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	<title>Conversando con Gerusalemme &#187; Testimonianze</title>
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	<description>blog di fratel Paperoga in Terra Santa</description>
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		<title>Ricordi, commemorazioni&#8230; si alza la tensione</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 20:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Sono giorni difficili a Gerusalemme. Domenica 15 maggio 2011 si ricorda la Nakba, per i palestinesi &#8220;la catastrofe&#8221; del 1948 (qui qualche statistica). Ieri, venerdì, è stato ucciso un ragazzo di 17 anni nel quartiere di Silwan durante gli scontri con la polizia. Lascio per un po&#8217; la bicicletta in soffitta. Qualche giorno fa <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/ricordi-commemorazioni-si-alza-la-tensione.html">Ricordi, commemorazioni&#8230; si alza la tensione</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/08052011-DSC_0134.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3893" title="alternative memorial day" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2011/05/08052011-DSC_0134.jpg" alt="" width="700" height="465" /></a></p>
<p>Sono giorni difficili a Gerusalemme. Domenica 15 maggio 2011 si ricorda la Nakba, per i palestinesi &#8220;la catastrofe&#8221; del 1948 (<a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=18344">qui</a> qualche statistica). Ieri, venerdì, è stato ucciso un ragazzo di 17 anni nel quartiere di Silwan durante gli scontri con la polizia. Lascio per un po&#8217; la bicicletta in soffitta. Qualche giorno fa c&#8217;è stato il parallelo israeliano giorno della memoria (si ricordano tutti i caduti in guerra per il terrorismo) e il giorno dell&#8217;indipendenza. Sono giorni difficili, che ritornano ogni anno, colmi di dolore e di frattura. Ognuno ricorda le proprie tragedie, che lo rafforzano nell&#8217;idenntità e lo dividono dagli altri. Per questo mi è piaciuto molto il <em>giorno della memoria alternativo</em> organizzato dai combattenti per la pace nel vecchio porto di Tel Aviv.<span id="more-3892"></span></p>
<p style="text-align: center;"><embed type="application/x-shockwave-flash" width="800" height="533" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;captions=1&amp;hl=en_US&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2Fandresbergamini%2Falbumid%2F5604657396373473025%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Den_US" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://picasaweb.google.com/andresbergamini/IsraeliPalestinianMemorialDayCeremony">Album Picasa (46 foto)</a></p>
<p>Tamar era una delle presentatrici! Più di un migliaio i partecipanti. Testimonianze alternate di israeliani e palestinesi (diversi non hanno avuto il permesso di venire, quindi hanno mandato un video). Particolarmente atteso ed emozionante l&#8217;intervento del fratello, un attivista pacifista, del papà della famiglia di Itamar ucciso brutalmente con la moglie e 3 figli piccolissimi qualche tempo fa. Diversi cantanti si sono esibiti tra una testimonianza e l&#8217;altra. Siamo usciti con un bel peso sullo stomaco, per la grande sofferenza che si percepisce, ma anche ammirati della forza con cui questa gente propone un&#8217;iniziativa come questa (è il 6° anno!) che va contro tutti gli schemi consueti e apre ad una speranza concreta e autentica di ascolto e di pace.</p>
<p style="text-align: center;"><embed type="application/x-shockwave-flash" width="800" height="533" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;captions=1&amp;hl=en_US&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2Fandresbergamini%2Falbumid%2F5606657508839669329%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Den_US" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></embed></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://picasaweb.google.com/andresbergamini/JaffaTelAvivConAbunaMario#">Album Picasa (26 foto)</a></p>
<p style="text-align: left;">Ero arrivato a Tel Aviv insieme a Abuna Mario e 3 coppie di suoi cari amici di Sansepolcro, il suo paese di origine. Ci siamo fatti un bel giro a Jaffa, lungo la spiaggia, nella famosa piazza Izhak Rabin e nel vecchio porto dove mi hanno abbandonato per tornare a casa.</p>
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			<a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.andresbergamini.it/wp/ricordi-commemorazioni-si-alza-la-tensione.html"  data-text="Ricordi, commemorazioni&#8230; si alza la tensione" data-count="horizontal" data-via="andresbergamini">Tweet</a>
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		<title>&#8220;I ragazzi di Vittorio&#8221; e la riconciliazione</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 19:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[combattenti per la pace]]></category>
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		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p> <p style="text-align: center;">video vimeo </p> <p>Come avrete notato, non scritto nulla dell&#8217;uccisione di Vittorio Arrigoni. Avevo poco da dire davanti allo sgomento per una morte così assurda e inutile, così vicina a noi, alle persone che frequentiamo. Ho preferito leggere, ascoltare, vedere quello che tanti altri hanno scritto in quei giorni e <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/i-ragazzi-di-vittorio-e-la-riconciliazione.html">&#8220;I ragazzi di Vittorio&#8221; e la riconciliazione</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe src="http://player.vimeo.com/video/23146279?byline=0&amp;portrait=0" width="600" height="458" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://vimeo.com/23146279">video vimeo </a></p>
<p>Come avrete notato, non scritto nulla dell&#8217;uccisione di Vittorio Arrigoni. Avevo poco da dire davanti allo sgomento per una morte così assurda e inutile, così vicina a noi, alle persone che frequentiamo. Ho preferito leggere, ascoltare, vedere quello che tanti altri hanno scritto in quei giorni e condividere su <a href="http://www.facebook.com/andres.bergamini">FB</a>. Invitati dall&#8217;<a href="http://abunamario.wordpress.com/">abuna Mario</a> con un gruppetto di italiani siamo stati a <a href="http://www.lpj.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1285%3Abeit-jala-messe-en-memoire-de-vittorio-arrigoni&amp;catid=68%3Anouvelles&amp;Itemid=126&amp;lang=it">Bet Jala per una messa</a> in sua memoria. Io l&#8217;avevo conosciuto a Gaza durante il <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/ritiro-spirituale-a-gaza-551.html">ritiro di Pasqua del 2009</a> (lo trovate nelle foto).</p>
<p>Oggi rimbalza su tutti i giornali la notizia dell&#8217;accordo tra Hamas e Fatah, dopo quattro anni di aspre divisioni. Questo fatto abbastanza straordinario e inaspettato solo qualche mese fa, <a href="http://www.medarabnews.com/2011/05/04/riconciliazione-palestinese-una-nuova-variabile/">viene collegato</a> (articoli ad esempio su medarabnews) alle rivoluzioni che stanno muovendo i paesi arabi del mediterraneo. Allora mi sono ricordato di un bel servizio televisivo di <strong>Filippo Landi</strong>, che chiamava i ragazzi delle rivoluzioni arabe &#8220;i ragazzi di arrigoni&#8221;, e che partendo dall&#8217;omicidio del pacifista italiano, faceva un bel quadro della situazione. Lo posto, forse con un po&#8217; di ritardo, qui sopra. Credo ne valga la pena (dura 17 minuti) con questo <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/4/18/GAZA-Cosi-la-morte-di-Arrigoni-ha-sfidato-tutti-israeliani-e-palestinesi/168984/">articolo</a> sempre di Filippo.</p>
<p>Altra bella notizia è quella del concerto di Daniel Barenboim a Gaza:<span id="more-3878"></span></p>
<p style="text-align: center;"><iframe width="640" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/9CPjjd4FF-E?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://youtu.be/9CPjjd4FF-E">video youtube</a></p>
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		<title>Lupi attaccano dal boschetto</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 21:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p> <p>Sabato con Marco abbiamo visitato gli amici dell&#8217;operazione colomba, che come sapete vivono stabilmente nel remoto villaggio di at-Tuwani, nelle colline a sud di Hebron per la condivisione e sostegno alle famiglie palestinesi in difficoltà, per la riduzione della violenza tramite l&#8217;accompagnamento delle persone e l&#8217;interposizione nonviolenta, e per il monitoraggio della situazione <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/lupi-attaccano-dal-boschetto.html">Lupi attaccano dal boschetto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Colombe-3621.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3614" title="Colombe-3621" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Colombe-3621.jpg" alt="" width="700" height="394" /></a></p>
<p>Sabato con Marco abbiamo visitato gli amici dell&#8217;<strong>operazione colomba</strong>, che come sapete vivono stabilmente nel remoto villaggio di <strong>at-Tuwani</strong>, nelle colline a sud di Hebron per la <em>condivisione e sostegno alle famiglie palestinesi in difficoltà, per la riduzione della violenza tramite l&#8217;accompagnamento delle persone e l&#8217;interposizione nonviolenta, e per il monitoraggio della situazione dal punto di vista del rispetto dei diritti umani</em> (spulciate il sito <a href="http://www.operazionecolomba.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=201&amp;Itemid=160">ufficiale</a>, per leggere cosa fanno e i report delle loro attività; ne ho parlato in qualche <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/?s=colomba">post nel blog</a>).</p>
<p>Le tre ragazze presenti &#8211; due volontarie appena arrivate (una di castelmaggiore! e una veterana che è lì da più di un anno &#8211; ci hanno accolto con tutti gli onori nella loro piccolissima casa, offrendoci una gustosa pastasciutta alle verdure e un italianissimo caffè. Abbiamo fatto un giro del villaggio e visto, da lontano, il percorso che quotidianamente percorrono per accompagnare i bambini che vanno a scuola. Agghiacciante!<span id="more-3598"></span></p>
<p style="text-align: left;">Alla fine degli anni 80, le colline vicine all&#8217;antico villaggio palestinese sono state occupate dai coloni che hanno costruito l&#8217;insediamento di <strong>Maon. </strong>La collina più alta, dalla fine degli anni 90, è abitata da altri coloni che hanno le loro abitazioni nascoste tra gli alberi che circondano la cima. Guardate la cartina per rendervi conto della topografia del posto (la parte più scura è quella del bosco).</p>
<p style="text-align: center;"><iframe width="640" height="480" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?t=h&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;ll=31.411304,35.161829&amp;spn=0.01758,0.027466&amp;z=15&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps?t=h&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;ll=31.411304,35.161829&amp;spn=0.01758,0.027466&amp;z=15&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p style="text-align: left;">Il villaggio palestinese, l&#8217;unico della zona ad avere la scuola, rimane a sinistra dell&#8217;insediamento. I bambini che abitano in queste colline, per raggiungere la scuola devono percorrere a piedi la strada che passa tra l&#8217;insediamento e il bosco. Grazie ad una sentenza della corte di giustizia israeliana (!!) una camionetta dell&#8217;esercito scorta i bambini in questo tratto. Due soldati dovrebbero camminare con loro. In realtà non sempre la pattuglia arriva, i soldati quasi mai camminano con i bambini&#8230; E allora possono sbucare i coloni nascosti tra gli alberi. Attaccano i bambini, bendati con dei foulard e ogni tanto armati di pietre o bastoni.</p>
<p style="text-align: left;">Le ragazze dell&#8217;operazione colomba mattina e pomeriggio, controllano che la scorta arrivi e che faccia il suo dovere. In caso di necessità telefonano al comando militare, alla polizia, alle associazioni per i diritti umani e loro stesse cercano di raggiungere i bambini e di mettersi tra loro e i coloni. Leggete i <a href="http://www.operazionecolomba.com/index.php?option=com_content&amp;task=category&amp;sectionid=6&amp;id=24&amp;Itemid=47">report</a> per capire con quanta frequenza questo accada!</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Colombe-3586.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3615" title="Colombe-3586" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Colombe-3586.jpg" alt="" width="700" height="394" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Mi ha fatto una grande impressione il loro coraggio e la loro determinazione. Fanno una vita molto sobria, eremitica, condividono le ristrettezze e la semplicità delle case dei palestinesi, cercando di non dare fastidio o disturbo alle usanze locali. Hanno a che fare con 15-20 bambini molto vivaci, per non dire selvaggi. Difficili da gestire! Anche con esercito e coloni non cercano lo scontro o la provocazione. Si mettono in mezzo e documentano con telecamere e macchine fotografiche. Veramente dei bei tipi!</p>
<p style="text-align: left;">Marco con la sua famiglia si è da poco trasferito a Gerusalemme. Fa parte della comunità Papa Giovanni 23. Per il momento è alloggiato dalle suore in attesa di trovare casa. Tra le altre cose fa anche il fotografo (sue le foto qui sopra). Metà delle foto dell&#8217;album seguente sono sue:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="800" height="533" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;captions=1&amp;hl=en_US&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=http%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2Fandresbergamini%2Falbumid%2F5539272611558872433%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Den_US" /><param name="src" value="http://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="800" height="533" src="http://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;captions=1&amp;hl=en_US&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=http%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2Fandresbergamini%2Falbumid%2F5539272611558872433%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Den_US"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://picasaweb.google.com/andresbergamini/VisitaAdAtTwani#">Album Picasa (44 foto)</a></p>
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			<a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.andresbergamini.it/wp/lupi-attaccano-dal-boschetto.html"  data-text="Lupi attaccano dal boschetto" data-count="horizontal" data-via="andresbergamini">Tweet</a>
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			</div><div style="clear:both"></div><div style="padding-bottom:4px;"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Cristiani in Medio Oriente: la testimonianza di mons. Padovese</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 06:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cristiani di Terra Santa]]></category>
		<category><![CDATA[fanatismo religioso]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p> <p style="text-align: center;">Intervista del 28 ottobre 2009</p> <p>Continua a farmi riflettere la vicenda del vescovo Luigi Padovese, brutalmente ucciso qualche giorno fa. La sua vicenda è ben raccontata in un articolo che abbiamo pubblicato nel sito del patriarcato. Celebrò lui i funerali di don Andrea Santoro (nei parlai qui)  le cui lettere <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/cristiani-in-medio-oriente-la-testimonianza-di-mons-padovese.html">Cristiani in Medio Oriente: la testimonianza di mons. Padovese</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/3L5gs8XK58A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/3L5gs8XK58A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3L5gs8XK58A">Intervista del 28 ottobre 2009</a></p>
<p>Continua a farmi riflettere la vicenda del vescovo Luigi Padovese, brutalmente ucciso qualche giorno fa. La sua vicenda è ben raccontata in un<strong><a href="http://www.lpj.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=531%3Ain-ricordo-di-mons-luigi-padovese&amp;catid=1%3Alatest-news&amp;Itemid=71&amp;lang=it"> articolo</a></strong> che abbiamo pubblicato nel sito del patriarcato. Celebrò lui i funerali di don Andrea Santoro (<a href="http://www.andresbergamini.it/wp/?s=santoro">nei parlai qui</a>)  le cui lettere sono per me preziosissime per capire il senso del nostro abitare in Medio Oriente, come cristiani. Gerusalemme non è la Turchia ma non è poi così lontana. E dalla tristissima vicenda delle navi dirette a Gaza assaltate dai commando israeliani, anche qui si parla molto di Turchia.</p>
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		<title>Il CTC di Usokami, al servizio della gente</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 19:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gallerie Fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[tanzania]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Voglio dedicare un post al lavoro delle nostre sorelle nel CTC, la sezione del dispensario della missione di Usokami, che si occupa dei malati di AIDS. Sono andato di persona a vedere il posto e a capire in che cosa consiste questo grande lavoro che fanno.</p> <p>Il progetto è partito circa 5 anni fa, <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/il-ctc-di-usokami-al-servizio-della-gente.html">Il CTC di Usokami, al servizio della gente</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/angela-prelievi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1163" title="angela-prelievi" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/angela-prelievi.jpg" alt="" width="700" height="526" /></a></p>
<p>Voglio dedicare un post al lavoro delle nostre sorelle nel CTC, la sezione del dispensario della missione di Usokami, che si occupa dei malati di AIDS. Sono andato di persona a vedere il posto e a capire in che cosa consiste questo grande lavoro che fanno.</p>
<p>Il progetto è partito circa 5 anni fa, quando le iniziative sanitarie, in Tanzania, in questo campo erano scarsissime. La gente aveva molta vergogna e paura a dichiarare il proprio stato. L’AIDS era un tabù. Si moriva di “altre malattie”. Nessuno diceva niente. Proprio per questo silenzio la malattia si è diffusa moltissimo.</p>
<p>Grandi campagne di sensibilizzazione, finanziamenti dall’estero e impegno diretto delle amministrazione locali hanno generato progetti pilota per cominciare a far fare i test alle persone, ad assistere le mamme incinta, a distribuire alcuni farmaci antiretrovirali.<span id="more-1162"></span><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/ctc-usokami-dati.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1164" title="ctc-usokami-dati" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/ctc-usokami-dati.jpg" alt="" width="700" height="525" /></a></p>
<p>La missione di Usokami si è gettata a capofitto nel problema, coadiuvata da dottori, amici ed esperti italiani. Le nostre dott.ssa Angela Perderzoli e Maria Elisabetta sono state coinvolte in prima persona, la prima soprattutto per la parte medica la seconda per la parte amministrativa-organizzativa.</p>
<p>Ogni giorno circa 120-130 persone vanno al CTC per la visita periodica (mensile o quindicinale) durante la quale vengono visitate, fanno le analisi del sangue (ogni 6 mesi) ricevono i farmaci per il mese successivo, un po’ di cibo, specialmente i bambini. A queste si aggiungono anche 3-10 persone nuove, che, risultate positive al test, vogliono entrare nel programma. Ogni quindici giorni la clinica si sposta, con tutto il necessario, nei villaggi più lontani (ad esempio Mapanda). In tutto sono circa 2500 i pazienti in cura, molti vengono dai villaggi della parrocchia ma molti da località più lontane.</p>
<p>Durante la “giornata di clinica” le persone si mettono pazientemente in fila e aspettano il loro turno a volte per ore. Alcune giornate sono dedicate ai bambini più piccoli, altre agli adolescenti, forse il gruppo più difficile da trattare. Ovviamente non basta dare le pastiglie e un po’ di cibo. Le persone hanno bisogno di parlare, di essere incoraggiate a tener duro, a continuare la cura con costanza, a trovare ragioni per vivere e per far vivere i propri familiari e amici intorno a loro. Il lavoro di ascolto – consiglio è il più necessario e il più difficile perché il tempo è poco, la gente è tantissima.</p>
<p><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/ctc-usokami-sala.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1165" title="ctc-usokami-sala" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/ctc-usokami-sala.jpg" alt="" width="700" height="525" /></a></p>
<p>Quasi sempre dietro alla scoperta della malattia c’è un dramma familiare: un marito che ha più mogli o amanti, un genitore che trasmette la malattia al figlio, violenze domestiche, incontri a scuola con compagni o maestri senza scrupoli. Le donne sono le più colpite ma anche quelle più brave a mettersi in gioco e a seguire il programma.</p>
<p>È molto difficile reperire personale preparato. Anche se hanno nel loro curricolo qualche diploma, tutti si formano direttamente sul campo, con l’esperienza diretta. Sono stati scoperti notevoli talenti! Non pochi però, dopo un periodo di lavoro, hanno lasciato il centro di Usokami, troppo in periferia, per continuare gli studi, per avanzare di carriera o per trasferirsi in città. Il team del CTC comprende una decina di persone, alcune fisse altre che alternano giornate al dispensario centrale.</p>
<p>Il CTC riceve i finanziamenti dal governo tanzano attraverso una istituzione ad hoc che si chiama tunajali, che vive di contributi stranieri, soprattutto americani. I rapporti con “tunajali” (rendicontazioni, report, relazioni, bilanci, ecc.) sono tenuti da Elisabetta. Non è un lavoro facile perché la corruzione, lo sperpero, i guadagni illeciti, la poca cura non sono affatto estranei a questo ambito. Per ottenere le medicine o i reagenti per le analisi in tempo e in quantità sufficiente bisogna masticare molto amaro e darsi un sacco da fare. La dove non arriva tunajali, per fortuna, arriva in aiuto la generosissima diocesi di Bologna.</p>
<p><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/ctc-mapanda-28-04-2010-8.51.06.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1166" title="ctc-mapanda 28-04-2010 8.51.06" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/05/ctc-mapanda-28-04-2010-8.51.06.jpg" alt="" width="700" height="524" /></a></p>
<p>Le nostre sorelle e tutti quelli che lavorano in questo centro, hanno fatto e fanno un enorme lavoro. Cinque anni fa non c’era niente! Quanta strada hanno compiuto! Tantissimo resta da fare e, nel ritmo quotidiano, il debole e sgangherato team rischia di essere risucchiato dall’enormità dell’impresa. Le centinaia, le migliaia di persone che passano da quelle stanze sono forse l’ultimissima ruota del carro del monto, la più povera e dimenticata. Servirle con dedizione, diventarne amiche, piangere e gioire con loro è un privilegio e una grazia specialissima.</p>
<p>Per qualche giorno ho avuto anch’io la possibilità di sfiorarle e goderne la carità. Invito anche voi a guardare le foto e se avete voglia a fare una visita e a dare il vostro contributo!</p>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://picasaweb.google.com/andresbergamini/IlCTCDiUsokami#">Album picasa (39 foto)</a></p>
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		<title>alicesassu@photographer</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 14:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"> Flickr Ponalua</p> <p>Mentre arranco nella sistemazione delle centinaia di bellissime foto di Alexander della nostra ultima visita a Gaza, ho scovato un&#8217;altra testimone molto brava che lavora qui intorno. Guardate le sue foto, il blog, i suoi video.</p> <p> <p style="text-align: center;"></p> <p style="text-align: center;">Video su Youtube</p> Tweet <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/alicesassuphotographer.html">alicesassu@photographer</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe align="center" src="http://www.flickr.com/slideShow/index.gne?group_id=&#038;user_id=33332268@N07&#038;set_id=72157622654439814&#038;tags=Cars,Lotus,Exige" frameBorder="0" width="700" height="700" scrolling="no"></iframe><br/><br />
<small><a href="http://www.flickr.com/photos/punalua/">Flickr Ponalua</a></small></p>
<p>Mentre arranco nella sistemazione delle centinaia di bellissime foto di Alexander della nostra ultima visita a Gaza, ho scovato un&#8217;altra testimone molto brava che lavora qui intorno. Guardate le sue <a href="http://www.flickr.com/photos/punalua/">foto</a>, il <a href="http://alicesassu.wordpress.com/">blog</a>, i suoi <a href="http://www.youtube.com/user/PunaluaMedia">video</a>.</p>
<p> <span id="more-1034"></span>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="505" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/9z4QhES_M_o&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="505" src="http://www.youtube.com/v/9z4QhES_M_o&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;">Video su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9z4QhES_M_o">Youtube</a></p>
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		<title>Current TV: Gaza e Gerusalemme</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 07:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p> <p>Vi propongo due interessanti video pubblicati qualche giorno fa da current tv. Il primo qui sopra è di un&#8217;amica: Anna Maria Selini. Parla di Gaza e dell&#8217;operazione piombo fuso. Il secondo, qui di seguito, si intitola Gerusalemme sotto assedio. Sono servizi importanti perchè mostrano immagini e testimonianze sul campo. Prendetevi un&#8217;oretta di <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/current-tv-gaza-e-gerusalemme.html">Current TV: Gaza e Gerusalemme</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object id="ce_92107418" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="512" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://current.com/e/92107418/it_IT" /><embed id="ce_92107418" type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="512" src="http://current.com/e/92107418/it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="transparent"></embed></object></p>
<p>Vi propongo due interessanti video pubblicati qualche giorno fa da <a href="http://current.com/">current tv</a>. Il primo qui sopra è di un&#8217;amica: <a href="http://certestorie.blogspot.com/">Anna Maria Selini</a>. Parla di Gaza e dell&#8217;operazione piombo fuso. Il secondo, qui di seguito, si intitola Gerusalemme sotto assedio. Sono servizi importanti perchè mostrano immagini e testimonianze sul campo. Prendetevi un&#8217;oretta di tempo per guardarli.<span id="more-1032"></span></p>
<p style="text-align: center;"><object id="ce_92064826" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="512" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://current.com/e/92064826/it_IT" /><embed id="ce_92064826" type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="512" src="http://current.com/e/92064826/it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="transparent"></embed></object></p>
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		<title>Don Andrea Santoro: morire per Dio</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 19:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"></p> <p>Quattro anni fa, il 5 febbraio 2006, consumava la sua vita nel martirio Don Andrea Santoro. Le sue lettere sono per me molto importanti per capire e scoprire il modo cristiano di abitare in medio oriente. Lo voglio ricordare qui con un bell&#8217;articolo apparso su avvenire qualche giorno fa scritto da P. <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/don-andrea-santoro-morire-per-dio.html">Don Andrea Santoro: morire per Dio</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/andrea-santoro.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1013" title="andrea-santoro" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/andrea-santoro-1024x680.jpg" alt="" width="717" height="476" /></a></p>
<p>Quattro anni fa, il 5 febbraio 2006, consumava la sua vita nel martirio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Santoro">Don Andrea Santoro</a>. Le sue lettere sono per me molto importanti per capire e scoprire il modo cristiano di abitare in medio oriente. Lo voglio ricordare qui con un bell&#8217;articolo apparso su avvenire qualche giorno fa scritto da P. Francesco Rossi de Gasperi.</p>
<p><span id="more-1012"></span></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>Nell’autunno-inverno tra il 1980 e il 1981, durante i sei mesi (circa) trascorsi nella Terra del Santo e nei Paesi biblici limitrofi, don Andrea Santoro venne a trovare anche me, al Pontificio Istituto Biblico di Gerusalemme. Desiderava parlare, tra i molti contatti che aveva programmato, del significato della lettura della terra della Bibbia e del suo popolo, oltre che della sua storia, per essere e diventare sempre più cristiano.</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>Avvertii subito di non trovarmi di fronte a uno dei tanti pellegrini di Terra Santa. Veniva, non per vedere e visitare i «luoghi santi», ma per diventare maggiormente discepolo ed essere un prete santo per la Chiesa di Dio. Il 5 febbraio 1981 scriveva ai suoi genitori da Betania: «Domani mattina vado a Nazaret e mi fermo sei giorni. Ritornerò giù passando per Cesarea (lungo il mare), dove sono accaduti episodi importantissimi raccontati negli Atti degli apostoli, e da dove si imbarcò san Paolo (dopo una prigionia di due anni) per venire a Roma. Lui trovò Nerone ed ebbe la fortuna di morire per il Signore. Io troverò voi e tanti amici, ma spero di avere la stessa fortuna, grazia e coraggio di morire per il Signore. Ci sono molti modi per morire: l’importante è dire sì a quello che ti manda Dio».</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>Trovare e accettare il proprio modo di morire per il Signore! Aveva letto attentamente la Parola e la storia sul loro terreno, in mezzo al popolo credente di Dio, vi era cresciuto dentro, ed era pronto a donarsi tutto, come un profeta, al modo di morire che Dio gli avrebbe riservato.</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>Aveva cominciato nel settembre 1980 con un viaggio di venti giorni – al Sinai, in Galilea, in Giudea, a Gerusalemme –, con un gruppo di trenta persone, guidato da un domenicano, le frère Jacques Fontaine, il maestro della Parola sulla Terra («la Bible sur le terrain»), al quale in tanti dobbiamo una rinascita della nostra condizione di credenti, a partire da tutta la Parola letta su tutta la sua Terra. Parlammo molto di questo modo di aderire a tutto il «luogo santo», che è la Terra di Dio.</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>Capii, in quel nostro incontro, che don Andrea era stanco di dottrina, di sistemi, di attività e programmi pastorali, tanto più intensi quanto meno sorretti e permeati dall’esperienza di una fede, che comprometta la carne del discepolo del Signore. Mi resi conto che la Parola, la storia e il Paese biblico stavano diventando la sua carne, analogamente a come il pane e il vino eucaristico diventano il corpo e il sangue di Gesù.</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>Don Andrea si sentiva chiamato a consumarsi interamente nell’amore per il Regno di Dio, per il disegno della salvezza e la volontà del Padre, l’Abbà del Figlio e di noi tutti; per la persona di Gesù, il Messia d’Israele e delle nazioni; nell’amore per tutti gli uomini e tutte le donne dell’umanità, specialmente per gli ultimi, per gli «scarti». Per lui, nulla è stato troppo grande per essere abbracciato, ma tutto è stato capace di restringersi per farsi contenere dal più piccolo frammento, riconosciuto come volontà di Dio, adesso e qui.</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>Egli è stato un lettore attentissimo di tutta la Bibbia, della Creazione del Principio, dei due Testamenti e dell’unica Alleanza – la prima che si trasfigura nella nuova –, dei Vangeli compresi come l’inizio del «compimento» di tutte le Scritture in vista dell’escatologia. Per lui, i personaggi dell’Antico Testamento erano viventi e ispiranti, come quelli del Nuovo. Impressionante la sua spontanea capacità di personalizzarsi e di immedesimarsi appassionatamente in tutti i versetti delle Scritture. Era il suo mondo, la sua carne, l’unico e ultimo punto di riferimento.</em></p>
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><em>Egli comprendeva bene che la fedeltà amorosa e paziente al primato di tutta&lt;+tondo&gt; la Parola e di tutta la storia di Dio nella storia degli uomini è la prevenzione più sicura contro ogni ideologia dell’«uomo di oggi» e contro ogni «teologia ideologica» del momento. Per questo, esporsi di persona, fino a morire, è stato per lui, tra l’altro, il modo più spontaneo di promuovere la giustizia,cioè la liberazione della creazione tra le ragazze che si vendevano a Trabzon.</em></p>
<p><a href="http://www.avvenire.it/Chiesa/Don+Santoro+morire+per+Dio_201002020843056100000.htm">2 febbraio 2010, Avvenire &#8211; Francesco Rossi De Gasperis</a></p>
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		<title>Tour ad Hebron con B&#8217;Tselem</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 06:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[colonie]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Hebron]]></category>
		<category><![CDATA[Territori occupati]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Venerdì partecipato con Paolo, fratello montesolino ora in visita ad Ain Arik, ad un giro guidato da B&#8217;Tselem, l&#8217;organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani nei territori occupati che proprio quest&#8217;anno festeggia 20 anni di fondazione, ad Hebron. Ci hanno raccontato l&#8217;origine e lo sviluppo degli insediamenti in questa regione a sud di Gerusalemme. <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/tour-ad-hebron-con-btselem.html">Tour ad Hebron con B&#8217;Tselem</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/collage-btselem.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-849" title="collage-btselem" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/collage-btselem.jpg" alt="collage-btselem" width="700" height="244" /></a>Venerdì partecipato con Paolo, fratello <em>montesolino </em>ora in visita ad Ain Arik, ad un giro guidato da <a href="http://www.btselem.org/English/">B&#8217;Tselem</a>, l&#8217;organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani nei territori occupati che proprio quest&#8217;anno <a href="http://www.btselem.org/English/Press_Releases/20091122.asp"><em>festeggia</em> 20 anni </a>di fondazione, ad Hebron. Ci hanno raccontato l&#8217;origine e lo sviluppo degli insediamenti in questa regione a sud di Gerusalemme. Prendendo la strada 60 che collegava Betlemme e Hebron siamo entrati a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Kiryat_Arba">Kiriat Arba</a>, la colonia di circa 7000 israeliani prospiciente la città araba. Abbiamo visitato la tomba di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Baruch_Goldstein">Baruch Goldstein</a>, ebreo colono responsabile della strage di 29 palestinesi nella tomba dei patriarchi il giorno di purim, 25 febraio 1994.<span id="more-848"></span></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6APjHUgWYi0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/6APjHUgWYi0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6APjHUgWYi0">Video su Youtube</a></p>
<p>Non siamo riusciti ad entrare nella tomba dei patriarchi perchè in quel venerdì cadeva la festa mussulmana del sacrificio, uno dei giorni dell&#8217;anno nei quali ai mussulmani, e solo a loro, è consentito entrare anche nella parte riservata agli ebrei. La nostra guida ha invitato a parlare con noi sul pulman <em>Noam Ernon</em>, uno dei capi delle circa 80 famiglie di ebrei che abitano nella zona intorno alla moschea dei patriarchi, quartiere fantasma, con i negozi arabi chiusi e teatro di tantissime violenze da entrambe le parti. Con lui abbiamo fatto un tour (in autobus) per tutta questa zona. Molto interessante sentire il punto di vista di un colono. Ho registrato. E&#8217; in ebraico e non riesco a tradurlo per mancanza di tempo.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="600" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7873301&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=00ADEF&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="340" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7873301&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=00ADEF&amp;fullscreen=1" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;">Video su <a href="http://vimeo.com/7873301">vimeo</a></p>
<p style="text-align: left;">La storia (vedi su <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/H%C3%A9bron">wikipedia italiano</a>, ma, chi può, legga anche le altre lingue!) di questa città è molto complessa. Hebron per gli ebrei è seconda solo a Gerusalemme. Nel 1929 ci fu una terribile strage di ebrei e da quel giorno fino alla riconquista della città nella guerra dei 6 giorni del 1967 gli ebrei non hanno più abitato a Hebron. Non mi addentro in questo doloroso capitolo lasciando a voi ricerche e approfondimenti.</p>
<p style="text-align: left;">La nostra visita è stata molto interessante. I compagni di viaggio e noi eravamo molto interessati a capire la situazione attuale e la nostra guida è stata molto competente. Da queste visite si torna a casa più consapevoli della complessità e della gravità dei problemi che attanagliano queste popolazioni e purtroppo molto più pessimisti su un futuro vicino di convivenza e di pace.</p>
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		<title>Con le armi della pace</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 19:58:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[combattenti per la pace]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>La mia amica Tamar (quella delle biciclettata di sabato scorso) lavora da qualche mese come segretaria-tutto fare dell&#8217;organizzazione &#8220;Combattenti per la pace&#8221; di cui abbiamo già parlato in passato. Dai suoi racconti si capisce che incontra gente in gamba, realista e che si spende con passione per un futuro di giustizia e di pace <p>Continua a leggere <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/con-le-armi-della-pace.html">Con le armi della pace</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/roni-segoly1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-797" title="Roni Segoly e Raed Al Adar di Combatans for Peace" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/roni-segoly1.jpg" alt="Roni Segoly e Raed Al Adar di Combatans for Peace" width="643" height="235" /></a></p>
<p>La mia amica <strong>Tamar </strong>(quella delle <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/amici-in-5-fotoblog.html">biciclettata</a> di sabato scorso) lavora da qualche mese come segretaria-tutto fare dell&#8217;organizzazione &#8220;Combattenti per la pace&#8221; di cui abbiamo già parlato in <a href="http://www.andresbergamini.it/wp/?s=combattenti+per+la+pace">passato</a>. Dai suoi racconti si capisce che incontra gente in gamba, realista e che si spende con passione per un futuro di giustizia e di pace per questa terra. E&#8217; lei che mi suggerisce i seguenti links.</p>
<p>1) Una intervista, in italiano, raccolta da AGI mondo ONG: La battaglia della non violenza di Combatans for Peace. La parola a Roni Segoly, ex poliziotto israeliano, e Raed Al Adar, ex combattente palestinese, oggi dalla stessa parte della &#8216;barricata&#8217;. Qui di seguito il testo.</p>
<p>2) Radio <a href="http://www.allforpeace.org/readarticle.aspx?articleid=6825&amp;lang=3"><strong>All for Peace</strong></a>: una bella chiacchierata  &#8211; confronto tra <a href="http://blog.combatantsforpeace.org/">combattenti per la pace</a> e <a href="http://www.theparentscircle.com/">Parents Circle</a>. Intervengono anche il generale palestinese Jibril Rajub e Robbie Damelin, quella mamma che ricevette una lettera dal cecchino uccise suo figlio David. E&#8217; in ebraico e dura un&#8217;ora (ci sono dei begli intermezzi musicali!).<span id="more-792"></span></p>
<p><strong>Roni Segoly, ex poliziotto israeliano, e Raed Al Adar, ex combattente palestinese, fanno parte di <em>Combatans for Peace</em>, e coordinano rispettivamente la struttura israeliana e quella palestinese dell’organizzazione di attivisti per la pace in Medio Oriente. </strong></p>
<p><strong></strong>“Ho lavorato per l’esercito, la polizia e i servizi segreti israeliani combattendo contro i palestinesi”, racconta Roni Segoly, “quando sono entrato a far parte di <em>Combatants for Peace</em> da molti anni avevo cambiato le mie idee e avevo abbandonato il mio lavoro. Ora sono un attivista per la pace, ed è stata la scelta più importante della mia vita”. Difficile per entrambi abbandonare in un angolo la divisa indossata per combattere per i propri ideali. “Non ho partecipato alla prima riunione di <em>Combatans for Peace</em>, quella che di fatto l’ha fondata, perché per me era molto difficile accettare di confrontarmi con ex soldati che fino a poco tempo prima erano miei nemici e causa delle sofferenze del mio popolo”, rivela Raed Al Adar. E spiega: “All’inizio era difficile avere fiducia reciproca, ora abbiamo una politica comune che richiede due Stati per due popoli, senza nessun insediamento israeliano nei territori palestinesi. Nella nostra proposta Gerusalemme Est sarebbe la capitale dello Stato palestinese, mentre la parte ovest della città sarebbe la capitale d’Israele”. Segoly e Al Adar sono stati di recente in Italia per diffondere gli ideali di pace della loro organizzazione e allacciare relazioni con la società civile e le autorità locali italiane. Li abbiamo intervistati per cercare di capire che cosa li ha spinti, ciascuno dalla propria parte della ‘barricata’, a intraprendere la strada della non violenza.</p>
<p><strong>Quando avete deciso che la pace era l&#8217;unica via? </strong><br />
<em>Roni Segoly</em>: Ho sempre voluto la pace, come del resto il governo israeliano. Non ho cambiato idea in questo senso. Ma ho deciso di tirarmi fuori da un circolo vizioso fatto di violenza e di raggiungere la pace in maniera non violenta. Per 20 anni ho combattuto i palestinesi, e penso che lungo tutto questo periodo la mia mente abbia maturato le convinzioni che ho ora. Forse l’evento che più mi ha colpito e che ha cambiato la mia coscienza è stato la fine della prima Intifada, nel 1987: allora mi sono reso conto che non stavo più combattendo contro un esercito nemico, ma contro gente comune che cercava semplicemente di riconquistare la libertà. Improvvisamente non mi sono più considerato un soldato che proteggeva il proprio paese, ma un oppressore.</p>
<p><strong>Pensi che ci siano molti soldati che abbiano dei dubbi ma che non la forza di fermarsi?</strong><br />
<em>Roni Segoly</em>: Sicuramente noi siamo la minoranza, solo poche persone traggono le conseguenze dai propri dubbi. È sicuramente più facile imbracciare un fucile e combattere piuttosto che tendere la mano al proprio nemico. Penso che la maggior parte delle persone non cambi idea non perché non ne abbia il coraggio, ma perché non si rende pienamente conto della situazione: io non so cosa ci abbia spinto a cambiare. Non siamo persone migliori, siamo come tutti gli altri. Magari siamo stati aiutati dalle circostanze o dal nostro bagaglio di esperienze.</p>
<p><strong>Come ha reagito la gente nei Territori al progetto di <em>Combatants for Peace</em>?</strong><br />
<em>Raed Al Adar</em>: Vivendo sotto l’occupazione è stato molto difficile organizzare i primi incontri con gli ex soldati israeliani. Le persone consideravano strano ciò che facevamo e non capivano il nostro lavoro. Ho avuto problemi con gli amici e con i vicini; i loro occhi vedevano un ex alleato che ora collaborava con chi era responsabile delle sofferenze in Palestina. Da subito mi sono sforzato di far capire che il nostro agire andava oltre l’apparenza, e che il nostro obiettivo comune era la fine dell’occupazione. Oggi la società palestinese approva l’attività e le strategie della nostra organizzazione. Nel mio paese gli ex prigionieri politici, e molti di noi lo sono stati, vengono rispettati e ascoltati. Questa disponibilità d’animo ci ha aiutato.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Qual è stata la reazione in Israele? </strong><br />
<em>Roni Segoly</em>: La nostra non è stata la prima esperienza di collaborazione tra israeliani e palestinesi, ma la prima tra ex combattenti. In Israele le reazioni sono state differenti, perché noi siamo gli occupanti. La gente nel mio Paese pensa che l’occupazione dei territori palestinesi non sia un problema che li riguarda. In qualche modo percepiscono il mio lavoro come se io stessi aiutando i palestinesi, cioè il nemico. Pensano che tutte le nostre attività nascano dal fatto che i palestinesi soffrono e noi interveniamo in loro favore, ma la realtà è diversa: io voglio che l’occupazione finisca non solo per il bene dei palestinesi, ma principalmente per il bene d’Israele. Noi non ci rendiamo conto di quanto questa situazione ci abbia cambiati; un tempo noi eravamo le vittime e ora siamo i carnefici. Eravamo perseguitati e ora siamo persecutori. La gente non si rende conto di cosa ci sta succedendo a causa dell’occupazione. Quello che voglio è proteggere il mio popolo, recuperare la nostra identità. Questo è molto difficile da spiegare alla società israeliana. Ci chiamano ‘amanti degli arabi’ e ‘traditori’.</p>
<p><strong>Che cosa fa concretamente la vostra organizzazione?</strong><br />
<em>Roni Segoly</em>: Cerca di fare incontrare ‘in pace’ il maggior numero possibile di israeliani e palestinesi. Per questo, uno dei nostri obiettivi strategici è quello di aumentare il numero di sostenitori e membri della nostra organizzazione. Sia in Israele sia in Palestina cerchiamo di coinvolgere il maggior numero possibile di persone, e uno degli strumenti che utilizziamo sono le House lectures. Ci presentiamo a questi incontri ‘in coppia’ e cerchiamo di abbattere le barriere, che comunque esistono. La nostra attività si divide per regioni: in ognuna c’è un gruppo composto per metà da palestinesi e per metà da israeliani. Si portano avanti attività a livello locale con due obiettivi. Il primo è quello di proteggere i palestinesi che vivono nella zone occupate, per esempio attraverso dimostrazioni contro gli insediamenti israeliani o contro la demolizione delle case dei palestinesi. Il secondo, di raccontare agli israeliani ciò che succede in Palestina, perché nessuno di loro conosce realmente ciò che accade. Nessuno di loro sa cosa voglia dire vivere privati della propria libertà, nessuno sa cosa sia un check point. Gli israeliani non capiscono perché i palestinesi si lamentano, ed è per questo che noi li accompagniamo nei Territori Occupati in modo che possano vedere con i loro occhi. Ai più giovani ci rivolgiamo anche con i social network come twitter e facebook, e cerchiamo di partecipare a molti incontri all’estero per far conoscere la nostra attività.</p>
<p><strong>Quali sono i vostri progetti per il futuro?</strong><br />
<em>Raed Al Adar</em>: Siamo coscienti che non riusciremo a cambiare la situazione nel breve periodo. E’ tutto molto difficile e complicato, ma sicuramente ci muove la certezza di riuscire a convincere molte persone. Vogliamo recuperare la speranza, e raggiungere i nostri obiettivi attraverso il dialogo.<br />
<strong><br />
Come sono le relazioni con le istituzioni locali e nazionali?</strong><br />
<em>Roni Segoly</em>: In Israele non abbiamo nessun rapporto con le istituzioni. Ci relazioniamo solamente con altre organizzazioni e con la società civile.<br />
<em><br />
Raed Al Adar</em>: Abbiamo relazioni con molte organizzazioni e con le autorità locali, che sostengono il nostro lavoro. Alcuni leader di Fatah ci appoggiano perché abbiamo un obiettivo in comune: la fine dell’occupazione.</p>
<p><strong>Qual è la situazione politica in questo momento, anche in considerazione del nuovo scenario internazionale?</strong><br />
<em>Roni Segoly</em>: Da un lato ci sentiamo disperati e disillusi. La gente non crede più nella pace. Siamo stati illusi troppe volte: Camp David, Ginevra… Dall’altro lato però la gente continua ad avere bisogno di essere ottimista. D’altronde, tutti i conflitti del mondo si sono conclusi con dei negoziati e dei compromessi. Ma non con l’imposizione della forza: possiamo continuare a ucciderci all’infinito senza risolvere nulla. In questo momento ci troviamo in una situazione di stallo, nessuno prende l’iniziativa. Ma non si può più rimandare. Esistono responsabilità da entrambe le parti, ma noi israeliani siamo più responsabili perché abbiamo il potere. Le autorità israeliane sono miopi, a loro basta non avere attentati sul nostro territorio, e fino a quando la situazione rimarrà di relativa calma non faranno nulla per risolvere il problema. Basta un niente tuttavia per ricominciare a combattere. La gente però sta capendo che non si può continuare così, non si può ignorare la causa e pensare solo agli effetti. Il fatto che al governo in Israele ci sia una coalizione di destra guidata da Netaniyau è comunque positivo: se lui farà qualcosa per arrivare alla pace nessuno obietterà. E anche l’elezione di Obama e le sue parole ci danno speranza.</p>
<p><em>Raed Al Adar</em>: Il popolo palestinese non ha più speranze per il futuro. Quando Obama è stato eletto ha portato un po’ di ottimismo, ma è durato poco. Abu Mazen sta tentado da 5 anni di avviare dei negoziati e non ha ottenuto nulla; ci sono stati molti incontri bilaterali che non hanno portato a niente. In Palestina si cerca semplicemente di sopravvivere.</p>
<p><strong>Cosa può fare l’Europa per sostenere il lavoro di Combatants for Peace?</strong><br />
<em>Roni Segoly</em>: L’organizzazione ha sempre avuto un importante supporto dall’Europa e pochissimo dagli Stati Uniti. Chi va nei Territori occupati vedrà solo cooperanti europei. Io penso che il nostro ruolo sia quello di far conoscere la ‘reale’ situazione in Medio Oriente, sta poi a voi fare pressione sui vostri governi per cercare davvero di arrivare alla pace. Comunque i Paesi europei sono da sempre i più strenui sostenitori della teoria dei due popoli in due Stati.</p>
<p><em>La fonte dell&#8217;intervista è</em>:</p>
<p><a href="http://www.agimondo.it/focus/con-le-armi-della-pace"><img class="aligncenter size-full wp-image-796" title="agi-mondo-ong" src="http://www.andresbergamini.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/agi-mondo-ong.gif" alt="agi-mondo-ong" width="778" height="80" /></a></p>
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