La popolazione del campo di Aida, a nord di Betlemme è di circa 5000 persone quasi tutte mussulmane. Questo campo è un esempio di convivenza fraterna e solidale tra mussulmani e cristiani. Il papa verrà ad Aida durante la sua visita qui in Terra Santa. Potete leggere qui di seguito l’articolo di Hind Shraydeh, del patriarcato latino di Gerusalemme con testimonianze e informazioni raccolte nel campo.
L’arrivo al campo
Quando si entra nel campo profughi di Aida, a nord di Betlemme, si è colpiti dalla durezza dell’ambiente che la circonda. Per le strade, il dolce profumo di timo e pane caldo suscitano intense emozioni. Le case del campo, costruite di terra e allineate come le tessere del domino, danno l’impressione di trovarsi in un villaggio famigliare. I bambini che giocano per le strade sono pervasi da un grande sogno, simboleggiato dalla grande "chiave del ritorno" che è impossibile non vedere: 10 tonnellate di peso e 10 metri di altezza; è la materializzazione simbolica del sogno del ritorno.
La popolazione del campo è di circa 5.000 persone, tra cui 14 famiglie cristiane, il che dice qualcosa della qualità della convivenza islamo-cristiana. Quando si passeggia ai limiti del campo, non si può che essere sorpresi dall’alto livello di istruzione dei suoi abitanti, ammirando per esempio la qualità dei murales che rappresentano i villaggi palestinesi abbandonati. I ritratti e gli slogan manifestano ugualmente l’acuta coscienza che hanno i Palestinesi del "diritto al ritorno". Come una proiezione d’immagini, questi dipinti attirano il visitatore fino al centro di Aida. Quando il visitatore raggiunge il centro ha l’impressione di esserne anche lui un abitante, e per estensione, anche degli altri 59 campi profughi palestinesi, in Palestina e nei paesi arabi vicini.
Il cortile della scuola dell’ Unicef è l’unico campo sportivo a disposizione dei bambini di Aida. Camminando per la strada, l’attenzione è attratta dalle loro voci e dalle loro grida. Quando inizia la il match, si avrebbe proprio voglia di essere della partita!
Gli abitanti del campo non sono rinchiusi nel loro isolamento. Nonostante i ricordi traumatici e l’esilio forzato, la loro volontà di vivere procura loro, ogni giorno, un rinnovato vigore. Essi procedono con difficoltà, facendo affidamento in Dio per alleviare il dolore di tutti questi anni trascorsi lontano dai loro villaggi di origine.
Una commissione prepara la visita del Papa
I preparativi per l’arrivo del Papa sono iniziati subito dopo l’annuncio ufficiale della sua visita al campo di Aida. Il Delegato Apostolico, Mons. Antonio Franco, ha descritto la visita del Papa nella regione come "un pellegrinaggio, e non come un gesto politico", sebbene abbia anche lo scopo di "promuovere la pace, la mutua comprensione e la collaborazione per il bene di questa terra. "
Le numerose riunioni di preparazione dimostrano il crescente interesse del popolo palestinese per la visita del Papa a Aida. Gli abitanti del campo, i suoi responsabili e le sue istituzioni progrediscono nei preparativi per la visita di Sua Santità, che avverrà il 13 maggio e durerà un’ora soltanto. L’obiettivo principale di coloro che organizzano la visita è quello di dire che bisogna porre fine alla ingiustizia della emigrazione forzata.
Il presidente dell’ Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha espresso il suo sostegno e la sua speranza: "L’Autorità e il popolo palestinese accolgono questa importante visita di Sua Santità e sperano che segnerà di benevolenza, d’amore e di pace la Terra della Pace ".
E’ stato costituito un comitato organizzatore in preparazione della visita con l’accordo del presidente Abbas. Tra i suoi membri ci sono Sig. Ziyad Al Bandak, presidente del governo locale; Padre Majdi Syriani, sacerdote del Patriarcato Latino, nominato dal Vaticano e dalla Chiesa locale; i rappresentanti del campo di Aida, tra i quali il Dott. Issa Qaraqe ‘, membro del Parlamento palestinese, e, infine, i gruppi operanti nelle Istituzioni locali come il Centro sociale per i giovani, il Centro per i rifugiati, il Centro Ruwad e l’ufficio di Al Fatah.
Padre Majdi Syriani è il tramite tra il Patriarcato Latino di Gerusalemme e l’Autorità palestinese. Per lui, il semplice fatto che il Papa – che rappresenta un miliardo di cristiani – entri in Aida, sarà come una luce nella notte per gli abitanti del campo. P. Syriani auspica inoltre che questa visita possa essere l’occasione per rivelare agli occhi e al cuore del mondo, le sofferenze dei profughi e la volontà di mettere fine ad esse rendendo giustizia ai palestinesi. I media di tutto il mondo che accompagneranno Sua Santità contribuiranno a mostrare la sofferenza e la vera vita dei rifugiati.
P. Syriani ritiene che la visita del Papa alla Palestina e Israele sia un evento storico. Per gli abitanti di Aida rappresenta un’opportunità unica per esprimere la loro sofferenza con le loro stesse parole, senza interferenze. Questa visita dimostra che il Vaticano sostiene la causa palestinese nelle sue varie dimensioni. P. Syriani aggiunge che la decisione di compiere questa visita, altamente simbolica al campo di Aida, dimostra che il Papa riconosce i diritti del popolo palestinese, in particolare il diritto dei rifugiati al ritorno, come specificato nella risoluzione 194 delle Nazioni Unite adottata l’ 11 dicembre 1948.
P. Syriani sottolinea che il Papa passerà attraverso il centro del campo di Aida, ossia proprio sotto il muro di separazione. Egli ha spiegato che Sua Santità, che è tedesco, è ben consapevole delle sofferenze dei palestinesi e sa cosa sia un muro di separazione; il muro di Berlino non ha forse diviso in due gli abitanti e la terra di Germania per più di 30 anni? La sua visita darà gli abitanti del campo di Aida speranza, la speranza che le tenebre in cui sono immersi un giorno finiranno, la speranza che il muro crollerà quando finalmente la pace regnerà in questa terra grazie ai negoziati per tutelare i diritti dei palestinesi.
Il ministro per il Turismo, l’onorevole Khulud D’iebes, ricorda, tuttavia, che questa visita non è la prima nella storia delle relazioni tra il Vaticano e l’Autorità palestinese, riferendosi alle visite dei precedenti pontefici, e soprattutto a quella di Giovanni Paolo II al Campo di Al-Dihasheh nel 2000. La signora D’iebes insiste sul fatto che la visita di Benedetto XVI avrà un carattere religioso, ma anche darà un messaggio politico per l’intera regione, nel momento in cui porterà speranza e promesse agli abitanti del campo di Aida. Per lei, la visita del Papa può contribuire a rafforzare l’identità palestinese, riconfermando la causa di indipendenza e a diffondere i valori della giustizia, dell’uguaglianza, della libertà e della pace.
Mme D’iebes sottolinea anche che il sostegno e l’aiuto del Vaticano verso i profughi palestinesi non sono mai venuti meno, e neppure l’ insistenza sulla promozione del "diritto al ritorno" dei palestinesi. Descrive anche la realtà della vita quotidiana dei palestinesi: la loro resistenza sotto l’azione brutale e la pressione fisica degli israeliani, i check-points e il muro di separazione. Per lei, tutti questi atti sono parte di un piano strategico e motivato, con l’obiettivo di distruggere il tessuto stesso della società palestinese.
Il deputato Issa Qaraqe ritiene che la visita del Papa sia un evento sociale e politico di grande importanza. Tra le sfide di questo evento, il deputato sottolinea: il riconoscimento della sofferenza dei palestinesi, la dignità umana di ciascuno di loro, il diritto di riacquistare una normale convivenza e il "diritto al ritorno" per tutti i rifugiati. Per lui, il fatto che la visita del Papa coincida quasi esattamente con il 61° anniversario della Al-Nakba ( "catastrofe"), è altamente simbolica.
Sig. Qaraqe aggiunge che l’importanza di questa visita sta nella visione che il Papa esprimerà nei confronti della questione palestinese, anche se i media internazionali e israeliani sembrano accordarsi sul presentare unicamente il punto di vista israeliano sul conflitto, e in gran parte ignorare le sofferenze del popolo palestinese. E soggiunge: "La visita del Papa a Aida è un incontro con la società palestinese nel suo complesso e consentirà a Sua Santità di vedere in quali condizioni vivano i palestinesi. Quando sarà sul posto, potrà misurare l’impatto del muro , torri e zone militari. La sua visita darà al mondo l’immagine del dolore e della disperazione del popolo palestinese, che languisce malgrado la libertà, l’indipendenza e la fine dell’ occupazione. Questa importante visita darà anche al mondo l’ immagine della determinazione del popolo palestinese, frutto della cultura araba ."
Queste ultime parole "popolo palestinese" si riferiscono ai musulmani e cristiani che vivono insieme in pace e che, da anni, fianco a fianco soffrono per lai guerra e l’ ingiustizia su questa terra.
I preparativi per la visita
Sig. Qaraqe osserva che tutte le attività previste dal programma della visita sono state approvate dai soggetti interessati.
Inizialmente i bambini del campo accoglieranno Sua Santità su entrambi i lati delle strade, gridando frasi di benvenuto a contenuto sociale e patriottico. Per ricevere Sua Santità le strade saranno decorate con grandi manifesti e striscioni e sventolio di bandiere dell’Autorità palestinese e del Vaticano.
La cerimonia avrà inizio in prossimità del muro di separazione, su una piattaforma costruita dagli abitanti del campo. I media saranno presenti per trasmettere l’evento. In tutto il programma avrà una durata di un’ora. Gli spettatori potranno vedere una galleria fotografica sulla Nakba e ripercorrere le varie fasi della storia dei rifugiati. Il Presidente Mahmoud Abbas aprirà la cerimonia con un discorso, seguito da quello di Papa Benedetto XVI. Prenderanno la parola anche alcuni rappresentanti del campo di Aida e due programmi artistici concluderanno l’evento.
Gli abitanti del campo, offriranno a Sua Santità due doni: un ciondolo decorato con una chiave, simbolo sia della missione di "custode delle chiavi" affidata da Cristo a San Pietro e ai suoi successori, che della "chiave del ritorno "dei profughi palestinesi; il secondo è una mappa della Palestina, incisa su una pietra del Mare di Galilea.
Dichiarazioni del Vaticano sui rifugiati e sulla questione palestinese
In un discorso ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, Papa Benedetto XVI ha detto: "Non possiamo ignorare le immagini dei campi profughi in molte parti del mondo, le immagini di persone prive di tutto, costrette a vivere in condizioni terribili per evitare il peggio. Non sono forse essi nostri fratelli e sorelle? I loro figli non sono forse venuti al mondo come gli altri bambini, con una legittima aspirazione alla felicità? "
Parlando dei profughi palestinesi, l’Arcivescovo Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, è convinto che molti problemi della regione possano essere risolti attraverso il negoziato. Egli insiste sul fatto che la soluzione deve includere Gerusalemme, e condanna le restrizioni alla libera circolazione causate dal muro di separazione. Sottolinea il diritto dei palestinesi, di qualsiasi religione a visitare i Luoghi Santi, senza impedimenti.
La visita di Papa Giovanni Paolo II al campo profughi di Al-Dihasheh nel 2000
Durante la sua visita nel 2000, Papa Giovanni Paolo II ha chiaramente ricordato le sofferenze dei palestinesi, dicendo: "Nessuno può ignorare ciò che i palestinesi hanno sopportato nel corso degli ultimi decenni di fronte al mondo. Questo dura da troppo tempo. "
Sua Santità ha parlato anche del ruolo del Vaticano e del suo impegno nei confronti dei palestinesi, dicendo: "Il Delegato Apostolico nella regione continua a dire che il popolo palestinese ha il diritto di avere uno Stato e vivere in pace e in armonia con gli altri popoli della regione ". Ha insistito sul fatto che il delegato non ha risparmiato alcun tentativo per incoraggiare il dialogo e spingere in questa direzione.
Sua Santità Giovanni Paolo II ha pure detto: "Dobbiamo continuare a lavorare e pregare per cogliere ogni occasione per promuovere la pace in tutto il mondo. I sogni dei palestinesi si realizzeranno grazie ad una pace giusta e stabile , conclusa alla fine di un vero dialogo. "
Papa Giovanni Paolo II ha richiamato anche al rispetto e all’attuazione delle leggi internazionali e delle risoluzioni delle Nazioni Unite che chiedono l’autonomia palestinese, il diritto al ritorno e il ritiro delle forze israeliane – e degli insediamenti – dai territori palestinesi occupati nel 1967: Gaza, Gerusalemme Est e la Cisgiordania.
Infine, Sua Santità ha sempre incoraggiato i palestinesi – cristiani e musulmani – a pregare per coloro che non dispongono di un tetto o di uno status sociale, e che lottano ogni giorno per portare cibo alle loro famiglie. Egli ha detto: "In occasione oggi della mia visita al campo (Al-Dihasheh), la speranza mi obbliga a lanciare un segnale di allarme e a dire alla comunità internazionale che è giunto il momento di prendere severe misure per migliorare la condizione del popolo palestinese ".
Fonte: www.lpj.org