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Un centinaio di persone ha partecipato alla bella festa di anniversario di 5 anni dell’associazione “combattenti per la pace” (chi non la conosce si guardi il sito e i video testimonianza, o questa su al-jazeera) di cui ho più volte parlato in questo blog, di cui mi sento un convinto sostenitore, sia perchè ci lavora la mia amica Tamar, sia perchè sono una voce diversa dal coro, convincente e, purtroppo, poco ascoltata nella società israeliana (in quella palestinese gode di più credito). Ci sono andato volentieri. C’erano anche Francesco Ziosi e Agnese. Continua a leggere
Dopo qualche mese siamo riusciti finalmente a trascorrere tre giorni a Gaza. Visite, incontri giri… Con la nuova macchina fotografica del patriarcato ho fatto un sacco di foto. I più impazienti le avranno già notate qui a fianco. Le ho divise in tre album per farvele digerire meglio. Ieri ho aggiunto le didascalie.
Il primo gruppo raccoglie le foto fatte qua e là nei nostri giri, soprattutto lungo la costa, affollata di bambini che fanno i campi estivi. Mi ha colpito la mole di lavoro che viene continuato a fare per recuperare il materiale edile: tondini, ghiaia, macerie… Tutto viene suddiviso e riutilizzato. Nel terribile immobilismo dei potenti e delle nazioni che non fanno nulla per togliere l’assedio e la chiusura a Gaza, qualche timidissimo segnale di miglioramento della vita quotidiana si vede. Continua a leggere
Siamo stati alla cerimonia di chiusura dell’anno scolastico di una delle scuole più importanti di tutta la terra santa. E’ la scuola Al Khan Al Ahmar fatta di copertoni e fango che accoglie i bambini beduini che abitano nel deserto di Giuda verso Gerico. Con tenacia e determinazione insegnati, volontari, associazioni (c’è anche il consolato italiano!) cercano di tenerla aperta, di tenerla in piedi, per dare un’istruzione dignitosa a questi bambini. Ma i bulldozer e i coloni ormai stringono da ogni parte il piccolo e innocuo agglomerato di tende.
Ci ha invitato suor Alicia (foto sopra). Oltre a noi anche il console (che onore per lui!) e altri personaggi importanti che potrete scoprire nelle foto. Per saperne di più sui beduini potete dare un’occhiata al sito di vento di terra, un’associazione che lavora in questo posto dimenticato da tutti e continuamente oggetto di attacchi violenti dei coloni israeliani che popolano le colline. Abbiamo assistito ad una scena agghiacciante di un colono che tirava pietre a dei bambini che pascolavano le pecore. Continua a leggere
Giornata meravigliosa in Galilea. Nei posti classici (lago e Nazareth) ma anche nell’alta Galilea (Hazor e Kfar Bir’am). Ecco il post di Paolo (ormai già in Italia) e qualche spiegazione e link di approfondimento su questi luoghi.
Siamo partiti alle cinque e mezza, subito dopo il mattutino: Andrea, Lorenzo, don Matteo (non quello di Rai Uno) e io. Giornata in Galilea, verso mete note e meno note. Viaggiamo in furgone, seguendo la valle del Giordano, molto tranquillamente, guardandoci intorno e considerando ciò che vediamo (i villaggi beduini, gli insediamenti ebraici). Sono anche molto presenti i segni della difficilissima convivenza tra ebrei ed arabi: frutteti tagliati via, filo spinato a distanza di sicurezza dalla linea di confine, severi controlli di polizia al passaggio del confine. Vista l’ora, si pisola anche un po’. Continua a leggere
La strage della flottilla continua a lasciare articoli interessanti, video, testimonianze in giro per la rete. E’ difficile però non lasciarsi prendere dallo sconforto. La pace quando arriverà? Intanto la vita va avanti e altre vittime cadono qui e là, nella tragica indifferenza. Venerdì, giornata della preghiera mussulmana, città chiusissima. Io sono andato al Patriarcato, caricandomi in spalla la bicicletta da Ras alAmud fino al fondo della del Cedron per risalire verso porta Sion. La polizia non mi ha fatto passare perchè non ero ancora 40enne. Un palestinese poco lontano è stato ucciso a bruciapelo perchè sembrava che stesse forzando con la macchina un posto di blocco. Erano con lui moglie e figlia.
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Domenica, accompagnati da Gabriel (collega e amico di Andrea) abbiamo visitato l’interessante e sconvolgente suk di Hebron (di cui c’è anche il fimato, vedi sotto) con acquisti presso una cooperativa di donne palestinesi e un passaggio sui tetti assediati dai coloni ebrei. Poi visita alla mervigliosa moschea e sinagoga dove si trovano le tombe dei Patrarchi e delle loro mogli (Abramo e Sara, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Lia)… il tutto sotto un sole cocente. Pranzo palestinese in locale fresco e confortevole. Italo e Gisella
Ecco foto (anche della cena dall’immancabile Raia!) e il video: Continua a leggere
Ieri pomeriggio mi sono infilato nella manifestazione, ormai famosa e abituale, del venerdì nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme Est dove soprattutto israeliani protestano per l’esproprio di alcune case abitate da palestinesti da parte a favore di coloni ebrei. Una vicenda molto spinosa (ne abbiamo già parlato) e profondamente ingiusta tanto da suscitare molte proteste anche tra gli stessi israeliani. E di venerdì in venerdì la manifestazione è cresciuta sempre di più complice anche la polizia che poco furbescamente ha arrestato, represso, maltrattato i manifestanti attirando ancora di più l’attenzione dei media. Potete trovare ampie testimonianze di tutto questo in rete. Invitato dalla mia amica Tamar, dei combattenti per la pace, incuriosito dalla notorierà della protesta venerdì ci sono andato anch’io. Continua a leggere
Venerdì partecipato con Paolo, fratello montesolino ora in visita ad Ain Arik, ad un giro guidato da B’Tselem, l’organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani nei territori occupati che proprio quest’anno festeggia 20 anni di fondazione, ad Hebron. Ci hanno raccontato l’origine e lo sviluppo degli insediamenti in questa regione a sud di Gerusalemme. Prendendo la strada 60 che collegava Betlemme e Hebron siamo entrati a Kiriat Arba, la colonia di circa 7000 israeliani prospiciente la città araba. Abbiamo visitato la tomba di Baruch Goldstein, ebreo colono responsabile della strage di 29 palestinesi nella tomba dei patriarchi il giorno di purim, 25 febraio 1994. Continua a leggere

Non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di un incontro all’università ebraica dell’organizzazione Shovrim Shtika (Rompere il silenzio) che, in Israele, raccoglie testimonianze di giovani soldati sulle loro esperienze di guerra. Ci hanno appunto presentato una sintesi delle testimonianze rese da 30 soldati, dopo l’attacco a Gaza di gennaio 2009 piombo fuso. Nel blog ne ho già parlato in passato. Nel sito ufficiale potete guardare i video e leggere i testi.
Mi ha fatto impressione vedere le corrispondenze tra questi racconti, i nostri racconti raccolti dalla gente di Gaza, il recente rapporto Goldstone: omicidi di innocenti (non c’erano regole di ingaggio e di apertura del fuoco), distruzioni indiscriminate di case (i buldozzer blindati lavoravano ininterrottamente), rabbini militari che motivavano e istigavano le truppe con assurde teorie (ci hanno mostrato un libretto stampato con il timbro dell’esercito) sulla guerra santa e la legittimità del possesso della “terra dei padri”, uso di armi proibite (fosforo), ecc. Quanto bisogno di verità e di giustizia!!
Un bell’incontro, tutti giovani israeliani, vivaci nell’ascoltare e nelle domande, che hanno desiderio di sapere e di smascherare le ipocrisie dei politici guerrafondai.

La mia amica Tamar (quella delle biciclettata di sabato scorso) lavora da qualche mese come segretaria-tutto fare dell’organizzazione “Combattenti per la pace” di cui abbiamo già parlato in passato. Dai suoi racconti si capisce che incontra gente in gamba, realista e che si spende con passione per un futuro di giustizia e di pace per questa terra. E’ lei che mi suggerisce i seguenti links.
1) Una intervista, in italiano, raccolta da AGI mondo ONG: La battaglia della non violenza di Combatans for Peace. La parola a Roni Segoly, ex poliziotto israeliano, e Raed Al Adar, ex combattente palestinese, oggi dalla stessa parte della ‘barricata’. Qui di seguito il testo.
2) Radio All for Peace: una bella chiacchierata – confronto tra combattenti per la pace e Parents Circle. Intervengono anche il generale palestinese Jibril Rajub e Robbie Damelin, quella mamma che ricevette una lettera dal cecchino uccise suo figlio David. E’ in ebraico e dura un’ora (ci sono dei begli intermezzi musicali!). Continua a leggere
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