sforza con massimo impegno a rimanere in piedi, potrebbe sintetizzare quello che abbiamo visto nei due giorni che abbiamo passato a Gaza. Con sgomento ascoltiamo dalla gente, per l’ennesima volta, che nulla è cambiato dall’ultima visita. I passaggi sono chiusi. Israele non fa passare niente e nessuno. I lavoro manca. Le materie prime per sistemare, ricostruire, hanno prezzi altissimi o sono centellinati dal governo di Hamas… E così via. Da quattro anni non cambia niente se non in peggio.

Ma in mezzo a questi drammatici ritornelli ci sono delle luci che, anche se non danno speranze per le soluzioni dei grandi conflitti, ci confermano che la vita fatta di affetti, di rapporti interpersonali, di sostegno reciproco, di incontri resta forte e desiderosa di restare in piedi,  di camminare come la piccola Hefa che gironzola per le camere delle suore. Continua a leggere