Ecco una seconda (e ultima) serie di foto scattate nei giorni del ritiro-pellegrinaggio a Gerusalemme. Li pubblico con un po’ di ritardo, dall’Italia, dove sono arrivato per un mesetto di vancanza! I posti che abbiamo visitato e nei quali abbiamo pregato sono stati nell’ordine: Cesarea, Nazaret, monte Tabor, lago di Tiberiade, Samaria, Sebaste, pozzo della Samaritana, Ebron (nella foto sopra la famosa shua’da street, via fantasma del centro antico della città), Ain Arik, deserto del Neghev, Avdat, Mizpé e Maktesh Ramon. Giorni intensi, rallegrati e impreziositi dalla messa quotidiana celebrata con cura e partecipazione da tutti, con magnifici commenti del vangelo di Marco. I commenti sono sempre di Giobba. Dalla foto sotto potete scoprire il segreto della sua classe. Continua a leggere
Un paio di settimane fa, abbiamo accompagnato le sorelle e i fratelli di Ain Arik ad Hebron per una visita alle tombe dei patriarchi. Ci siamo uniti ad un gruppo accompagnato da Breaking the Silence. In questo modo abbiamo potuto visitare la parte occupata dai coloni. Città fantasma. Negozi chiusi, finestre sbarrate con grate, coloni che fanno la loro vita, quasi nessun palestinese in giro… Un ex-soldato ci ha fatto da guida. Come le altre volte che ho partecipato a questi tour (vedi gli altri articoli nella categorie Hebron, in particolare la visita con Paolo Barabino) è sempre interessante ascoltare e scoprire israeliani, soldati, che fanno un ragionamento aperto, tutto sommato abbastanza realistico e disincantato sull’occupazione, che spendono le loro giornate per far aprire gli occhi ai loro concittadini su quello che succede al di là del muro, su quello che lo stato ebraico chiede loro di fare durante il servizio militare. La speranza così resta debolmente accesa. Un giorno speriamo non lontano, questa gente forse sarà la prima a fare da ponte… Continua a leggere
Vi riporto la notizia dell’importante – ma purtroppo nascosta, o dimenticata – di due azioni pacifiche e nonviolente ad At-Tuwani, il villaggio nelle colline a Sud di Hebron dove sono stato qualche giorno fa con Marco.
La mattina di giovedì 25 novembre, al termine delle lezioni, i bambini della scuola di At-Tuwani, assieme ad alcuni abitanti del villaggio, ai docenti e agli internazionali presenti, hanno manifestato in segno di solidarietà verso i compagni provenienti dai vicini villaggi di Tuba e di Maghayir al Abeed e per protestare contro la negligenza della scorta militare israeliana che ogni giorno dovrebbe garantirne la sicurezza nel tragitto da e per la scuola. Continua a leggere
Sabato con Marco abbiamo visitato gli amici dell’operazione colomba, che come sapete vivono stabilmente nel remoto villaggio di at-Tuwani, nelle colline a sud di Hebron per la condivisione e sostegno alle famiglie palestinesi in difficoltà, per la riduzione della violenza tramite l’accompagnamento delle persone e l’interposizione nonviolenta, e per il monitoraggio della situazione dal punto di vista del rispetto dei diritti umani (spulciate il sito ufficiale, per leggere cosa fanno e i report delle loro attività; ne ho parlato in qualche post nel blog).
Le tre ragazze presenti – due volontarie appena arrivate (una di castelmaggiore! e una veterana che è lì da più di un anno – ci hanno accolto con tutti gli onori nella loro piccolissima casa, offrendoci una gustosa pastasciutta alle verdure e un italianissimo caffè. Abbiamo fatto un giro del villaggio e visto, da lontano, il percorso che quotidianamente percorrono per accompagnare i bambini che vanno a scuola. Agghiacciante! Continua a leggere
Domenica, accompagnati da Gabriel (collega e amico di Andrea) abbiamo visitato l’interessante e sconvolgente suk di Hebron (di cui c’è anche il fimato, vedi sotto) con acquisti presso una cooperativa di donne palestinesi e un passaggio sui tetti assediati dai coloni ebrei. Poi visita alla mervigliosa moschea e sinagoga dove si trovano le tombe dei Patrarchi e delle loro mogli (Abramo e Sara, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Lia)… il tutto sotto un sole cocente. Pranzo palestinese in locale fresco e confortevole. Italo e Gisella
Ecco foto (anche della cena dall’immancabile Raia!) e il video: Continua a leggere
La radio diceva che i territori erano chiusi. Siamo stati alla messa solenne al Santo Sepolcro. Poi l’amica Caterina ci ha incoraggiati e, sulle nostre bici, abbiamo raggiunto Betlemme. Poi abbiamo preso un taxi collettivo fino a Hebron. Aiutati da un palestinese, che abita nel tanto martoriato tel Rumeida, abbiamo visitato il centro storico occupato, il suk desolato e deserto, le case dei coloni, le tombe dei patriarchi che poco hanno a che fare con il dramma che si consuma in queste viuzze segnate dalla violenza. Continua a leggere
Venerdì partecipato con Paolo, fratello montesolino ora in visita ad Ain Arik, ad un giro guidato da B’Tselem, l’organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani nei territori occupati che proprio quest’anno festeggia 20 anni di fondazione, ad Hebron. Ci hanno raccontato l’origine e lo sviluppo degli insediamenti in questa regione a sud di Gerusalemme. Prendendo la strada 60 che collegava Betlemme e Hebron siamo entrati a Kiriat Arba, la colonia di circa 7000 israeliani prospiciente la città araba. Abbiamo visitato la tomba di Baruch Goldstein, ebreo colono responsabile della strage di 29 palestinesi nella tomba dei patriarchi il giorno di purim, 25 febraio 1994. Continua a leggere
I giorni scorsi io e Lorenzo ci eravamo iscritti ad un tour a Hebron proposto da Breaking the Silence, un’organizzazione di soldati veterani che raccoglie testimonianze di soldati che hanno prestato servizio nei territori occupati durante la seconda intifada (nella foto c’è scritto Hebron ebraica!)
Essi raccontano come partecipare alle azioni militari cambia completamente la loro vita: abusi verso i palestinesi, saccheggi, distruzioni… sono la norma. E sono giustificati come necessità militari! L’abisso che c’è tra questa realtà violenta e corrotta e il silenzio totale della società israeliana spinge i soldati a ignorare le esperienze passate. Breaking the Silence cerca di dare voce a questo silenzio per obbligare la società israeliana ad affrontare la realtà che essa stessa ha causato.
Tra le altre cose che fanno ci sono anche questi esplorazioni ad Hebron. Putroppo sono molto osteggiate dai coloni che vivono lì e dalla polizia che non fa muove un dito contro di loro per garantire la legalità e il rispetto della legge. Accusando i militanti di Breaking the Silence di provocazione, arrestando le guide dei tour, la polizia ha impedito le azioni di informazione di Breaking the Silence.
Ricorrendo alla corte suprema all’inizio del mese i giri sono ripresi, ma oggi sono stati di nuovo interrotti. Quindi… anche noi domani staremo a casa! Vi consiglio vivamente un giro approfondito nel loro fornitissimo sito web che raccoglie testimonianze, video, gallerie fotografiche. Tutto questo è fatto da soldati israeliani -veterani – per i loro concittadini israeliani!!
Intanto eccovi due video, registrati grazie alle telecamere fornite alla popolazione palestinese proprio per filmare gli abusi dei coloni, che vi danno un’idea di quello che succede ad Hebron: