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Noi e il Papa – 522

 

Oggi il Papa ha concluso la sua visita in Terra Santa, tanto attesa, tanto temuta. Io l’ho seguita attraverso il glorioso sito del Patriarcato Latino, dove potete trovare tutti i i discorsi pronunciati durante questi 8 giorni. Ho partecipato alle messe solenni a Gerusalemme, a Betlemme e a Nazaret oltre naturalmente alla visita al Patriarcato.

Prima di fare bilanci ascoltiamo i pareri degli esperti come il patriarca Fouad o il custode Pizzaballa. Lavorando sul benedetto sito web ho focalizzato un’idea. Il Papa si è espresso, ha fatto discorsi, ha conosciuto ed è stato conosciuto direttamente. Ora tutte queste parole possono essere la fonte di informazione, di riflessione, e perchè no anche di critica o di discussione.

Mi è piaciuto l’ultimo discorso di oggi, al congedo dall’aeroporto, al presidente Peres. Ve ne riporto un piccolo stralcio. Di seguito alcune foto con commento:

Signor Presidente, La ringrazio per il calore della Sua ospitalità, che è molto apprezzata, e desidero che consti il fatto che sono venuto a visitare questo Paese da amico degli Israeliani, così come sono amico del Popolo Palestinese. Gli amici amano trascorrere tempo in reciproca compagnia e si affliggono profondamente nel vedere l’uno o l’altro soffrire. Nessun amico degli Israeliani e dei Palestinesi può evitare di rattristarsi per la continua tensione fra i vostri due popoli. Nessun amico può fare a meno di piangere per le sofferenze e le perdite di vite umane che entrambi i popoli hanno subito negli ultimi sei decenni. Mi consenta di rivolgere questo appello a tutto il popolo di queste terre: Non più spargimento di sangue! Non più scontri! Non più terrorismo! Non più guerra! Rompiamo invece il circolo vizioso della violenza. Possa instaurarsi una pace duratura basata sulla giustizia, vi sia vera riconciliazione e guarigione. Sia universalmente riconosciuto che lo Stato di Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza all’interno di confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo palestinese ha il diritto a una patria indipendente sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente. Che la "two-state solution" (la soluzione a due Stati) divenga realtà e non rimanga un sogno. E che la pace possa diffondersi da queste terre, che possano essere "luce per le Nazioni" (Is 42,6), recando speranza alle molte altre regioni che sono colpite da conflitti.

Una delle visioni più tristi per me durante la mia visita a queste terre è stato il muro. Mentre lo costeggiavo, ho pregato per un futuro in cui i popoli della Terra Santa possano vivere insieme in pace e armonia senza la necessità di simili strumenti di sicurezza e separazione, ma rispettandosi e fidandosi l’uno dell’altro, nella rinuncia ad ogni forma di violenza e di aggressione. Signor Presidente, so quanto sarà difficile raggiungere quell’obiettivo. So quanto sia difficile il Suo compito e quello dell’Autorità Palestinese. Ma Le assicuro che le mie preghiere e le preghiere dei cattolici di tutto il mondo La accompagnano mentre Ella prosegue nello sforzo di costruire una pace giusta e duratura in questa regione.

Si sistemano le bandiere! – 520

Lorenzo e le bandiere del Papa

Eccitazione per l’imminente arrivo del Santo Padre. Anche lo schienato si lascia trascinare dai preparativi. I cappellino che gli è stato regalato non lo abbandona mai. Stamattina, domenica, abbiamo goduto di una bella messa neocatecumenale, in francese, di un gruppo (dei ben 6000 pellegrini del cammino attesi per la visita del papa!!!) che è capitato dalle suore un po’ per caso. Ecco qualche foto:

Il campo profughi di Aida – 518

La popolazione del campo di Aida, a nord di Betlemme è di circa 5000 persone quasi tutte mussulmane. Questo campo è un esempio di convivenza fraterna e solidale tra mussulmani e cristiani. Il papa verrà ad Aida durante la sua visita qui in Terra Santa. Potete leggere qui di seguito l’articolo di Hind Shraydeh, del patriarcato latino di Gerusalemme con testimonianze e informazioni raccolte nel campo.

L’arrivo al campo

Quando si entra nel campo profughi di Aida, a nord di Betlemme, si è colpiti dalla durezza dell’ambiente che la circonda. Per le strade, il dolce profumo di timo e pane caldo suscitano intense emozioni. Le case del campo, costruite di terra e allineate come le tessere del domino, danno l’impressione di trovarsi in un villaggio famigliare. I bambini che giocano per le strade sono pervasi da un grande sogno, simboleggiato dalla grande "chiave del ritorno" che è impossibile non vedere: 10 tonnellate di peso e 10 metri di altezza; è la materializzazione simbolica del sogno del ritorno.

La popolazione del campo è di circa 5.000 persone, tra cui 14 famiglie cristiane, il che dice qualcosa della qualità della convivenza islamo-cristiana. Quando si passeggia ai limiti del campo, non si può che essere sorpresi dall’alto livello di istruzione dei suoi abitanti, ammirando per esempio la qualità dei murales che rappresentano i villaggi palestinesi abbandonati. I ritratti e gli slogan manifestano ugualmente l’acuta coscienza che hanno i Palestinesi del "diritto al ritorno". Come una proiezione d’immagini, questi dipinti attirano il visitatore fino al centro di Aida. Quando il visitatore raggiunge il centro ha l’impressione di esserne anche lui un abitante, e per estensione, anche degli altri 59 campi profughi palestinesi, in Palestina e nei paesi arabi vicini.

Il cortile della scuola dell’ Unicef è l’unico campo sportivo a disposizione dei bambini di Aida. Camminando per la strada, l’attenzione è attratta dalle loro voci e dalle loro grida. Quando inizia la il match, si avrebbe proprio voglia di essere della partita!

Gli abitanti del campo non sono rinchiusi nel loro isolamento. Nonostante i ricordi traumatici e l’esilio forzato, la loro volontà di vivere procura loro, ogni giorno, un rinnovato vigore. Essi procedono con difficoltà, facendo affidamento in Dio per alleviare il dolore di tutti questi anni trascorsi lontano dai loro villaggi di origine.

Una commissione prepara la visita del Papa

I preparativi per l’arrivo del Papa sono iniziati subito dopo l’annuncio ufficiale della sua visita al campo di Aida. Il Delegato Apostolico, Mons. Antonio Franco, ha descritto la visita del Papa nella regione come "un pellegrinaggio, e non come un gesto politico", sebbene abbia anche lo scopo di "promuovere la pace, la mutua comprensione e la collaborazione per il bene di questa terra. "

Le numerose riunioni di preparazione dimostrano il crescente interesse del popolo palestinese per la visita del Papa a Aida. Gli abitanti del campo, i suoi responsabili e le sue istituzioni progrediscono nei preparativi per la visita di Sua Santità, che avverrà il 13 maggio e durerà un’ora soltanto. L’obiettivo principale di coloro che organizzano la visita è quello di dire che bisogna porre fine alla ingiustizia della emigrazione forzata.

Il presidente dell’ Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha espresso il suo sostegno e la sua speranza: "L’Autorità e il popolo palestinese accolgono questa importante visita di Sua Santità e sperano che segnerà di benevolenza, d’amore e di pace la Terra della Pace ".

E’ stato costituito un comitato organizzatore in preparazione della visita con l’accordo del presidente Abbas. Tra i suoi membri ci sono Sig. Ziyad Al Bandak, presidente del governo locale; Padre Majdi Syriani, sacerdote del Patriarcato Latino, nominato dal Vaticano e dalla Chiesa locale; i rappresentanti del campo di Aida, tra i quali il Dott. Issa Qaraqe ‘, membro del Parlamento palestinese, e, infine, i gruppi operanti nelle Istituzioni locali come il Centro sociale per i giovani, il Centro per i rifugiati, il Centro Ruwad e l’ufficio di Al Fatah.

Padre Majdi Syriani è il tramite tra il Patriarcato Latino di Gerusalemme e l’Autorità palestinese. Per lui, il semplice fatto che il Papa – che rappresenta un miliardo di cristiani – entri in Aida, sarà come una luce nella notte per gli abitanti del campo. P. Syriani auspica inoltre che questa visita possa essere l’occasione per rivelare agli occhi e al cuore del mondo, le sofferenze dei profughi e la volontà di mettere fine ad esse rendendo giustizia ai palestinesi. I media di tutto il mondo che accompagneranno Sua Santità contribuiranno a mostrare la sofferenza e la vera vita dei rifugiati.

P. Syriani ritiene che la visita del Papa alla Palestina e Israele sia un evento storico. Per gli abitanti di Aida rappresenta un’opportunità unica per esprimere la loro sofferenza con le loro stesse parole, senza interferenze. Questa visita dimostra che il Vaticano sostiene la causa palestinese nelle sue varie dimensioni. P. Syriani aggiunge che la decisione di compiere questa visita, altamente simbolica al campo di Aida, dimostra che il Papa riconosce i diritti del popolo palestinese, in particolare il diritto dei rifugiati al ritorno, come specificato nella risoluzione 194 delle Nazioni Unite adottata l’ 11 dicembre 1948.

P. Syriani sottolinea che il Papa passerà attraverso il centro del campo di Aida, ossia proprio sotto il muro di separazione. Egli ha spiegato che Sua Santità, che è tedesco, è ben consapevole delle sofferenze dei palestinesi e sa cosa sia un muro di separazione; il muro di Berlino non ha forse diviso in due gli abitanti e la terra di Germania per più di 30 anni? La sua visita darà gli abitanti del campo di Aida speranza, la speranza che le tenebre in cui sono immersi un giorno finiranno, la speranza che il muro crollerà quando finalmente la pace regnerà in questa terra grazie ai negoziati per tutelare i diritti dei palestinesi.

Il ministro per il Turismo, l’onorevole Khulud D’iebes, ricorda, tuttavia, che questa visita non è la prima nella storia delle relazioni tra il Vaticano e l’Autorità palestinese, riferendosi alle visite dei precedenti pontefici, e soprattutto a quella di Giovanni Paolo II al Campo di Al-Dihasheh nel 2000. La signora D’iebes insiste sul fatto che la visita di Benedetto XVI avrà un carattere religioso, ma anche darà un messaggio politico per l’intera regione, nel momento in cui porterà speranza e promesse agli abitanti del campo di Aida. Per lei, la visita del Papa può contribuire a rafforzare l’identità palestinese, riconfermando la causa di indipendenza e a diffondere i valori della giustizia, dell’uguaglianza, della libertà e della pace.

Mme D’iebes sottolinea anche che il sostegno e l’aiuto del Vaticano verso i profughi palestinesi non sono mai venuti meno, e neppure l’ insistenza sulla promozione del "diritto al ritorno" dei palestinesi. Descrive anche la realtà della vita quotidiana dei palestinesi: la loro resistenza sotto l’azione brutale e la pressione fisica degli israeliani, i check-points e il muro di separazione. Per lei, tutti questi atti sono parte di un piano strategico e motivato, con l’obiettivo di distruggere il tessuto stesso della società palestinese.

Il deputato Issa Qaraqe ritiene che la visita del Papa sia un evento sociale e politico di grande importanza. Tra le sfide di questo evento, il deputato sottolinea: il riconoscimento della sofferenza dei palestinesi, la dignità umana di ciascuno di loro, il diritto di riacquistare una normale convivenza e il "diritto al ritorno" per tutti i rifugiati. Per lui, il fatto che la visita del Papa coincida quasi esattamente con il 61° anniversario della Al-Nakba ( "catastrofe"), è altamente simbolica.

Sig. Qaraqe aggiunge che l’importanza di questa visita sta nella visione che il Papa esprimerà nei confronti della questione palestinese, anche se i media internazionali e israeliani sembrano accordarsi sul presentare unicamente il punto di vista israeliano sul conflitto, e in gran parte ignorare le sofferenze del popolo palestinese. E soggiunge: "La visita del Papa a Aida è un incontro con la società palestinese nel suo complesso e consentirà a Sua Santità di vedere in quali condizioni vivano i palestinesi. Quando sarà sul posto, potrà misurare l’impatto del muro , torri e zone militari. La sua visita darà al mondo l’immagine del dolore e della disperazione del popolo palestinese, che languisce malgrado la libertà, l’indipendenza e la fine dell’ occupazione. Questa importante visita darà anche al mondo l’ immagine della determinazione del popolo palestinese, frutto della cultura araba ."

Queste ultime parole "popolo palestinese" si riferiscono ai musulmani e cristiani che vivono insieme in pace e che, da anni, fianco a fianco soffrono per lai guerra e l’ ingiustizia su questa terra.

I preparativi per la visita

Sig. Qaraqe osserva che tutte le attività previste dal programma della visita sono state approvate dai soggetti interessati.

Inizialmente i bambini del campo accoglieranno Sua Santità su entrambi i lati delle strade, gridando frasi di benvenuto a contenuto sociale e patriottico. Per ricevere Sua Santità le strade saranno decorate con grandi manifesti e striscioni e sventolio di bandiere dell’Autorità palestinese e del Vaticano.

La cerimonia avrà inizio in prossimità del muro di separazione, su una piattaforma costruita dagli abitanti del campo. I media saranno presenti per trasmettere l’evento. In tutto il programma avrà una durata di un’ora. Gli spettatori potranno vedere una galleria fotografica sulla Nakba e ripercorrere le varie fasi della storia dei rifugiati. Il Presidente Mahmoud Abbas aprirà la cerimonia con un discorso, seguito da quello di Papa Benedetto XVI. Prenderanno la parola anche alcuni rappresentanti del campo di Aida e due programmi artistici concluderanno l’evento.

Gli abitanti del campo, offriranno a Sua Santità due doni: un ciondolo decorato con una chiave, simbolo sia della missione di "custode delle chiavi" affidata da Cristo a San Pietro e ai suoi successori, che della "chiave del ritorno "dei profughi palestinesi; il secondo è una mappa della Palestina, incisa su una pietra del Mare di Galilea.

Dichiarazioni del Vaticano sui rifugiati e sulla questione palestinese

In un discorso ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, Papa Benedetto XVI ha detto: "Non possiamo ignorare le immagini dei campi profughi in molte parti del mondo, le immagini di persone prive di tutto, costrette a vivere in condizioni terribili per evitare il peggio. Non sono forse essi nostri fratelli e sorelle? I loro figli non sono forse venuti al mondo come gli altri bambini, con una legittima aspirazione alla felicità? "

Parlando dei profughi palestinesi, l’Arcivescovo Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, è convinto che molti problemi della regione possano essere risolti attraverso il negoziato. Egli insiste sul fatto che la soluzione deve includere Gerusalemme, e condanna le restrizioni alla libera circolazione causate dal muro di separazione. Sottolinea il diritto dei palestinesi, di qualsiasi religione a visitare i Luoghi Santi, senza impedimenti.

La visita di Papa Giovanni Paolo II al campo profughi di Al-Dihasheh nel 2000

Durante la sua visita nel 2000, Papa Giovanni Paolo II ha chiaramente ricordato le sofferenze dei palestinesi, dicendo: "Nessuno può ignorare ciò che i palestinesi hanno sopportato nel corso degli ultimi decenni di fronte al mondo. Questo dura da troppo tempo. "

Sua Santità ha parlato anche del ruolo del Vaticano e del suo impegno nei confronti dei palestinesi, dicendo: "Il Delegato Apostolico nella regione continua a dire che il popolo palestinese ha il diritto di avere uno Stato e vivere in pace e in armonia con gli altri popoli della regione ". Ha insistito sul fatto che il delegato non ha risparmiato alcun tentativo per incoraggiare il dialogo e spingere in questa direzione.

Sua Santità Giovanni Paolo II ha pure detto: "Dobbiamo continuare a lavorare e pregare per cogliere ogni occasione per promuovere la pace in tutto il mondo. I sogni dei palestinesi si realizzeranno grazie ad una pace giusta e stabile , conclusa alla fine di un vero dialogo. "

Papa Giovanni Paolo II ha richiamato anche al rispetto e all’attuazione delle leggi internazionali e delle risoluzioni delle Nazioni Unite che chiedono l’autonomia palestinese, il diritto al ritorno e il ritiro delle forze israeliane – e degli insediamenti – dai territori palestinesi occupati nel 1967: Gaza, Gerusalemme Est e la Cisgiordania.

Infine, Sua Santità ha sempre incoraggiato i palestinesi – cristiani e musulmani – a pregare per coloro che non dispongono di un tetto o di uno status sociale, e che lottano ogni giorno per portare cibo alle loro famiglie. Egli ha detto: "In occasione oggi della mia visita al campo (Al-Dihasheh), la speranza mi obbliga a lanciare un segnale di allarme e a dire alla comunità internazionale che è giunto il momento di prendere severe misure per migliorare la condizione del popolo palestinese ".

Fonte: www.lpj.org

Aspettando il Papa… nella valle del Cedron – 514

Video di Telepace con delle belle immagini dei preparativi del luogo, la valle del Cedron, della messa del Papa a Gerusalemme. E qui di seguito il video della maratone Betlemme-Gerusalemme 2009: