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Il CTC di Usokami, al servizio della gente

Voglio dedicare un post al lavoro delle nostre sorelle nel CTC, la sezione del dispensario della missione di Usokami, che si occupa dei malati di AIDS. Sono andato di persona a vedere il posto e a capire in che cosa consiste questo grande lavoro che fanno.

Il progetto è partito circa 5 anni fa, quando le iniziative sanitarie, in Tanzania, in questo campo erano scarsissime. La gente aveva molta vergogna e paura a dichiarare il proprio stato. L’AIDS era un tabù. Si moriva di “altre malattie”. Nessuno diceva niente. Proprio per questo silenzio la malattia si è diffusa moltissimo.

Grandi campagne di sensibilizzazione, finanziamenti dall’estero e impegno diretto delle amministrazione locali hanno generato progetti pilota per cominciare a far fare i test alle persone, ad assistere le mamme incinta, a distribuire alcuni farmaci antiretrovirali.

La missione di Usokami si è gettata a capofitto nel problema, coadiuvata da dottori, amici ed esperti italiani. Le nostre dott.ssa Angela Perderzoli e Maria Elisabetta sono state coinvolte in prima persona, la prima soprattutto per la parte medica la seconda per la parte amministrativa-organizzativa.

Ogni giorno circa 120-130 persone vanno al CTC per la visita periodica (mensile o quindicinale) durante la quale vengono visitate, fanno le analisi del sangue (ogni 6 mesi) ricevono i farmaci per il mese successivo, un po’ di cibo, specialmente i bambini. A queste si aggiungono anche 3-10 persone nuove, che, risultate positive al test, vogliono entrare nel programma. Ogni quindici giorni la clinica si sposta, con tutto il necessario, nei villaggi più lontani (ad esempio Mapanda). In tutto sono circa 2500 i pazienti in cura, molti vengono dai villaggi della parrocchia ma molti da località più lontane.

Durante la “giornata di clinica” le persone si mettono pazientemente in fila e aspettano il loro turno a volte per ore. Alcune giornate sono dedicate ai bambini più piccoli, altre agli adolescenti, forse il gruppo più difficile da trattare. Ovviamente non basta dare le pastiglie e un po’ di cibo. Le persone hanno bisogno di parlare, di essere incoraggiate a tener duro, a continuare la cura con costanza, a trovare ragioni per vivere e per far vivere i propri familiari e amici intorno a loro. Il lavoro di ascolto – consiglio è il più necessario e il più difficile perché il tempo è poco, la gente è tantissima.

Quasi sempre dietro alla scoperta della malattia c’è un dramma familiare: un marito che ha più mogli o amanti, un genitore che trasmette la malattia al figlio, violenze domestiche, incontri a scuola con compagni o maestri senza scrupoli. Le donne sono le più colpite ma anche quelle più brave a mettersi in gioco e a seguire il programma.

È molto difficile reperire personale preparato. Anche se hanno nel loro curricolo qualche diploma, tutti si formano direttamente sul campo, con l’esperienza diretta. Sono stati scoperti notevoli talenti! Non pochi però, dopo un periodo di lavoro, hanno lasciato il centro di Usokami, troppo in periferia, per continuare gli studi, per avanzare di carriera o per trasferirsi in città. Il team del CTC comprende una decina di persone, alcune fisse altre che alternano giornate al dispensario centrale.

Il CTC riceve i finanziamenti dal governo tanzano attraverso una istituzione ad hoc che si chiama tunajali, che vive di contributi stranieri, soprattutto americani. I rapporti con “tunajali” (rendicontazioni, report, relazioni, bilanci, ecc.) sono tenuti da Elisabetta. Non è un lavoro facile perché la corruzione, lo sperpero, i guadagni illeciti, la poca cura non sono affatto estranei a questo ambito. Per ottenere le medicine o i reagenti per le analisi in tempo e in quantità sufficiente bisogna masticare molto amaro e darsi un sacco da fare. La dove non arriva tunajali, per fortuna, arriva in aiuto la generosissima diocesi di Bologna.

Le nostre sorelle e tutti quelli che lavorano in questo centro, hanno fatto e fanno un enorme lavoro. Cinque anni fa non c’era niente! Quanta strada hanno compiuto! Tantissimo resta da fare e, nel ritmo quotidiano, il debole e sgangherato team rischia di essere risucchiato dall’enormità dell’impresa. Le centinaia, le migliaia di persone che passano da quelle stanze sono forse l’ultimissima ruota del carro del monto, la più povera e dimenticata. Servirle con dedizione, diventarne amiche, piangere e gioire con loro è un privilegio e una grazia specialissima.

Per qualche giorno ho avuto anch’io la possibilità di sfiorarle e goderne la carità. Invito anche voi a guardare le foto e se avete voglia a fare una visita e a dare il vostro contributo!

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