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Il reportage di Lorenzo a Gaza, dopo i bombardamenti 2014

Posted on 17 Agosto 2014 in Gaza | 0 comments

zona industriale - aziende distrutteAndrea mi chiede di scrivere qualche parola sulla mia ultima visita a Gaza, compito non facile dopo il tanto che, da tanti,  ne è stato scritto nelle settimane scorse. Mi limito a bevi descrizioni “a pelle”.

Sono andato giovedì scorso, 14 agosto 2014. Al controllo passaporti/permesso di ingresso di Hamas si tocca con mano che il colpo subito è stato “efficace”. NB Per entrare a Gaza il passaporto viene controllato quattro volte in quattro tappe successive del percorso: 1) esercito di Israele; 2)polizia di frontiera israeliana; 3)controllo amministrativo palestinese “Fatah”; 4) governo di Gaza: Hamas.

Infatti le palazzine degli uffici del chek point, nuovissime del resto, sono state distrutte dalle bombe e il controllo dell’altra mattina  è stato effettuato in un container scalcagnato contente solo una scrivania e una branda sfatta e sporca. Nessuno dei pochi addetti era in divisa, per cui si faceva fatica a capire chi fosse e in nome di che mi chiedesse i documenti. Il registro… un blocco di fogli informe. La biro… la mia. Quella mattina sono stato il primo a passare e la biro ufficiale non si trovava.

Quando sono uscito da Gaza nel pomeriggio – in uscita i controlli sono solo tre –  ho visto con soddisfazione che la biro era ancora  al servizio del pubblico. Capisco bene che si tratta di un piccolo frammento ma lo stesso lascia l’impressione che l’apparato poliziesco burocratico, diventato negli anni  sempre più invadente,  sembra se non svanito molto molto ridimensionato. Ci sarebbe da dire sull’ultimo controllo ma la farei troppo lunga.

Da lì con la gentilissima Sabah (che, tra l’altro mi ha portato una ottima pita con verdure e polpetta di ceci piccantissima per la colazione) abbiamo fatto un lungo e angosciantissimo giro per Beit Hanun – nel nord della Striscia e poi nel quartiere di Sujayia. Qualche foto che ho girato ad Andrea rende molto malamente l’idea del livello estremo delle distruzioni in questi quartieri. Nel seminterrato del palazzo (vedi le prime foto della galleria qui sotto) ero stato un paio di volte a trovare una famiglia miserrima con persone malate a carico. Impossibile sapere dove siano finiti.

Durante il nostro giro abbiamo visitato anche alcune delle “nostre famiglie” per constatare che se erano messe male prima ora proprio non si capisce come fare per aiutare  almeno ad alleviare le nuove miserie sopraggiunte. Ho preso qualche foto solo per i casi meno inguardabili. Ho chiesto a Sabah di usare parte del denaro che ho portato con me per materassi, vestiti per i bimbi e cibo.

Abbiamo anche fatto tappa, per affetto e solidarietà, in due case danneggiate dalle bombe i cui proprietari sono persone amiche.

Ultima tappa della giornata nella scuola “grande” della parrocchia latina che ospita centinaia di profughi (35-40 per aula più molti, soprattutto uomini, nel cortile) un’aula al piano terra è per organizzare gli aiuti di base – cibo, materiale per la pulizia ecc.- portati dalla Caritas che opera con Diaconia una altra organizzazione che non conosco.

Non siamo scesi più a Sud.

Resta che, grazie a Dio, nei quartieri della città che poco o nulla sono stati colpiti la vita scorre di nuovo quasi come se tutto fosse già passato e chiuso nei ricordi.

Comunque, come sempre, dopo qualche ora di full immersion in questa ingiustizia inenarrabile ho solo voglia di uscirne… capisco bene che non è un bell’esempio ma non so che farci. La Carità mi scarseggia, lo si sappia.

Lorenzo Ravasini

album  (20 foto)

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