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La settimana santa a Mapanda 2015 (Vd)

Posted on 21 Aprile 2015 in Le mie famiglie | 0 comments

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Un bel salto! Dalle liturgie in latino, solennissime nel Santo Sepolcro di Gerusalemme, con tanti vescovi, concelebranti, ministri e poche decine di fedeli alle straripanti liturgie africane, piene di bambini, donne, uomini, canti, tamburi, colori, odori, in lingua swahili, un paio di padri, qualche fratello e sorella di carnagione più chiara sulle colline della Tanzania. La settimana santa a Mapanda.

Saltando così lontano però resto meravigliato della forza del Vangelo, come riesca penetrare in tutti i contesti, in tutti i cuori. La notizia della resurrezione, ascoltata sotto il cero pasquale è la stessa e anche questi fratelli africani, come quelli della Terra Santa e quelli di Bologna ne restano rapiti.

Guardate ad esempio come si muove il coro della domenica delle Palme:

Un video di assaggio dei canti decisivi della notte di pasqua: utukufu (il gloria), alleluya e tazama nimekuja kukushukuru (trad. “ecco sono venuto a ringraziarti”):

Qui sotto nelle foto ritroverete le tappe classiche della settimana santa (una via crucis, la domenica delle palme, la messa crismale a Iringa presieduta dal vescovo Tarcisius, la messa in Cena Domini con la lavanda dei piedi, la via crucis e la liturgia del venerdì santo, la veglia pasquale con il fuoco, il cero, i battesimi, i bambini dormienti) condite in stile africana!!

Oltre le foto potete leggere l’articolo che ho inviato per BO7, il settimanale della diocesi di Bologna, pubblicato la domenica 5 aprile 2015.

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bo7pasqua2015La settimana santa a Mapanda

Le celebrazioni del triduo di Pasqua nella parrocchia tanzana affidata alla cura dei preti della nostra diocesi, attraverso il racconto di un fratello delle Famiglie della Visitazione, venuto per l’occasione da Gerusalemme.

Agli estremi confini meridionali della diocesi di Iringa, sulle dolci colline dell’altopiano tanzano, la parrocchia di Mapanda domenica scorsa è entrata nella settimana santa. Le palme sono state benedette dalla pioggerella quotidiana – manyunyu, in swahili – che rende ancora più vivaci i colori della natura lussureggiante.

I fedeli non si sono lasciati scoraggiare e hanno accompagnato con il consueto entusiasmo don Enrico Faggioli, nella processione che a Gerusalemme si svolge invece nel clima secco e pietroso del Monte degli Ulivi. “Non è facile tenere insieme la gioia della folla festante che accoglie Gesù come Re e Messia e la drammaticità del racconto della Passione” ha detto il parroco nell’omelia. Sembra la parabola della vita dei nostri fratelli africani, schiacciati dalla severità delle obbedienze quotidiane ma capaci anche di esprimere con straordinaria allegria la gioia della vita.

Karibuni sana… hapa!” (molto benvenuti… qui!) con queste parole don Davide Zangarini ha sintetizzato il senso della messa del giovedì santo. L’eucarestia è un invito caloroso di Gesù a partecipare alla sua mensa. È anche il nostro ringraziamento al Padre per il dono del Figlio, è il nostro dire “Shukrani”(grazie) a questo regalo inaspettato, è l’origine e il cuore della Chiesa. Particolarmente suggestiva la lavanda dei piedi. I preti si sono chinati per riproporre l’esempio del Maestro e Signore, durante l’ultima cena. Bacinelle colorate, saponi e asciugamanti si sono alternati sui dodici prescelti, come Pietro un po’ imbarazzati di questo gesto di carità.

È molto importante vivere il triduo ricordando la morte e la resurrezione di Gesù, che ha dato la vita per noi peccatori. Questo è il cuore della vita cristiana” dice Matayo, il capo coro, con estrema lucidità.

L’azione liturgica del venerdì santo è tradizionalmente preceduta dalla via crucis, alla quale i cristiani locali sono molto legati. Così la memoria della passione e morte del Signore sembra penetrare nel profondo dei cuori di questa gente, così abituata a confrontarsi con la morte dei propri cari.

Quasi cento bambini di 11-12 anni, provenienti dagli otto villaggi sotto la cura pastorale dei preti bolognesi hanno percorso, durante la quaresima, le tappe del catecumenato. Nei giorni della settimana santa partecipano al semina organizzato per loro in parrocchia. Circa una trentina sono quelli di Mapanda che, proprio nella veglia pasquale, hanno ricevuto il battesimo. Questi nuovi figli di Dio insieme alla luce del cero pasquale, i meravigliosi canti, le abbondanti letture hanno reso la liturgia della notte emozionante, anche per uno come il sottoscritto, abituato alle liturgie del Santo Sepolcro di Gerusalemme, solenni, pompose e non certo così colorate e vivaci.

Mercoledì santo, a Iringa il vescovo Tarcisius Ngalalekumtwa, durante la messa crismale, ha rivolto ai suoi sacerdoti l’esortazione a continuare a dedicarsi completamente alla propria gente, ad offrire il sacrificio per la remissione dei peccati, a presentarsi, in ogni circostanza, come ministri e servitori di Dio (2Co 6,3-4a).

I nostri infaticabili don Enrico e don Davide, sono reduci dalle benedizioni pasquali. Accompagnati dai catechisti e dai responsabili delle piccole comunità, le jumuiya ndogondogo, sono passati capanna per capanna in tutto il villaggio, che, con i suoi 6.000 abitanti, è il più popoloso della zona. “Per me è stata un’esperienza molto forte – mi ha confidato don Davide -. Entrare nella case della nostra gente, toccare con mano la semplicità e l’essenzialità delle loro dimore, pregare con loro, scambiare qualche parola ci ha regalato un scambio e un’intimità nuovi per me che sono qui da poco più di un anno”. Per molti mapandesi è stata l’occasione di riprendere contatto con la preghiera, con la chiesa, con i fratelli cristiani interrotto da tempo per i motivi più vari.

È noto che i mapandesi sono molto dediti al lavoro dei campi. Così la via crucis del venerdì e la messa quotidiana sono frequentate solo da qualche decina di persone. Queste però sono particolarmente appassionate e fedeli alla preghiera comunitaria. È sempre molto ricco il dialogo biblico sulla lectio del giorno, una perla davvero preziosa.

Le suore minime danno un contributo importante. Nei week end, salgono da Usokami per affiancare i preti nel lavoro pastorale. Per il loro atteso trasferimento a Mapanda si aspetta che la casa sia finalmente completata.

I miei fratelli e le mie sorelle delle Famiglie della Visitazione, insieme a Kizito e a Maria, una giovane volontaria italiana qui in Africa per un anno, mi hanno riservato un’accoglienza speciale. Lasciare Gerusalemme, solo per tre settimane, per celebrare la Pasqua con loro è stato davvero un bel regalo.

Andrea Bergamini, fratello delle Famiglie della Visitazione

Avvenire Bo7 – scarica il pdf di pag. 1 e 3

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