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Visita alla parocchia di Taybeh

Posted on 20 Agosto 2006 in Chiesa in Terra Santa | 0 comments

Domenica 20 agosto 2006
Oggi è il giorno della dipartita da noi del “Maso” e della Giuly, lodi alle sei e mezza e poi colazione di saluto,ci sono anche i “cirios”, cereali, alla cannella propinatici dalla mitica Alessiache ha un debole per cibi statunitensi; assaggiateli e non li mangerete più! Il “Maso” è visibilmente commosso, nell’emozione regala anche una maglietta ad Andrea, la Giuly cerca di sostenerlo e ci riesce benissimo.

Abbandoniamo i due fidanzati e Lorenzo e scendiamo verso Azzarie per varcare ilmuro, abbiamo infatti in programma di passare la domenica a Taibeh villaggio della Samaria dove è parroco della chiesa latina il caro abuna Raed.

Potreste rischiare di scambiare il nome con il famoso insetticida Raid, il cui slogan recitava “li ammazza stecchiti” e in effetti per il turbine di iniziative e imprese che prima pensa e poi immancabilmente realizza, lascia veramente stecchiti.

Il viaggio va a gonfie e vele, arriviamo alle otto e la messa è solo alle nove e mezza, merito del nostro Paperoga, cominciamo così a prendere le misure dell’ameno cortiletto davanti alla chiesa.

Per fortuna abuna Raed compare e comincia a dimostrarci la sua ben nota ospitalità; ci offre il caffè e ci introduce nella grande sala dei ricevimenti, quì c’è in bella mostra una copia, opera di un artista locale, dell’ icona “Nostra Signora di Taibeh”, il risultato come possiamo osservare è alquanto bizzarro. A questo punto il reverendo comincia a elaborare uno dei suoi luminosi piani; avendo saputo che Lella e Martina dipingono icone, trova subito loro qualcosa da fare: una copia della suddetta icona, eseguita come Dio comanda, da mettere in chiesa.

La messa è molto curata, con un bellissimo coro e partecipazione della gente, si sente che il nostro Raed ha la stoffa del trascinatore!

Subito dopo comincia il tour nei luoghi significativi del villagggio. Si comincia con la visita alla chiesa ortodossa, anche quì una bella icona da fare per le nostre due mantovane e un improbabile restauro degli affreschi sui quali a causa della pioggia è colata un po’ vernice. Martina comincia subito: un po di saliva e il miracolo è compiuto. Adesso ci dirigiamo verso il laboratorio delle “lampade della pace” ormai diffusesi in tutto il pianeta, le richieste sono tantissime e questo permette di dare llavoro a ben quindici abitanti del villaggio. Le sorelle e le mantovane si danno agli acquisti, desiderose di portare anche nei loro luoghi di origine questi manufatti palestinesi.

A proposito delle care sorelle, denotano sintomi di “stress da romitaggio” nota malattia che colpisce alcuni abitanti delle zone basse del monte degli Ulivi, scarsa concentrazione e propensione a formulare domande appena fatte le manifestazioni più evidenti del virus!

Facciamo un pranzo regale all’ Ospice, una casa per ammalati che il nostro abuna è riuscito a realizzare in soli dieci mesi, c’è anche una suite patriarcale degna di un principe saudita, ci si potrà dormire dopo che almeno una volta sia stata usata dal patriarca di Gerusalemme, intanto sono cominciate le visite.

Alle tre ci dirigiamo verso casa a spronbattuto, il nostro driver è spericolato e non bada alla velocità. Riattraversiamo il muro, le sorelle rischiano di rimanere dalla parte sbagliata ma grazie all’intervento prodigioso di SuperLella (nota supereroina palestinese) le abbiamo ancora con noi, ammalia infatti i soldati israeliani con il suo fluente english.

A sera, risotto con gli amici sudamericani quì a casa, non ci sono documentazioni fotografiche perchè qualcuno quando ha molta fame non riesce a dedicarsi ad altro. Alessia è stanchissima ma riesce ancora a parlare decidiamo così di andare tutti a letto.

GALLERIA FOTOGRAFICA

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