All’anagrafe sono registrato Andres Bergamini, Andres perchè nato a Maturin. Dal 1993 sono un fratello delle Famiglie della Visitazione, dove tutti mi chiamano Andrea o Paperoga. Vivo da settembre 2005 a Gerusalemme dopo aver trascorso i bellissimi anni della mia infanzia e giovinezza a Quingentole (MN) nell’Azienda agricola La Roda insieme alla famiglia Scanavini; gli anni dell’università di Fisica a Bologna e a Sammartini; due anni fantastici 97-98 a Mapanda (Tanzania) e poi ancora a Bologna, alla Dozza dove insegnavo matematica e fisica al liceo Renzi.
Qui a Gerusalemme ho iniziato a scrivere questo blog per tenere aggiornati i familiari delle nostre avventure. Ci ho preso gusto, sia per le avventure sia per il blog. Oltre al blog studio le lingue (arabo soprattutto), lavoro al Patriarcato Latino con web master, e tante altre piccole cose… ma soprattutto faccio il fratello di Lorenzo dedicandomi alla passione della mia vita: la Parola di Dio.
Per tutto il Nuovo Testamento, l’unica forza generante, l’unico seme di vita nuova, per sé incorruttibile è la parola del Signore. Ogni altra parola, ogni altra meditazione culturale e persino ogni meditazione teologica – anche se in certe fasi della vicenda di un uomo e di una comunità o di una generazione può essere utile e, in una certa misura e a certe condizioni, può apparire persino necessaria – non è propriamente generante e creatrice e non è incorruttibile nel senso assoluto in cui solo il seme della parola di Dio è incorruttibile. Ogni altra parola, staccata o che prevalga sulla parola di Dio, presto si isterilisce, perde la sua forza generante, si fissa in una sterilità piena e si corrompe. (…) Questa “egemonia” della Scrittura, che non esclude ma deve condizionare tutti gli altri elementi o fattori formativi della coscienza e della cultura del cristiano, impone una proporzione della stessa Scrittura forte e prevalente in quantità e in qualità, rispetto a tutto il resto. È uno dei punti su cui più ho insistito e continuo a insistere: non può trattarsi di un contatto sporadico o infrequente o, se frequente, sempre per altro quantitativamente inferiore ai contatti con tutti gli altri fattori o tutte le altre fonti. Deve essere invece un contatto quantitativamente e qualitativamente prevalente, per intensità e per attribuzione di rilievo, sia rispetto a tutti i fattori concorrenti – e in particolare rispetto alla cultura profana, specialmente alle moderne scienze dell’uomo, quali psicologia sociologia ecc. – sia anche rispetto a tutte le altre funzioni, ruoli o ministeri nella Chiesa stessa, i quali tutti devono subordinarsi a un contatto con la Parola, abituale, insistente intensissimo, decisivo e giudicante della loro coscienza e della loro operazione (G. Dossetti, La Parola di Dio seme di vita e di fede incorruttibile, 55-56).





