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La benedizione delle case a Ilogombe

Posted on 3 Dicembre 2015 in Senza categoria | 0 comments

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TANZANIA –  Per tre giorni siamo andati per le strade Ilogombe, uno degli otto villaggi della parrocchia di Mapanda, per visitare le famiglie e per benedire le case. Queste ci hanno aperto la porta e ci hanno presentato la loro situazione familiare, molto raramente in regola con la legge della chiesa.

Enrico e Davide, i padri della missione bolognese, ci tengono molto a questo appuntamento. Cercano di passare in tutte le case dei villaggi della parrocchia almeno una volta ogni due anni. È un lavoro duro ma che permette di incontrare le persone là dove abitano.

Un po’ di dati. Gli abitanti totali della parrocchia sono circa 18.000, di cui circa 4.000 cristiani cattolici, sparsi in 8 kigango o villaggi. Ogni kigango ha uno o più catechisti ed è diviso in jumuya ndogo ndogo, comunità che comprendono nuclei familiari di una stessa zona del villaggio. Anche se sono ndogo ndogo (piccole piccole), una jumuya può avere anche un centinaio di case. Ognuna elegge dei viongozi (responsabili) che guidano, portano gli avvisi, relazionano al parroco, ecc.

Ogni giovedì i fedeli sono invitati a ritrovarsi in una casa a turno della loro jumuya, per leggere le letture della domenica, pregare e parlare dei problemi delle persone che appartengono a quella jumuya. Non tutte le piccole comunità riescono a ritrovarsi con regolarità. Esse sono comunque il cuore, il motore della comunità cristiana. Per le benedizioni, si va nelle case di una determinata jumuya, normalmente quelle che hanno dato la loro disponibilità. Il prete è accompagnato dal catechista, e dai viongosi.

Sono pochissime le famiglie “regolari”, dove i coniugi sono battezzati e si sono sposati. La maggior parte delle volte si incontra solo la donna con qualche figlio piccolo, che è seconda o terza moglie di un uomo poligamo. Non tanto rari sono i casi di levirato, dove cioè, morto il marito, la donna è diventata moglie di un fratello del defunto. Rarissimi i giovani tra i 17 e i 35 anni. Quasi tutti vanno in città a cercar fortuna. Alcuni tornano se si ammalano, o hanno figli da relazioni occasionali.

Il battesimo è negato a tutti quelli che vivono in situazioni irregolari (concubinato, poligamia, levirato) e ai loro figli piccoli. Possono accedere al catecumenato tutti i bambini che lo desiderano delle ultime classi delle scuole elementari. Seguiranno dei corsi di catechesi, ritiri, preparazione per tre anni. Se saranno costanti e meritevoli, potranno ricevere il battesimo, la prima comunione e la cresima.

Nella maggior parte dei casi quindi il prete e il catechista, davanti a queste situazioni, non possono far altro che incoraggiare a continuare a frequentare la comunità, a partecipare alla messa e alla preghiera. Anche se non è possibile partecipare ai sacramenti, è possibile però ricevere il calore, l’incoraggiamento, il conforto degli altri cristiani, educare i figli secondo i principi cristiani, chiedere aiuto in caso di bisogno.

La dignità, il senso d’accoglienza, la mitezza soprattutto delle donne è straordinaria. La si percepisce varcando ogni soglia di casa. Per me è un piccolo contatto, uno sfiorare appena le vite di queste persone che sembrano lontanissime dal mio mondo ma anche vicinissime nella fede.

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