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incantava anche gli animali!

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Gallerie Fotografiche 2006

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Dicembre - Novembre - Ottobre

Festa di fine anno nella scuola di copertoni

Siamo stati alla cerimonia di chiusura dell’anno scolastico di una delle scuole più importanti di tutta la terra santa. E’ la scuola Al Khan Al Ahmar fatta di copertoni e fango che accoglie i bambini beduini che abitano nel deserto di Giuda verso Gerico. Con tenacia e determinazione insegnati, volontari, associazioni (c’è anche il consolato italiano!) cercano di tenerla aperta, di tenerla in piedi, per dare un’istruzione dignitosa a questi bambini. Ma i bulldozer e i coloni ormai stringono da ogni parte il piccolo e innocuo agglomerato di tende.

Ci ha invitato suor Alicia (foto sopra). Oltre a noi anche il console (che onore per lui!) e altri personaggi importanti che potrete scoprire nelle foto. Per saperne di più sui beduini potete dare un’occhiata al sito di vento di terra, un’associazione che lavora in questo posto dimenticato da tutti e continuamente oggetto di attacchi violenti dei coloni israeliani che popolano le colline. Abbiamo assistito ad una scena agghiacciante di un colono che tirava pietre a dei bambini che pascolavano le pecore. Continua a leggere

Nyumba ali a Mapanda

Distrutti dalle liturgie e dalle mangiate lunedì di Pasqua siamo rimasti fermi a casa! Abbiamo però ricevuto una graditissima visita. Bruna e Lucio con le loro tre bambine si sono mossi da Iringa per passare il lunedì dell’angelo da noi. Sono una coppia di bolognesi che, andati in pensione, circa tre anni fa si sono trasferiti ad Iringa e hanno aperto la Nyumba Ali, – casa con le ali in swahili – dove ora vivono con tre meravigliose bambine. Si occupano soprattutto di bambini, bambini con problemi motori, con deficit mentali, piccoli quasi sempre abbandonati dalle loro famiglie.

Devono lottare quotidianamente contro l’indifferenza, la durezza, la poca preparazione della società africana (famiglie, ospedali, scuole…) che fa molta fatica ad occuparsi degnamente di loro. Una lotta impari che stanno portando avanti con straordinario entusiasmo e vitalità. Vi consiglio di leggere il loro sito e di iscrivervi alla loro mailing-list o al gruppo di FB. Continua a leggere

Morte e vita di un arabo e di un ebreo – 372

Accanto a Sant’Anna, la residenza dei Padri Bianchi di Gerusalemme, abita un parrucchiere. Abou Alì è musulmano praticante, padre di sei figli. Due anni fa, in un periodo in cui la seconda Intifada (detta el Aqsah) provocava violenze ed omicidi, avvenne un fatto passato inosservato eppure straordinario, che coinvolgeva due figli di Abou Alì ed alcuni giovani ebrei di origine russa.

I due giovani musulmani, prima del loro matrimonio, avevano voluto andare a festeggiare a Jaffa, in riva al mare. Mentre passavano una serata allegra fra amici, sentirono tutto ad un tratto delle grida: “Aiuto! Aiuto!”. Dei giovani israeliani, ebrei di origine russa, stavano annegando, portati via dalla corrente. Il più giovane dei figli di Abou Alì, benché mediocre nuotatore, si getta in acqua senza esitare. Riporta a riva un primo ragazzo e ritorna per soccorrerne un secondo. Ma aveva sopravvalutato le sue forze ed annega.

Questo fatto di cronaca ha colpito due famiglie, che nulla avrebbe dovuto avvicinare. I genitori dell’adolescente ebreo non sapevano come ringraziare la famiglia del giovane arabo. Propongono un incontro a casa sua. Ma il famoso muro costruito attorno a Gerusalemme impedisce loro di accedere al villaggio arabo dove vive Abou Alì con la sua famiglia. Gli israeliani allora propongono un’altra soluzione: ritrovarsi in un ristorante della Città Vecchia, accessibile sia agli Israeliani che ai Palestinesi. Ci tengono a fare la conoscenza con la famiglia del loro salvatore e ad esprimerle la loro riconoscenza. Questa volta è l’arabo che rifiuta, dicendo che non vuole che quegli israeliani, senza dubbio poveri come lui, si rovinino in folli spese.
Padre Thomas, che mi ha raccontato questa storia rimasta confidenziale, racconta la reazione sorprendente del padre, musulmano fatalista, certo che suo figlio ha trovato la felicità in cielo. “Sa, gli ha detto Abou Alì, sarebbe stato peggio per me se mio figlio, sentendo chiamare aiuto, non avesse fatto nulla per impedire che quel giovane morisse.” L’attualità della terra santa ci presenta regolarmente degli avvenimenti in cui degli ebrei muoiono sotto le pallottole palestinesi, e dei palestinesi sotto i missili israeliani. La storia del figlio arabo che ha salvato un ebreo dell’annegamento ed è morto per aver voluto salvarne un secondo non è
diventata argomento d’attualità. Eppure questo potrebbe prefigurare un altro mondo, che certi persistono a considerare utopico.

di Alain Marchadour, assunzionista a Gerusalemme, in “La Croix” del 12 giugno 2008 (traduzione www.finesettimana.org).

Padre Thomas lo conosciamo bene perchè spesso veniva per svolgere attività ludiche ed educative con le bambine. A. Marchadour è quello che ha scritto con David quel libro di cui vi ho parlato qualche giorno fa.

A Beit Hummar a trovare Ranzan

Sabato 25 febbraio 2006
Amelia, quando è venuta a trovarci per Natale con il pellegrinaggio di Dozza e Sammartini, ci ha lasciato dei soldi per Ranzan, una bambina palestinese che abita a Beit Hummar, tra Betlemme e Hebron. Continua a leggere