Navigation Menu+

Gaza: Signore, scendi prima che muoia

Posted on 4 Settembre 2009 in Gaza | 1 comment

gaza-bambini

Hefa, la bambina che vedete nella foto mentre si sforza con massimo impegno a rimanere in piedi, potrebbe sintetizzare quello che abbiamo visto nei due giorni che abbiamo passato a Gaza. Con sgomento ascoltiamo dalla gente, per l’ennesima volta, che nulla è cambiato dall’ultima visita. I passaggi sono chiusi. Israele non fa passare niente e nessuno. I lavoro manca. Le materie prime per sistemare, ricostruire, hanno prezzi altissimi o sono centellinati dal governo di Hamas… E così via. Da quattro anni non cambia niente se non in peggio.

Ma in mezzo a questi drammatici ritornelli ci sono delle luci che, anche se non danno speranze per le soluzioni dei grandi conflitti, ci confermano che la vita fatta di affetti, di rapporti interpersonali, di sostegno reciproco, di incontri resta forte e desiderosa di restare in piedi,  di camminare come la piccola Hefa che gironzola per le camere delle suore.

messa-gaza

Io, Lorenzo e suor Susan eravamo un po’ come pecore senza pastore perché la nostra amica Sabah, la referente dei progetti che portiamo avanti con la nostra organizzazione, nonché nostra cara amica, è in Egitto per accompagnare il figlio, neoiscritto all’università del Cairo. Sono riusciti a passare il confine di Rafah un mesetto fa. Sabah però non è ancora riuscita a ritornare a Gaza. Pare che ci vogliano 1000$ per entrare in Egitto e 200$ per rientrare a Gaza. Fa pagare così tanto a dei prigionieri!

Senza Sabah, abbiamo potuto visitare solo due scuole e depositare un po’ di soldi in banca. Le scuole hanno “appena” riaperto (20 agosto). C’è in corso il mese di Ramadan. La distribuzione dei pacchi cibo avverrà nei prossimi giorni. Al contrario di quando facciamo tutto in giornata, abbiamo avuto più tempo per stare in parrocchia.

DSCN9331Il parroco, padre Jorge, è stato come sempre molto gentile. Ci ha fraternamente accolto in casa sua. Suor Susan si è sistemata dalle suore di Madre Teresa. Io ho passato qualche ora ad aiutarlo nella costruzione del sito web di bioetica (con pagine in arabo) che vuole lanciare prossimamente. Il nuovo parroco vuole dedicare parecchie energie ai giovani. Per questo ha già incominciato a fare degli incontri con loro, ad invitarli in parrocchia una volta alla settimana, per giochi, riflessioni, preghiere insieme, momenti conviviali. Un oratorio!

I cristiani come sapete sono pochissimi. Non più di 3000 su una popolazione di 1,5 milioni di abitanti. E i giovani sentono molto il problema del confronto con i mussulmani, dell’essere minoranza, e hanno bisogno di essere sostenuti e incoraggiati. Pare che stiano rispondendo bene agli appelli di abouna Jorge. Una 7o di ragazzi (accompagnati anche dagli adulti, o ragazzi più grandi o coppie…) partecipano a questi incontri settimanali. Anche alla messa domenicale si è notata una partecipazione più vasta e vivace.

La strada è ancora lunga ma ci sono dei bei segnali di risposta. Per questo il parroco ci ha fatto vedere le sale parrocchiali che vorrebbe sistemare per dare ai ragazzi un posto dove incontrarsi, dove giocare e dove fare catechismo. Nella galleria in fondo al post trovate un po’ di foto delle parrocchia e appunto questi locali. Come vedrete, un paio di ragazzi, hanno già cominciato i lavori di sgombero e risanamento.

DSCN9337

Dormire a Gaza vuole anche dire avere più tempo nel pomeriggio per la messa insieme, la preghiera, l’adorazione eucaristica. Il nostro calendario proponeva Gv 4,43-54. E come spesso mi capita in contesti così emozionanti mi si è inchiodato in testa quel padre che udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.

La tenacia di quel padre è bellissima. Non si preoccupa nemmeno di quella frase così dura (ma anche così attuale!) di Gesù sulla necessità di vedere segni e prodigi. Crede alla sua parola e si mette in cammino. Ho cercato di fare mie quelle parole, in quelle ore, per pregare per i bambini di Gaza, per la gente, per i cristiani, aiutato dalla grande fede che questa gente ha, ormai, solo nel Signore.

album di foto della giornata a Gaza

Tag:,

«

1 Comment

  1. Grazie per questi racconti che danno voce alla sofferenza delle persone e soprattutto dei bambini, vittime innocenti e che scuotono le nostre coscienze…

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.