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Dicembre - Novembre - Ottobre

gita nel deserto di Giuda

Domenica 23 ottobre 2005

Di sabato non ho scritto nulla perchè è stata una giornata tranquilla, casalinga a parte una puntata ad Azarie per la posta elettronica. Per la prima volta abbiamo cantato i primi vespri domenicali in chiesa per dare più solennità alla nostra preghiera. Lo rifaremo.

Oggi gran giorno: decidiamo di fare una gita nel deserto, meta il monte Muntar. Andiamo a messa alle 7 dalle suore comboniane (a 5 minuti da casa nostra, in fianco ai passionisti); è la prima volta che andiamo a messa da loro. Ci sono una quindicina di suore, padre Gianni passionista che presiede, i due postulanti passionisti e un altro prete che concelebra. La messa è solenne. Cantata (Gabriel il postulante suona e le suore cantano… evidentemente non sono abituate all’accompagnamento perchè ci sono parecchi stridori…). Omelia travolgente di padre Gianni su leone Daniele Comboni!

Tornati a casa, facciamo colazione in fretta, prepariamo lo zaino e partiamo. Vi confesso subito che sono un po’ preoccupato della gita. Lorenzo è molto sicuro di se e io mi fido ciecamente. L’ultima volta che è stato sul monte Muntar è stato più di quindici anni fa, prima delle due ultime intifade e prima di un sacco di altre cose che sono successe. Lorenzo dice che il deserto è molto bello e per niente pericoloso. Io invece ricordo suoi racconti di bambini coloni uccisi mentre giocavano nella valle adiacente al loro insediamento vicino a Betlemme o gli scambi di pietre e fucilate tra coloni e palestinesi… Faccio finta di niente, lui si acorge della mia preoccupazione e cerca di rassicurarmi. Io sono comunque contento di andarci e di fidarmi di lui per vedere questo deserto nel quale non sono mai stati.

Prendiamo lo sherut ad Azarie, direzione Betlemme e scendiamo al maxum alle porte di Abudis, anzi più precisamente nel villaggio di Sauahre, tra Abudis e il monastero di S. Teodosio. Segui sulla mappa il percorso.


Non sappiamo bene dove andare, per proseguiere. Nulla è come era allora… dice Lorenzo.

Passiamo il posto di blocco (siamo gli unici e i soldati non ci fanno storie) e immediatamente dopo ci inerpichiamo per una valleta che punta a est, piena di rusco e olivi, e senza sentiero…

Raggiungiunta la salita ci reimmettiamo nella strada asfaltata che partiva dal posto di blocco… Davanti a noi un panorama magnifico: Abudis e Gerusalemme… scatto subito diverse foto che poi a casa compongo con il programmino-bazza in una mega foto panoramica:


Se scorrete la foto ingrandita da sinistra intravedete (non è molto nitida): due asini, Abudis, un edificio grande: l’università, i due campanili del monte degli ulivi, sotto il primo, tra gli alberi, c’è la nostra casa, e Azarie verso destra.

Mentre scattiamo la foto telefona Giovanni… e si ferma la polizia a chiederci chi siamo e da dove veniamo… Beccati!!! Passiamo indenni entrambi i controlli. Poi abbiamo saputo dalla Vanda che Giovanni ha parlato di noi nell’omelia domenicale… che onore!

Proseguiamo la nostra marcia alla ricerca del sentiero…

Ne troviamo uno va nella direzione giusta ma porta anche verso un insediamento. Io comincio a temere le schioppettate, Lorenzo invece, gustando già il paesaggio desertico, palesa un sorriso compiaciuto totalmente incurante del pericolo, sorriso che non lo abbandonerà se non al ritorno quando la fatica e la caluta saranno insopportabili.

Passati indenni sotto l’insediamento (dalla mappa si tratta probabilmente di Keidar Temporary, temporary perchè ancora con i conteiner) ci inoltriamo nel deserto. Il paesaggio è magnifico. Non c’è niente se non pietre. E un gran silenzio. Mi sento rassicurato e comincio debolmente a sorridere anch’io. Intanto faccio altre foto panoramiche: nella prima (1,4Mb) si vedono il sentiero e le dune di roccia, nella seconda (2Mb) gli impressionanti insediamenti di Keidar e Ma’aleh Adumim (più grande, sullo sfondo) che come strisce si insinuano nel deserto, nell’estrema destra si intravede un accampamento semistabile di beduini.

Mentre camminiamo il mio cuore trema quando capisco che dobbiamo attraversare un accampamento di beduini.

Ci sono pecore, cammelli, asini… Non si vedono abitanti.

Le pecore fanno impressione: sono ferme immobili. Lorenzo dice che aspettano il tempo che passa. Effettivamente il paesaggio, pur bello, non offre rigogliosi pascoli o fonti d’acqua zampillanti a cui accorrere…

Intravediamo la nostra meta. Io sono oramai rassicurato e mi godo il panorama. Spira una piacevole brezza che non ci fa soffrire il caldo. Scatto altre foto:

Chi lo desidera salvi questa di Lorenzo con il panorama… ne vale la pena!

Qui, sotto la cima del monte Mutar, incrociamo una jeep. Pensavamo di essere gli unici invece non è così. Almeno sette jeep in tutta la mattina sono passate cariche di turisti, forse americani. In questo punto ci sono anche dei rottami di ferro con dei proiettili… abbiamo pensato di portarli a casa… ma pesano tantissimo:

Raggiungiamo la vetta. Ci sono solo pochissimi resti delle cotruzioni antiche (più sotto spiego meglio cosa c’era qui sopra) e diverse tessere di mosaico. Lorenzo racconta che quando veniva qui, al ritorno, riempiva lo zaino di tessere pensando poi di fare un mosaico nella cappella di casa, la sua attuale stanza da letto. Per fortuna ha ora abbandonato questa idea. C’è una orribile e abbandonata stazione dell’esercito. Ecco le foto:

Dietro al pellegrino che beve, la cima con le jeep e la base militare.


Il panorama. Sulla destra la cima con la jeep. Difronte, nascoste dalla foschia, le montagne della Giordania (direzione Est)

Un particolare del panorama: sulla sinistra del monte un gregge di pecore che scende…

Recitiamo le lodi con questo meraviglioso panorama. Ci rifocilliamo con qualche biscotto, mele e acqua. Lorenzo tira fuori dallo zaino una vecchia guida e leggiamo qualche informazione su questo posto. Ve le riporto brevemente:

Il Gebel Muntar è il monte su quale veniva portato il capro espiatorio il giorno di Yom Kippur per esservi sacrificato in espiazione per tutti i peccati di Israele (Levitico 16,22). Per la loro altezza (524 m sul livello del mare) queste cime dominano il deserto di Giuda. Qui Eudossia aveva fatto costruire la torre dove ogni tanto la raggiungeva S.Eutimio per ricondurla alla fede ortodossa così come era stata proclamata dal concilio di Calcedonica (451). Saba aveva 71 anni quando trasformò la torre i Eudossia in cenobio (510) che affidò al suo disceplo Giovanni Scolarios. Da lui ha preso il nome. Nella vetta ci sono solo avanzi di muri a livello del suolo, tessere di mosaico di varie dimensioni (ora poche.. eh eh) e cocci dell’epoca della fondazione. Nel periodo bizantino, per Pasqua, dall’alto del monte degli Ulivi veniva lanciato con una fiaccola accesa l’annuncio del Risorto “Kristos anesti”. Il cenobio sulla vetta de Muntar lo trasmetteva a tutte le laure e ai cenobi disseminati nel deserto di Giuda. E come il popolo eletto teneva sempre fisso lo sguardo alla colonna di fuoco che lo precedeva nel deserto dell’Esodo, così gli anacoreti e i cenobiti vedevano quel segno luminoso e se lo comunicavano l’uno all’altro. In poco tempo l’augurio pasquale giungeva anche ai monasteri del Neghev e del Sinai. [P. Compagnoni - Il deserto di Giuda. L.P.L 1985]

Verso le 12 riprendiamo la via del ritorno. Osserviamo che le jeep procedono per un’altra strada diretta più a Nord. Lorenzo pensa possa essere la strada che lui percorreva in passato. La seguiamo per un mezzoretta. Poi però capiamo che punta troppo a Nord. Consultiamo la carta e decidiamo di lasciare il sentiero e, tagliando per le vallette, recuperare la strada fatta all’andata.

Il panorama è sempre stupendo. Non c’è più vento e la foschia fa sparire le cime più lontane. Sulla via del ritorno attraversiamo un gregge, apparentemente senza pastore…

Cosa mangiano queste pecore?? Mah, forse i pochi spini che crescono tra le rocce. A conferma del fatto che qui in terra santa ogni cosa ha un riferimento biblico (come dice Bobo Piacentini), da lontano scorgiamo un significativo esempio di recinto per le pecore (un po’ distrutto…):

Ritroviamo l’accampamento beduino di prima. Ora sono molto coraggioso, mi sento quasi di casa e mi diverto un po’ con lo zoom:

Notate le pecore sullo sfondo come sono in fila… immobili!!! L’asino invece è un asino da guardia. Infatti quando ci vede, ci punta e comincia a ragliare come un forsennato. Noi aumentiamo il passo…

Sono quasi le due, ora di uscita da scuola. Incrociamo diversi muli con studenti/esse sopra, con tanto di zaino.

Questi che seguono sono fenomenali… Uno scuolabus… Sono cinque. Lorenzo intavola con loro una lunga conversazione. Arriva per fino a dire che abbiamo fatto il digiuno sul monte Mutar! Per una foto vogliono un po’ di soldi. Quindi riesco a scattare solo due foto:

La foto successiva viene un po’ scura e a casa la elaboro un po’. Ecco il risultato un po’ pastelloso:

Qui ho aggiunto la testa all’asino. Ci chiediamo dove parcheggiano il mezzo mentre sono a scuola. Noi intanto siamo quasi arrivati. Ritroviamo la strada asfaltata e il maxum dove ci hanno controllato i passaporti. Questa volta passiamo da destra (evitando così il ripido campo di rusco e ulivi) e non incrociamo nemmeno i soldati:

Puoi rivedere la mappa per orientarti meglio. Uno sherut ci carica immediatamente e per tre shekel ci riporta ad Azarie. Alle 14 in punto entriamo in casa esausti e felici per la bella gita. Il pomeriggio si consuma in fretta con doccia, pranzetto a base di paninazzo al salame nostrano, riposone, elaborazione foto e vespro solenne in chiesa per la conclusione della domenica.

2 comments to gita nel deserto di Giuda

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