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Il terremoto ad Haiti

Foto presa dal blog The Big Picture

In questi giorni le drammatiche notizie che vengono dalla martoriata Haiti relativizzano i problemi della Terra Santa. Distruzioni, macerie, tantissime vittime non a causa di bombardamenti ma del terribile terremoto. Anche qui a Gerusalemme si moltiplicano le veglie di preghiera e le iniziative umanitarie. Ho mandato una piccola offerta, seguendo il consiglio di Davide B, un mio amico che qualche anno fa lavorava qui a Gerusalemme e che ora è in Guinea Conacry per contro della Catholic Relief Services, l’agenzia umanitaria internazionale dei vescovi degli Stati Uniti, che che coordina gli aiuti della Chiesa cattolica ad Haiti in questa fase iniziale del disastro (vedi l’articolo di Radiovaticana).

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3 comments to Il terremoto ad Haiti

  • Andrea Girolami

    C’e’ un ospedale da campo ad Haiti, attrezzato con tutti i macchinari necessari, 40 medici, 20 paramedici ed altrettanti infermieri. C’e’ un gruppo di 100 soldati mandati ad aiutare le operazioni di soccorso. C’e’ un gruppo di personale specializzato nella ricomposizione dei cadaveri. C’e’ un gruppo di persone che è diventato operativo 12 ore dopo il terremoto.
    Sono tutti Israeliani. Nessun’altro stato al mondo è stato in grado di essere operativo così velocemente.

  • Paperoga

    Davanti ad una tragedia così grande e con tanta gente da tutto il mondo che si da da fare, molte organizzazioni che erano già sul posto (molte cattoliche: http://www.zenit.org/article-28088?l=english ) perchè è un paese poverissimo…
    non capisco e non condivido assolutamente la necessità di specificare questa notizia-esaltazione sugli israeliani (chi ha fatto la classifica dei più bravi negli aiuti??). Non è meglio apprezzare in silenzio il loro contributo, apprezzabilissimo come quello di tutti? Che senso ha esaltarsi? Boh… sembra sempre che cerchi la polemica fine a se stessa.
    Perchè se si ragiona sull’intervento umanitario israeliano allora perchè non fare anche altre considerazioni?

    http://www.haaretz.com/hasen/spages/1143313.html
    http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3835300,00.html

  • Andrea Girolami

    Di fronte a una simile tragedia, che ci deve toccare tutti personalmente, troverei importante lasciare perdere sterili processi alle intenzioni che non aiutano nessuno ad Haiti, e semplicemente lodare il lavoro di quei volontari che non dormono e salvano vite a catena, e che lo fanno al massimo della competenza scientifica e umana, a qualunque paese o organizzazione appartengano. Tra loro, mi sono “permesso” di dire che molti sono israeliani, e mi pare importante dirlo non per una sterile esaltazione come dici tu, ma semplicemente perché è il dono amoroso di un popolo di soli sette milioni di abitanti, certo non ricco e sempre in pericolo; che, come ha detto la Cnn, in genere pessima su Israele, «è arrivato qui dall’altra parte dell’oceano».

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