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I giovani al CTC di Usokami: maisha mapya… per non morire! (Vd)

Posted on 22 Aprile 2015 in Le mie famiglie | 0 comments

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Sabato 28 marzo da Mapanda sono sceso al CTC di Usokami con l’Angela e Maria R. per la giornata dedicata ai giovani. Ho soprattutto guardato, ascoltato e… giocato! Una giornata emozionante. Maria, una nostra amica che sta facendo un anno di volontariato in Tanzania, si è data tantissimo da fare. Si è anche prestata a raccontare per il blog, di questa giornata. Ecco la sua testimonianza.

L’ultimo sabato del mese è il giorno che i bambini più grandi del CTC di Usokami (centro per la diagnosi e terapia dell’AIDS) aspettano con più ansia. È il giorno del Team Club. I Teen Club sono gruppi promossi da un bravo infermiere di Mafinga, città capoluogo di provincia, vicina a Usokami, nella regione di Iringa – Tanzania, con l’intento di creare momenti di incontro fra i giovani, momenti di gioco e di riflessione sulla malattia che, purtroppo, dilaga nell’ Africa sub-sahariana: l’AIDS.

I nostri ragazzi sono tutti in terapia ma  l’idea originale dei Team Club era quella di riunire tutti i giovani, indipendentemente dalla malattia. Tutti i ragazzi tra i 9 e i 19 anni sono caldamente invitati a partecipare. Il loro motto è: “Teen Club, maisha mapya” che significa “Club di teenagers, vita nuova”.

I giorni prima dell’incontro, se incrocio per strada qualcuno di loro, si avvicinano e con aria complice mi sussurrano in un orecchio: “Allora ci vediamo sabato… porti le carte?”. Questa piccola frase mi gratifica tantissimo, capisco che quello che facciamo insieme l’ultimo sabato del mese, nonostante non sia niente di eccezionale, lascia tanto ai bambini e soprattutto a me.

La prova è l’evidente aumento di bambini che partecipano di mese in mese. La voce si sparge e la voglia e la curiosità crescono. Non vedono l’ora di cominciare a giocare, sono affascinati e un po’ storditi dai giochi che proponiamo, molte volte non li capiscono perché non sono abituati a giochi organizzati e complessi.

Giochiamo, balliamo e cantiamo fino al momento dell’incontro. Le infermiere, allora, prendono la parola e molto delicatamente introducono il discorso. I bambini ascoltano attenti e senza esitare rispondono alle domande: “Quante volte al giorno prendiamo le medicine? A che ora? Di quanti pasti al giorno abbiamo bisogno? Che cosa mangiamo?”. Non mancano le domande del tipo: “Che cosa vogliamo diventare da grandi?”.

Ma l’ultima domanda è sempre: “Perché prendiamo le medicine?”. I bimbi a turno alzano la mano e rispondono, chi con voce chiara e decisa, chi con imbarazzo e timidezza. Tutte le risposte sono seguite da un lungo applauso. Un bambino di 9 anni il mese scorso ha risposto: “Per non morire”.

Dopo un abbondante pranzo insieme, ci s’incammina tutti verso casa, aspettando con trepidazione il prossimo incontro. È un’occasione per divertirsi, stare insieme, non sentirsi soli e aiutarsi a vicenda in questo cammino così difficile. Alla fine dell’incontro, i loro sguardi pieni di complicità e vitalità mi fanno tornare a casa piena di gratitudine.

Maria Rimondi

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