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Una bottiglia d’acqua

Posted on 2 Luglio 2010 in Palestina-Israele, Spiccioli di vita in Terra Santa | 3 comments

Lasciamo ancora la parola al nostro Paolo:

La strada che da Gerusalemme porta a Hebron passa per Betlemme, e poco prima per un posto semisconosciuto che si chiama Har-Homà (Monte del muro). Sono circa le cinque del pomeriggio quando ci passiamo; il sole è ancora alto e bruciante, fa molto caldo: le previsioni per oggi dicevano trentotto, pare che ci abbiano azzeccato.

In furgone siamo in sei: Andrea che guida, io, le due suore (sor Mounira e suor Marie-Noelle), l’amico Aissa e un suo amico, Jouda. Dunque, in questo posto in mezzo al niente, attraversato comunque da strade larghe e trafficate, il furgone si guasta: rotta una cinghia di trasmissione. Har-Homà non è la nostra meta, ma il nostro viaggio finisce qui. Subito Aissa comincia a darsi da fare per organizzare una soluzione: telefona, chiama amici perché vengano con il pezzo di ricambio e gli arnesi, farà la riparazione lui… sembra quasi una questione d’onore; a noi non sembra molto convincente, ma non ci vengono in mente altre idee, e non ci resta che aspettare, inutile mettersi in agitazione: sarà comunque una cosa lunga.

Aspettiamo. L’unico rettangolino d’ombra ce lo dà un cartellone pubblicitario dove non so quale Rebbe ortodosso saluta la folla come il cantante di un concerto rock. Stiamo lì, seduti su un muretto, aspettando e chiacchierando; io faccio qualche foto per il blog. Sono lontano dal furgone quando vedo fermarsi una grossa auto, con dei bambini a bordo, ed il guidatore scendere e parlottare con Andrea. Non ci faccio caso, penso chissà di cosa ha bisogno.

Mi sbagliavo di grosso: non aveva bisogno di nulla, voleva invece offrirci aiuto: si è accertato che fossimo provvisti di acqua, e per non sbagliare ce ne ha regalata una bottiglia nuova. Resto molto colpito: in questo paese strano, un po’ sgangherato e molto dilaniato, succede però che uno sconosciuto che ti vede in difficoltà si fermi spontaneamente a offrirti aiuto, senza chiedere nulla; un fatto che subito mi è sembrato bellissimo e quasi incredibile, specialmente se paragonato alla generale indifferenza reciproca cui siamo abituati a vivere dalle nostre parti. E mi ha colpito l’importanza data all’acqua, all’eventualità della sua mancanza, al fatto che non sia scontato averla, cosa che invece noi – io – d’istinto siamo ormai abituati a pensare. Da ricordare.

PS Andrea provvederà poi a inquadrare meglio il fatto, smontando anche un po’ la mia propensione romantica: qui la solidarietà è un valore cui si dà molta importanza, che viene proprio esplicitamente trasmesso, insegnato anche nelle scuole; ma che però funziona solo a compartimenti stagni: arabi con arabi, ebrei con ebrei; quell’uomo era un colono ebreo, pistola alla cintura, che certamente non si sarebbe fermato se ci avesse riconosciuti come arabi. Paolo Fornasari

Album  (15 foto)

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3 Comments

  1. in me prevale comunque la propensione romantica…
    rimane un gran bel gesto!!!

  2. Ma com’è finita? Siete poi arrivati ad Hebron, siete tornati a piedi, siete stati mangiati dalle locuste o avete sbranato voi qualche insalatina randagia????

  3. Avete ragione!! non abbiamo raccontato il finale.
    Io, Paolo e suor Marie Noelle siamo tornati in taxi, Aissa è rimasto fino a notte fonda poi – come non lo sappiamo – ha portato il pulmino fino davanti alla porta del meccanico… a passo d’uomo (senza la cinghia della dinamo?). Il giorno dopo il meccanico l’ha aggiustato…. e noi siamo andati in galilea con il pulmino. Faceva un rumore un po’ strano… come se fosse “svalvolato” dice l’abuna.
    Ieri suor Ursula, andando ad Hebron per la commissione che dovevamo fare noi, è rimasta in panne di nuovo!! Arrabbiatissima è rimasta per strada 3 ore. Il primo meccanico forse ha lavorato male. Stasera ho rivisto il pulmino nel cortile. Non ho osato chiedere notizie.

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