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La croce di Alberto per la kehillà di Jaffa

Posted on 11 Giugno 2013 in Spiccioli di vita in Terra Santa | 2 comments

Fra Alberto Joan icona del crocifisso

Lascio spazio al mio carissimo fratello Alberto che racconta le fasi della realizzazione della bellissima icona del crofisisso. È nata pian piano, nel nostro piccolo atelier della città vecchia, in parallelo al lavoro dell’icona del concilio di Gerusalemme.

Scrivere una nuova icona è sempre una grande avventura, umana e spirituale, quella che ho appena concluso rimarrà un momento importante nella mia vita, per la prima volta ho realizzato un’icona della croce.

Ho accolto la sfida di scrivere una croce per la comunità dei cattolici di espressione ebraica di Tel Aviv, che da tempo avevano il desiderio di avere un crocifisso nella cappella dove si riuniscono ogni settimana per la lectio divina e per la celebrazione eucaristica. Mi sono fidato degli amici che mi avevano promesso aiuto e supporto tecnico oltre che spirituale e morale, Andres e Benedetto, e ho accettato; tempo concessomi 6 mesi!

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L’opera è iniziata da zero: realizzazione del progetto, disegno della croce, proporzioni da controllare e, dopo che il falegname di fiducia ci ha tagliato la tavola a misura… con qualche imprecisione, è stato il momento della gessatura, era febbraio e nell’atelier si lavorava con giubbotto e manicotti per il freddo. Dopo aver riportato il disegno sulla tavola, fase non facile, soprattutto per gli ingrandimenti realizzati con fatica dai modelli a disposizione che erano per croci piccole, è arrivata la fase della doratura, che come sempre è stata delicata e un poco demotivante: buchini, imperfezioni, due dorature diverse per aureola e croce, verniciatura protettiva e copertura degli eccessi.

Dopo queste prime fase vissute in completa solitudine (in effetti fisicamente Andres era presente, ma impegnato in altri progetti iconografici), ho iniziato ad intuire che forse sarei rimasto solo con la mia croce… parabola della vita, dopo tutto ognuno è chiamato a portare la propria. Il passaggio ai colori di fondo è stato interessante e curioso, con l’attento consiglio del maestro Andres ho utilizzato nuove polveri donateci dalle Clarisse di Orvieto e cercato tonalità nuove e azzardate (il blu è stato la massima espressione di queste sperimentazioni cromatiche!).

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Poi è giunto il momento di mettere mano al corpo di Cristo, devo essere sincero, ho preferito ultimare tutti i particolari possibili prima di approcciare questa fase, perché mi sentivo impreparato e indegno… non è facile trovarsi a tu per tu con il corpo del Signore, credetemi. Poi un sabato mattina mi sono ritrovato solo all’atelier dove dipingiamo, Andres non poteva venire e ho deciso che era il momento giusto per iniziare il corpo… io e Gesù da soli.

Ricordo che dopo alcune ore ai pennelli, mi sono allontanato un poco dalla tavola per osservare l’icona e le parti già completate e ho provato una grande emozione… avevo tante domande nel cuore in quel periodo, per persone amiche che mi avevano confidato dei loro drammi, le pesanti croci che stavano portando, dolori che avevano nel cuore e che non sapevano spiegare e pensieri personali che mi rattristavano e confondevano. Contemplando la croce tutte quelle domande trovavano risposta; ho chiesto il perché di tanto dolore, del perché amare è spesso soffrire; l’icona mi offriva ogni risposta… Lui è l’amore, un amore crocefisso, una donazione assoluta per amore, solo amore.

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La madre sua che assiste al mistero della croce con dolore profondo ma non privo di speranza, stando senza timore dinnanzi alla morte per amore, e così facendo, lo fa suo. Ho capito che solo così tutti i nostri dolori possono trovare una spiegazione, profonda, non facile da accogliere e non semplice, ma vera. Osservando le ferite del Cristo ho anche capito che dopo la sua risurrezione esse non sono guarite, non si sono chiuse e rimarginate, ma sono aperte e presenti. Anche nelle nostre vite ci sono alcune ferite che non si chiuderanno mai, come quelle del Risorto, ma forse proprio lì sta il mistero, riuscire a trasfigurarle, sebbene aperte, capaci di accogliere, di farci comprendere quelle dei fratelli, rendendoci capaci di perdono e amore e non di condanna e accusa. Ho capito che doveva essere così, quel sabato mi era stato dato per capire tante cose, per stare solo con Lui e la Sua (mia) croce.

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Andres mi ha seguito in ogni passaggio, con la discrezione del maestro che lascia il discepolo sperimentare e anche sbagliare, il suo aiuto è stato prezioso e indispensabile, soprattutto per le velature trasformanti e le ombreggiature che io non consideravo né utili, né necessarie!

Ora l’icona è terminata, sabato, insieme, io, Andres e Benny l’abbiamo portata a Tel Aviv.

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Durante la Messa è stata solennemente intronizzata e benedetta con questa benedizione, che trovo molto profonda.

Benedetto sei tu Dio nostro re dell’universo che dall’albero del giardino di Eden, albero di dolore e morte, hai dato a noi la medicina e la vita con la croce. Il Signore Gesù, sacerdote, maestro e re, nell’ora della sua morte, salì volontariamente su quel legno, che diventò per lui altare del sacrificio, cattedra di verità e trono della sua gloria. Con la sua morte, Gesù rivelò ai discepoli il senso misterioso delle sue parole: il chicco di grano che muore produce molto frutto.  Ora ti preghiamo, Dio onnipotente, fa che i tuoi figli su questo legno glorioso distruggano la loro superbia, guariscano, ricevano aiuto nella prova, sicurezza nel pericolo e molte benedizioni. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Fra Alberto Joan Pari

croce1albertoAlbum Picasa (54 foto)

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2 Comments

  1. bravo Alberto, un lavoro molto bello e parole di accompagnamento piene di fede e consolazione. Che il Signore ti benedica Gisella

  2. Complimenti Alberto!
    E grazie ad Andrea per averci mostrato tanta bellezza.
    Come sempre faccio il “tifo” per voi e le vostre icone perchè possano avvicinare l’uomo al vero sguardo di Dio sul mondo!
    Vostra “peg”!!!

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