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Masada e deserto

Domenica 12 febbraio 2006
Finalmente il viaggio: subito dopo la messa, suor Giuseppina ci porta in città vicino al posto dove noleggiano le auto.  Piccolo dramma all’Avis rent a car: ci vuole una carta di credito collegata alla patente del guidatore. I due fratelli… non ne parliamo neppure. Italo ne ha una ma non l’accettano (non ha i numeri in rilievo), la Gisella ne ha una che sembra andar bene ma le hanno revocato la patente. Per fortuna ha conservato quella vecchia ormai scaduta e l’impiegato non se ne accorge.

Quindi dopo un po’riusciamo a partire. Guida Lorenzo; la macchina ha il cambio automatico. Per fortuna Italo nel lontano 1971 ne aveva guidata una quindi pian piano riconosce i vari simboli (P,N,R ecc), ma quello da imparare è che non c’è la frizione e che quell’unico pedalone laggiù è il freno. Però Lorenzo è abilissimo e dopo tre o quattro inchiodate da paura, in mezzo alla strada, del tutto improvvise con panico per quelli dietro a noi, tutto si sistema e finalmente possiamo goderci il panorama. Destinazione mar Morto, Masada, poi si vedrà e l’indomani Galilea.

Come sempre bellissimo il paesaggio misto di accampamenti di tende dei nomadi, insediamenti israeliani, e postazioni militari, come si può vedere dalle ormai note foto. Ne troverete anche una dove si vedono dei campi in cui gli ulivi prima coltivati sono stati tutti tagliati alla base probabilmente per non lasciarli in ‘eredità’ ai palestinesi dopo che gli israeliani hanno dovuto abbandonare l’insediamento.

Dopo il meraviglioso deserto arriviamo al mar Morto, lo costeggiamo e infine ecco la celebre rocca. Lorenzo è sempre generoso di notizie e di spiegazioni e ci introduce nello spirito del luogo così famoso. Si sale con la funivia insieme a polacchi, giapponesi, americani e altri e poi eccoci in cima. Le foto descrivono meglio le emozioni che si vivono.

Ma c’è un ma: Andrea si sente un po’ fiacchetto. Non ha più tanta voglia di inerpicarsi, di partecipare, di fare foto. Inizia a appoggiarsi, a sedersi, a distendersi. Non sta bene. Un po’ di febbre. Finiamo il giro, scendiamo con la funivia, mangiamo nel punto di ristoro. Andrea beve una spremuta di arance gigantesca (per chi lo conosce aveva le dimensioni di un ‘pombe’). Torniamo verso casa. Ma non possiamo chiudere così la giornata e allora nel ritorno ci fermiano ad Abi Musa con una piccola deviazione. Nelle foto riconoscete la costruzione da quella sequenza di tetti a cupola che si confondono con le dune del deserto.

Andrea resiste ma peggiora e quindi via a casa dove con un febbrone da cavallo si mette a letto e ci rimarrà per due giorni assistito amorevolmente dalla sua mamma.

Le foto della giornata

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