Navigation Menu+

Notizie dalla Terra Santa

Posted on 30 Novembre 2005 in Palestina-Israele | 0 comments

Novembre 2005

30/11/2005

(AsiaNews) – “Esigere” che ogni pellegrinaggio includa la visita a Betlemme, divenuta ormai “una prigione a cielo aperto” nella quale sono chiusi i cristiani, “derubati” di terreni dal muro che sta costruendo Israele, “strangolati economicamente” dalla chiusura della città. Sacerdoti, religiosi, religiose e laici cristiani di Betlemme lanciano un appello ai “pellegrini cristiani”, perché, in vista del Natale, portino concreta solidarietà contro questa ” barbarie moderna”, con la ripresa dei pellegrinaggi nella città ove nacque Gesù.[continua]

28/11/2005

Gerusalemme (AsiaNews) – Il governo israeliano ha definito ieri “un grave errore” la cerimonia di intronizzazione con la quale giovedì 24 novembre Teofilo III è stato incoronato nuovo Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme. La definizione è inserita in una replica preliminare alla petizione presentata dal Patriarcato all’Alta Corte di Giustizia di Israele un mese fa.[continua]

26/11/2005

E’ stato aperto il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, che consentirà ai palestinesi per la prima volta dal 1967 di varcare liberamente il confini. Per la prima volta dopo 38 anni non saranno piu’ gli israeliani ma l’Anp a gestire questo confine internazionale. Alla cerimonia, tra gli altri, il presidente palestinese Abu Mazen, esponenti della Ue e il generale dei carabinieri Pistolese che comanda gli osservatori europei dislocati sul posto; è intervenuto anche il leader politico di Hamas, Mahmud al-Zahar, che pure nelle ultime settimane aveva paventato il rischio che la Striscia diventi “una grande prigione nella quale le uscite e le entrate sono controllate dai paesi di tutela”. Di fatto l’apertura al pubblico avverrà, fino all’arrivo dei 70 osservatori Ue previsto a metà dicembre, per 4 ore al giorno e per non più di 500 persone ogni giorno. Dopo il ritiro delle truppe israeliane a settembre il valico di Rafah era stato sostanzialmente chiuso: la situazione si è sbloccata due settimane fa grazie a un’intesa raggiunta con la mediazione della segreteria di Stato Usa.
– Un memorandum della presidenza di turno britannica dell’Ue accusa Israele di attuare “una politica premeditata” per arrivare all'”annessione di Gerusalemme est”. Secondo quanto scrive il Guardian, il ministro degli Esteri di Londra, Jack Straw, ha presentato lunedi’ scorso ai suoi colleghi europei un documento riservato in cui si denuncia in particolare l’espansione della colonia ebraica di Ma’ale Adumim. Un’espansione che “minaccia di completare l’accerchiamento della citta’ con insediamenti che tagliano in due la Cisgiordania” e “riducono la possibilita’ di raggiungere un accordo sullo status finale di Gerusalemme accettabile per qualsiasi palestinese”.
Secondo il quotidiano inglese, Straw avrebbe chiesto ai ministri Ue di contrastare questa linea anche dando un riconoscimento alle attivita’ politiche palestinesi a Gerusalemme est. Ma su “pressione dell’Italia”, che secondo fonti citate dal “Guardian” Israele considera “il suo alleato piu’ affidabile in Europa”, il Consiglio avrebbe deciso di “rinviare la questione al mese prossimo”.
Questa ricostruzione e’ stata pero’ smentita dal ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, che ha negato qualsiasi intervento internazionale. Una frenata e’ arrivata anche dall’inviato dell’Ue in Medio Oriente, che ha dichiarato al New York Time che “non c’e’ alcun rapporto sul tavolo” ma solo una richiesta dei ministri Ue di conoscere piu’ approfonditamente la situazione socio-economica di Gerusalemme est e che i ministri hanno ricevuto analoghe informative anche su Iran e Kosovo. Da Israele il portavoce del ministero degli Esteri, Mark Regev, ha ricordato che “Gerusalemme deve rimanere la capitale unita di Israele” ma c’e’ l’impegno a farne uno degli argomenti delle trattative finali. Tuttavia ha aggiunto che “sarebbe un peccato se questo momento positivo” nei rapporti con l’Europa “si dovesse arrestare” e si dovesse vedere “un regresso alle posizioni faziose del passato”.

25/11/2005

Gerusalemme (AsiaNews) – La cerimonia di insediamento di Teofilo III, patriarca ortodosso di Gerusalemme, apre una “nuova e più cordiale strada” ai rapporti fra la Chiesa cattolica e quella greco-ortodossa. Il padre Atanasio, francescano responsabile del Santo Sepolcro, commenta così ad AsiaNews la cerimonia di martedì 22 novembre – alla quale ha partecipato personalmente – con la quale Teofilo III è divenuto ufficialmente il nuovo Patriarca della Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme.[continua]

A Jenin i soldati israeliani hanno arrestato il capo della Jihad islamica di quella zona che si è arreso dopo un assedio di circa 20 ore alla casa dove si era rifugiato. Lo hanno detto fonti della sicurezza palestinese. Le truppe israeliane hanno cominciato a bombardare e a demolire parte dell’edificio di cinque piani in cui i due militanti si erano nascosti. Organi di informazione israeliani hanno detto che el-Rob è sospettato di aver pianificato l’attentato suicida dello scorso ottobre a Hadera, in Israele settentrionale, nel quale furono uccise sei persone, e due precedenti attentati.
– Sono già migliaia in tutto il mondo le adesioni all’appello lanciato dalla ‘Campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri politici palestinesi’, nel quale viene chiesto da intellettuali, politici e cittadini comuni di tutto il mondo alle autorità israeliane di liberare l’attivista e parlamentare palestinese, arrestato nell’aprile del 2002 e da allora detenuto nelle carceri di Israele. Attivista – poi segretario in Cisgiordania – di Al Fatah dall’età di 15 anni, a lungo esule in Tunisia, Barghouti si è messo a capo di una rivolta popolare esplosa in Cisgiordania dopo la passeggiata del 2000 di Ariel Sharon sulla Spianata delle Moschee. Accusato di omicidio e condannato a cinque ergastoli dalla giustizia israeliana fu catturato a Ramallah, con un blitz dell’esercito di Tel Aviv. Barghouti continua a essere uno dei più popolari esponenti palestinesi, con una solida base di consensi in tutti i Territori e non nella sola Cisgiordania.

24/11/2005

Il presidente israeliano, Katsav, ha disposto lo scioglimento del Parlamento e confermato che le elezioni generali si terranno il prossimo 28 marzo. I sondaggi pronosticano una vittoria di Sharon, che otterrebbe almeno 30 seggi su 120. I laburisti, con il nuovo leader Amir Peretz, ne otterrebbero 26; da 12 a 15 il Likud, che con le primarie del 19 dicembre sceglierà il suo nuovo leader. Sono sei i candidati, fra cui i ministri degli Esteri, Shalom, e della Difesa, Mofaz. Il favorito è però Netanyahu. Sul terreno, intanto, l’esercito dello Stato ebraico ha lanciato questa mattina una grossa operazione a Jenin, nel nord della Cisgiordania, imponendo il coprifuoco.
– Migliaia di volantini sono stati sganciati ieri da caccia F-16 israeliani sulla capitale libanese Beirut e la sua periferia per denunciare la guerriglia sciita Hezbollah dopo i violenti scontri di lunedì al confine, tra i peggiori degli ultimi anni. L’iniziativa dei volantini non ha precedenti

Tel Aviv (AsiaNews) – Le delegazioni ufficiali della Santa Sede e di Israele si sono incontrate oggi in Israele. Al termine dell’incontro le due parti, che costituiscono la Commissione bilaterale permanente di lavoro fra la Santa Sede e lo Stato d’Israele, hanno stilato un “comunicato congiunto” in cui si afferma che nel dialogo vi è stato un “progresso” nei negoziati.[continua]

22/11/2005

I deputati della Knesset hanno approvato oggi con la prima delle tre letture con 84 voti a favore e 10 astensioni una mozione per lo scioglimento del parlamento israeliano, in vista delle elezioni anticipate. Sharon durante una conferenza stampa, recependo uno dei punti forti della politica statunitense per il Medio Oriente ha anticipato che si impegnerà a fissare i confini permanenti tra Israele e l’entità palestinese e che alcuni degli insediamenti in Cisgiordania dovranno essere smantellati. La dichiarazione di Sharon arriva dopo l’annuncio delle sue dimissioni dal partito di destra del Likud.
– Dopo essere penetrato nel villaggio druso di Rajar (sulle alture del Golan), un commando di guerriglieri Hezbollah ha aperto il fuoco contro una postazione israeliana. Israele ha risposto all’attacco con un bombardamento di almeno sei missili. Le agenzie di stampa riferiscono di un morto e due feriti tra i soldati israeliani, mentre i militanti Hezbollah rimasti uccisi sarebbero 4. Imprecisato il numero di civili del villaggio di Rajar rimasti feriti. I pesanti scontri si sono verificati nell’area contesa della Fattorie di Sheba, una zona di confine tra Israele, Libano e Siria. Le Fattorie di Shebaa sono state occupate dall’esercito dello Stato israeliano nel 1967, durante la “guerra dei sei giorni”. Israele e l’Onu sostengono che la zona, alle pendici occidentali del monte Hermon, fa parte della Siria, ma i governi di Beirut e di Damasco affermano invece che le Fattorie di Shebaa fanno parte del territorio libanese.

21/11/2005

Le elezioni parlamentari israeliane dovrebbero tenersi il 28 marzo. L’accordo è stato raggiunto durante un incontro tra i rappresentanti del Likud quelli laburisti guidati da Amir Peretz. Sharon ha intanto deciso di lasciare il suo partito, il Likud, e di fondarne uno nuovo col quale si presenterà per chiedere la riconferma a primo ministro alle elezioni anticipate. La decisione è giunta poche ore dopo quella del comitato centrale laburista che, su richiesta del suo nuovo leader Amir Peretz, ha deciso di uscire dal governo di unità nazionale. Con Sharon abbandoneranno il Likud: 14 tra ministri e deputati. Il Likud ne conta 40. E’ possibile inoltre che al partito aderiscano anche esponenti laburisti che non si riconoscono nel nuovo leader Peretz. Secondo i sondaggi, attualmente Sharon è la personalità politica più popolare in Israele. Un nuovo partito di centro destra sotto la sua direzione potrebbe mettere in seria difficoltà il Likud.

18/11/2005

In un’intervista pubblicata oggi dallo Yediot Ahronot, il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha detto di essere favorevole ad anticipare a febbraio prossimo le elezioni generali già fissate per il novembre 2006. E’ questa infatti la richiesta del nuovo leader dei laburisti israeliani, Amir Peretz.
– Due palestinesi sono stati uccisi oggi da militari delle forze speciali israeliane a Jenin, in Cisgiordania. Lo hanno riferito fonti della sicurezza e mediche palestinesi.
– Il Vaticano è favorevole all’“esistenza” e alla “collaborazione tra i due Stati, Israele e Palestina”: è la posizione ribadita ieri da Benedetto XVI al presidente di Israele Moshe Katsav, che gli ha reso visita nel Palazzo apostolico a Roma.

Tel Aviv (AsiaNews) – L’udienza concessa da Papa Benedetto XVI al presidente di Israele, Moshe Katzav, il 17 novembre, in Vaticano, ha suscitato molto interessamento, ed è servita a confermare che i rapporti tra le due Parti si trovano ad un crocevia. [ continua]

17/11/2005

Tel Aviv (AsiaNews/Agenzie) – Il primo ministro israeliano Ariel Sharon ed il nuovo leader del Partito laburista Amir Peretz si sono ufficialmente accordati oggi per tenere le elezioni governative del Paese fra fine febbraio e inizio marzo. Lo affermano fonti ufficiali di entrambi i lati. [continua]

Amman (AsiaNews) – Quasi due terzi dei giordani hanno cambiato idea su Al Qaida, dopo gli attentati suicidi agli hotel di Amman, che il 9 novembre hanno ucciso 57 persone. Prima degli attacchi il 64% della popolazione stimava Al Qaeda per la sua lotta contro Israele e gli Stati Uniti. Ora essi – insieme a un altro 31,9% di persone che non hanno cambiato idea – la giudicano solo “un’organizzazione terrorista”, che “non rappresenta l’Islam”. [continua]

Città del Vaticano (AsiaNews) – L’attuazione degli accordi esistenti tra Santa Sede ed Israele e la situazione nella regione, con la nuova affermazione che la Santa Sede è “favorevole all’esistenza ed alla collaborazione fra i due Stati, Israele e Palestina”, sono stati al centro del colloquio che il presidente dello Stato di Israele, Moshe Katsav, ha avuto con Benedetto XVI e, successivamente, con il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato. [continua]

16/11/2005

E’ stata raggiunta ieri l’intesa tra Israele e l’Autorità nazionale palestinese sulla riattivazione dei valichi tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. Il ministro della Difesa israeliano Mofaz, ‘artefice’ dell’accordo insieme al segretario di Stato Usa Rice afferma che “Si tratta di una fase ulteriore nelle misure per il rafforzamento della fiducia reciproca con i palestinesi e nel coinvolgimento dell’Egitto che avvertiamo in maniera netta”. Secondo Nabil Abu Rudeina, portavoce dell’Anp, l’intesa se funzionerà “faciliterà la vita dei palestinesi e la loro libertà di movimento. La cosa più importante è la esistenza di garanzie internazionali relative alla sua applicazione”. Forti critiche sono invece arrivate da Hamas, convinto che la Striscia “sarà soffocata” e trasformata “in una grande prigione nella quale le uscite e le entrate sono controllate dai paesi di tutela”. Molto attesa dai palestinesi, l’intesa stabilisce che il valico di Rafah sarà riaperto il 25 novembre: per ragioni di sicurezza il transito sarà permesso solo ai possessori di una carta d’identità palestinese, sorvegliati da videocamere che ritrasmetteranno le immagini a una ‘sala di controllo’ gestita da osservatori dell’Unione Europea, a cui avranno accesso rappresentanti israeliani e palestinesi. Per Rafah potranno passare anche diplomatici e membri di organizzazioni umanitarie, mentre gli stranieri in ingresso a Gaza dovranno transitare dal valico di Kerem Shalom, al punto di incontro fra Egitto, Israele e Striscia di Gaza; Israele ha inoltre acconsentito alla riapertura del valico commerciale di Karni e di organizzare, a partire dal 15 dicembre, convogli quotidiani di autobus per consentire i collegamenti fra Gaza e la Cisgiordania.

CORRIERE DELLA SERA del 2005-11-16 – ”I POPOLI ARABI SCELGANO TRA PACE E TERRORE”
SOLE 24 ORE del 2005-11-16 – RICE STRAPPA L’ACCORDO SU RAFAH

15/11/2005

Il segretario di Stato Usa Condoleeza Rice è stata a Gerusalemme e a Ramallah, per incontrare rispettivamente Sharon e Abu Mazen. Il colloquio con Sharon si è incentrato sulle prospettive di pace della regione e sulla libera apertura dei valichi di Gaza (Erez a nord, Karni e Sufa nella zona centrale, Rafah a sud), chiusi nelle scorse settimane da Israele. Il Segretario di Stato ha ribadito al primo ministro israeliano che obiettivo della politica statunitense nella regione è procedere verso “una soluzione di due Stati”. Gli stessi temi dovrebbero essere al centro del colloquio che la Rice stava avendo oggi a Ramallah.

Churachandpur (AsiaNews) – È stata sospesa a causa delle proteste del governo di New Delhi la conversione all’ebraismo dei componenti della tribù dei Bnei Menashe, che era stata riconosciuta come una delle 10 tribù perdute di Israele. I 6000 componenti della tribù vivono negli stati di Mizoran e Manipur, nordest dell’India, e dopo la conversione si sarebbero dovuti trasferire nella “terra promessa”. [continua]

STAMPA del 2005-11-15 – GLI EBREI TRA MITO E STORIA

14/11/2005

E’ di due palestinesi uccisi e di altri tre feriti il bilancio di due sparatorie avvenute a opera dei soldati israeliani durante la notte fra sabato e domenica nella Striscia di Gaza e presso Jenin, in Cisgiordania. A Jenin è stato ucciso Shoja’a al-Balawi di 26 anni, noto come capo della locale cellula delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa. L’esercito israeliano ha ucciso questa mattina mattina anche il capo militare di Hamas a Nablus. Si tratta di Amajad Al-Hinnnawi, 35 anni, capo delle Brigate Ezzedine Al Qassa;. nell’operazione sono stati arrestati otto militanti di Hamas.
– Re Abdallah II di Giordania, in un convegno giornalistico ad Amman ha annunciato l’arresto della donna iraqena, la quarta del commando suicida autore degli attentati della settimana scorsa. La donna non riuscì a far detonare l’esplosivo nell’attacco e ha reso una confessione davanti alle telecamere della tv giordana indossando una cintura esplosiva. La donna, visibilmente nervosa, ha riferito di essere nata a Ramadi, in Iraq, nel 1970, e di essere entrata in Giordania con il marito il 5 novembre con un passaporto iracheno falso. Quindi ha descritto l’attacco di mercoledì all’hotel Raddison: “Mio marito ha fatto esplodere la sua bomba e io ho provato a far esplodere la mia cintura senza riuscirci. La gente intorno scappava e anche io ho iniziato a correre”. La donna è stata identificata come la sorella dell’ex braccio destro di Abu Musab al Zarqawi, recentemente ucciso. I resti del marito della donna e degli altri due kamikaze sono stati identificati.

REPUBBLICA del 2005-11-14 – SINDACALISTA E ”COLOMBA” L’OUTSIDER CHE INFIAMMA LA BASE

Tel Aviv (AsiaNews) Il nuovo capo del Partito laburista israeliano, Amir Peretz, ha esortato a porre fine all’occupazione da parte di Israele dei territori palestinesi. Peretz parlava sabato sera a Tel Aviv, nella piazza intitolata a Rabin, davanti alla manifestazione commemorativa del Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin, dieci anni dopo che un estremista di destra lo assassinò in quella stesa piazza nell’intento di frustrarne la linea politica mirante alla pace con la nazione palestinese.
Decine di migliaia di israeliani (almeno 70,000, ma altre stime parlano persino di 200,000) erano presenti nella piazza e dintorni a sentire Peretz, ma anche l’ex-Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, ed altri che ricordavano la figura e il sacrificio di Rabin.
La presa di posizione così chiara e decisa di Peretz – un atto di grande coraggio politico e personale –  è in linea con le grandissime speranze che la sua elezione a capo del Partito laburista ha suscitato nella sinistra israeliana, ma anche nel centro e forse persino nella destra moderata. A differenza del governo attuale che non accetta di negoziare un trattato di pace con i palestinesi (perchè non lo crede possibile) e insiste nel limitare le prospettive a passi interinali, Peretz ha fatto proprio del trattato di pace definitivo la sua bandiera. Pare quindi che alle prossime elezioni gli israeliani avranno una scelta più netta tra programmi ben distinti. Giovedì prossimo Peretz incontra il Primo Ministro Sharon per cercare di accordarsi sulla data per le elezioni anticipate.

12/11/2005

Il nuovo leader del Partito laburista israeliano, Amir Peretz, chiederà a Sharon di convocare elezioni anticipate, possibilmente già a marzo e non a novembre come previsto. Intanto il vicepremier Shimon Peres, sconfitto a sorpresa alle primarie del partito Laburista intende sospendere al momento ogni attività all’interno del Partito e non esclude di dedicarsi alla creazione di un nuovo movimento politico. Diversi mezzi di informazione del paese ipotizzano la nascita di un nuovo partito creato da Peres e dal premier israeliano Ariel Sharon.
– Nel villaggio palestinese di Bil’in a ovest di Ramallah, un centinaio di manifestanti palestinesi e di altre nazionalità si sono scontrati con soldati israeliani. I giovani tentavano di ostacolare i lavori di costruzione del muro, ma la protesta è degenerata in disordini con i militari. Secondo un portavoce militare i soldati sono stati costretti ad agire in seguito a una sassaiola, mentre i manifestanti hanno detto di essere stati aggrediti e picchiati soldati e poliziotti senza alcun motivo particolare.
– È di 57 morti (e non 67) e 101 feriti il bilancio definitivo dei tre attentati dinamitardi di mercoledì: Gli attentatpori sarebbero stati 4, tre uomini ed una donna; due di loro prima di farsi esplodere avrebbe parlato con degli agenti di sicurezza, da cui erano stati avvicinati all’interno degli hotel Hyatt e Days Inn perché insospettiti dall’abbigliamento degli attentatori. uno dei terroristi parlava con un accento marcatamente iracheno. Ieri un’imponente marcia di massa, rispondendo a un appello di re Abdallah II, ha preso il via dalla più importante moschea della capitale, Jamah Al-Hussein, subito dopo le preghiere del venerdì. La manifestazione è stata organizzata dai sindacati e dai partiti politici di maggioranza e opposizione, compreso il Fronte Islamico d’Azione, braccio politico dei Fratelli Musulmani in Giordania, più volte accusato di aver assunto posizioni ambigue rispetto al terrorismo ma tra i primi a condannare gli attentati. Il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan è arrivato in Giordania dove sarà ricevuto dal re Abdallah II.

11/11/2005

È salito a 67 il numero dei morti e a 150 quello dei feriti nei tre attentati dinamitardi compiuti l’altra sera in tre alberghi di Amman. Gli attentati sono stati compiuti in successione, prima al Radisson Sas, poi al Grand Hyatt ed infine al Days Inn, tutti appartenenti a catene statunitensi, situati nel raggio di poche centinaia di metri l’uno dall’altro. L’organizzazione di Al Qaeda per la Jihad nella terra dei due fiumi che fa capo al giordano Al Zarqawi, attraverso un comunicato, ha rivendicato i tre attacchi dinamitardi. Sono decine i sospetti fermati dalle forze di sicurezza giordane dopo gli attentati. La maggior parte delle vittime è di nazionalità giordana¸ inoltre risultano deceduti tre cittadini cinesi, come pure tre alti esponenti dell’Anp: il maggiore generale Bashir Nafe, comandante delle Forze Speciali; l’addetto commerciale della rappresentanza diplomatica palestinese al Cairo, Jehad Fattouh, fratello del Presidente del Consiglio legislativo palestinese; e il colonnello Abed Alloun, membro dei vertici dell’intelligence dell’Ap. Tra le vittime anche 2 americani. In due degli alberghi presi di mira al momento degli attentati erano in corso feste nuziali alle quali prendevano parte diversi libanesi.
Dopo gli attentati migliaia di persone sono scese in piazza in Giordania per condannare il terrorismo. Dimostrazioni spontanee sono state registrate ad Amman, a Maan, Salt e in altre città del regno hascemita, dove i manifestanti innalzavano manifesti di re Abdallah di Giordania.
– In Israele le elezioni primarie che hanno portato alla testa del partito laburista Amir Peretz, d’origine marocchina e capo della potente organizzazione sindacale Histadrout, ha provocato un terremoto politico perché per la prima volta nella storia del paese un sefardita dirigerà un partito che stenta a sbarazzarsi dell’immagine di gruppo elitario che favorisce gli ebrei provenienti dall’Europa; senza contare che il nuovo capo dei laburisti è fermamente opposto all’alleanza col Likud e minaccia apertamente di abbandonare il governo di coalizione. Il neoeletto, quasi sconosciuto su piano internazionale, ha vinto con il 42,35% dei voti contro il 39,96% del suo rivale che, visibilmente provato dalla sconfitta imprevista, ha contestato i risultati. Peretz ha giocato però la carta dell’unità e non ha esitato a stendere la mano:”Simon abbiamo bisogno di te. Se non lo fai per me, fallo per il partito, se non lo fai per il partito fallo per il paese”.

Tel Aviv (AsiaNews) – Il governo israeliano ha messo in guardia ieri il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Teofilo III dal celebrare la cerimonia di intonazione prevista per il 22 novembre. Lo riporta il quotidiano israeliano Haaretz. Tzachi Hanegbi, ministro israeliano con delega agli affari di Gerusalemme dell’ufficio del primo ministro, ha comunicato l’avvertimento in una lettera consegnata ieri mattina ad Ahmed Mughrabi, l’avvocato che rappresenta il patriarcato. Nella lettera vi è scritto che “lo Stato obietta alla celebrazione di questa cerimonia, intesa come un invalidamento della rimozione del patriarca Ireneo I, mossa non riconosciuta da Israele come prevede la legge”. La risposta alla lettera è stata fornita sempre ieri dal patriarcato: “Con tutto il dovuto rispetto il patriarca, il sinodo ed il patriarcato ritengono la vostra lettera sorprendente ed inaccettabile, poiché costituisce un’interferenza diretta ed inappropriata nelle loro autonomie come gruppo religioso e nella libertà religiosa dei membri della congregazione greco-ortodossa”. Teofilo III è stato eletto dal Sinodo della chiesa greco-ortodossa 2 mesi fa al posto di Ireneos I. Fonti del patriarcato affermano che i leader della chiesa vogliono intronare il nuovo patriarca con una cerimonia ufficiale alla Chiesa del Santo Sepolcro, nella parte vecchia di Gerusalemme, e dopo la cerimonia offrire un ricevimento per i capi delle varie confessioni religiose ed i diplomatici al Notre Dame Hotel.

Roma (AsiaNews) – A pochi giorni dalla visita di Moshe Katzav in Vaticano, un esperto giurista, cattolico e cittadino israeliano, racconta le difficoltà e le speranze nel rapporto fra la Chiesa cattolica e lo stato d’Israele.

10/11/2005

57 persone sono morte e altre 300 sono state ferite in tre attentati compiuti ieri, alle 21 ora locale, in altrettanti alberghi di Amman in un episodio senza precedenti in Giordania. Sembra che in due casi si sia trattato di “kamikaze” entrati a piedi in due alberghi di lusso, indossando cinture esplosive, e nell’altro di un auto scagliata contro un hotel minore. Gli attentati, che hanno spinto il governo a chiudere le frontiere, sono stati condannati in varie sedi internazionali; da più fonti, in particolare d’oltreoceano, sono stati avanzati sospetti sulle eventuali responsabilità della rete terroristica ‘al-Qaeda’ – e in particolare di Abou Moussab al-Zarkawi – ritenuto capo della rete per il confinante territorio iracheno e di origine giordana. Kofi Annan, in visita in Arabia Saudita, ha cancellato la sua visita in Giordania prevista per oggi. Re Abdallah II, che si trovava in visita ufficiale in Kazakistan, ha fatto immediato ritorno ad Amman e nelle poche sue dichiarazioni diffuse, diversamente da altri esponenti del suo governo e da servizi di spionaggio internazionali, non ha formulato alcuna ipotesi specifica sui possibili responsabili. Secondo il quotidiano israeliano “Haaretz” nessun cittadino di Israele è rimasto coinvolto e alcuni israeliani ospiti dell’hotel Radisson erano stati sfollati da forze della sicurezza di Israele prima dell’attentato per uno specifico avvertimento.
– In Israele, in un’elezione di partito, il vice primo ministro Shimon Peres – con un risultato a sorpresa definito da alcuni osservatori “uno sconvolgimento” – ha dovuto cedere la guida del partito laburista allo sconosciuto sindacalista Amir Peretz che intende rompere l’alleanza politica sulla quale si basa il governo Sharon. La comunicazione ufficiale dei risultati della consultazione è stata ritardata fino all’alba in seguito ad accuse di brogli. Peres era il favorito. Appena annunciata ufficialmente la sua nomina. Peretz ha riconfermato che annuncerà subito a Sharon il ritiro del partito dal governo. La decisione comporterebbe la perdita della maggioranza del governo in carica e conseguenti elezioni.
– Il movimento islamico palestinese Hamas si è detto pronto a negoziati con Israele. Mahmoud Zahar, uno dei principali capi del gruppo radicale, lo ha affermato in un’intervista rilasciata al corrispondente della radio israeliana accolto nella sua casa a Gaza. Il capo di Hamas afferma che il voto non è l’obiettivo del gruppo ma un possibile mezzo. E aggiunge: se ci permetteranno di liberare le nostre terre, di liberare i palestinesi detenuti in Israele, di ricostruire ciò che è stato distrutto dall’occupazione israeliana, allora noi potremmo effettivamente discutere.

9/11/2005

In Israele dura sconfitta per il governo Sharon al parlamento che ha bocciato la nomina di tre nuovi ministri, un voto che mette a rischio l’ultima parte della legislatura israeliana, che si concluderà tra un anno.
– Sono stati trapiantati ieri, in un neonato, in quattro bambini e in una donna di nazionalità non precisata, probabilmente israeliani, gli organi di Ahmed al-Khatib, il bambino palestinese di 12 anni colpito giovedi’ scorso alla testa e all’addome da militari israeliani che lo hanno scambiato per un terrorista. Il padre Ismail e un parente che appartiene al movimento “Shvil ha-Zahav” per la pace tra palestinesi e israeliani hanno chiesto che i medici dell’ospedale di Haifa in cui è morto il bambino scegliessero i destinatari più bisognosi. A Jenin, migliaia di persone hanno partecipato ai funerali di Ahmed; qualcuno reggeva foto di Mohammed al-Dura, un altro ragazzo palestinese ucciso tempo fa mentre tentava di nascondersi dietro suo padre durante una sparatoria. C’era anche una scritta: “Smettete di uccidere i bambini palestinesi “

7/11/2005

E’ morto Ahmad al-Khateep, un bambino palestinese di 12 anni colpito giovedi’ scorso alla testa e all’addome da militari israeliani che stavano compiendo un raid in un campo profughi di Jenin. Ahmad aveva in mano una pistola-giocattolo di plastica ed era stato scambiato per un terrorista.

4/11/2005

Un ragazzo palestinese di 12 anni è rimasto ucciso nel corso di uno scontro a fuoco avvenuto nella città di Jenin tra truppe israeliane e uomini armati palestinesi. dopo che una trentina di fuoristrada dell’esercito israeliano ha preso posizione intorno alle abitazioni e a una moschea nel centro della città. L’operazione militare, compiuta con l’appoggio di due elicotteri ‘Apache’, è stata organizzata per catturare i membri della Jihad accusati di essere mandanti dell’attacco kamikaze del 26 ottobre costato al vita a 5 israeliani. Durante la notte le truppe israeliane hanno arrestato in Cisgiordania 17 miliziani palestinesi, tra cui 5 presunti membri delle organizzazioni radicali
– Sono incominciate ieri le cerimonie commemorative del decimo anniversario dell’uccisione, il 4 novembre 1995, di Yitzhak Rabin, il Premier laburista abbattuto al termine di un raduno pacifista dalle pallottole di Igal Amir, un estremista di destra che sta scontando l’ergastolo. Le celebrazioni in memoria di Rabin, proseguiranno fino alla metà del mese. La cerimonia di Stato si terrà il 7 novembre, è inoltre prevista una manifestazione, il 12 novembre, nel luogo dove Rabin fu ucciso, Il 13 novembre sarà inaugurato, sempre a Tel Aviv, il Centro Rabin per la ricerca sociale in Israele. Gli israeliani hanno già dedicato alla memoria di Rabin numerosissime istituzioni, strade, ponti, rioni, monumenti, parchi naturali, sinagoghe, un insediamento, un ospedale, un’autostrada, una centrale elettrica, una base militare. A ricordare che l’eredità politica di Rabin sarà il simposio internazionale sulla portata storica della sua politica che si terrà a Natanya. Secondo il programma vi prenderà la parola – per la prima volta in assoluto di fronte a un pubblico israeliano – anche il Presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen. Tra gli altri oratori, figura l’ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, alla cui mediazione fu dovuto l’accordo di pace tra Rabin e lo scomparso leader palestinese Yasser Arafat.

3/11/2005

Un soldato israeliano è morto in seguito a uno scambio di colpi d’arma da fuoco con un gruppo di miliziani palestinesi nella città cisgiordana di Jenin dove una colonna di almeno 40 carrarmati e blindati dell’esercito israeliano nel pomeriggio erano entrati provocando violenti scontri. La sparatoria si è verificata durante una retata dell’esercito, che ha portato all’arresto di almeno due appartenenti al Jahad islamico e di alcuni altri sospetti militanti di Hamas. Con la morte del soldato israeliano sale a 4.874 il numero dei morti dall’inizio della nuova Intifada, esplosa nel settembre 2000, circa tre quarti dei quali palestinesi. Intanto, sempre questa mattina, alcuni razzi sono partiti dalla Striscia di Gaza diretti contro posizioni israeliane; i soldati di Tel Aviv hanno risposto sparando alcuni missili. Non si ha notizia di vittime da nessuna delle due parti.
Hassan Madhou, un esponente di spicco delle Brigate dei Martiri di al Aqsa, è stato ucciso da un’esplosione che ha investito la sua auto a Jebaliya, campo profughi a nord di Gaza. Fonti dello stato ebraico hanno confermato che si è trattato di un attacco mirato. Nell’incursione aerea delle forze israeliane, che ha colpito una macchina, è morto un altro palestinese e ne sono rimasti feriti altri tre.

2/11/2005

Si è chiusa con un nulla di fatto ieri mattina la riunione del comitato che raggruppa le 13 organizzazioni palestinesi nazionaliste e islamiche, convocata per trovare un accordo per una cessazione delle ostilità con Israele. Il comitato ha votato contro la tregua dopo che, nelle ultime ore, almeno tre palestinesi avevano perso la vita in scontri a fuoco in Cisgiordania con soldati di Israele. Secondo quanto riferito dai portavoce militari di Tel Aviv, tutte le vittime sarebbero state uccise, in momenti diversi, nella zona di Kabatiya, nel nord della Cisgiordania, mentre tentavano di piazzare cariche di esplosivo o attuavano piani di sabotaggio contro Israele, almeno Non è chiaro se l’accordo tra le fazioni palestinesi sia fallito su tutti i fronti o solo per la Cisgiordania.

notizie di ottobre 2005

«

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.