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Notizie dalla Terra Santa – Gennaio 2006

Posted on 31 Gennaio 2006 in Palestina-Israele | 0 comments

Notizie dalla Terra Santa – Gennaio 2006

31/01/2006

M.O. – Il capo di Hamas a Gaza, Isail Hanyeh, ha rivolto un appello ai paesi occidentali esortandoli a non tagliare gli aiuti economici all’Anp: “Vi invitiamo a capire le priorità del popolo palestinese in questa fase e a continuare il vostro appoggio spirituale e finanziario, in modo da spingere la regione verso la stabilità, piuttosto che verso la tensione” ha detto Hnyeh, ad aprire un dialogo “senza condizioni”.

-Da Bruxelles, l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Solana, ha aperto i lavori del Consiglio dei ministri degli Esteri dichiarando che Hamas “deve cambiare metodi, accettare che la violenza è incompatibile con la democrazia” oltre a riconoscere Israele. “In fin dei conti, quello che si cerca di fare è costruire un modello con due Stati e per fare questo è necessario che le due parti si parlino”. Nella bozza delle conclusioni finali del Consiglio si legge che l’Ue rispettando l’esito “del processo elettorale libero ed equo” in Palestina, fa appello “ad Hamas affinché riconosca il diritto di Israele ad esistere”, sarebbe disponibile “in via di principio” a mantenere il suo sostegno finanziario ai palestinesi per “lo sviluppo economico e la costruzione di uno stato democratico” sempre che il nuovo governo palestinese si impegni per “una soluzione pacifica e negoziata” con Israele. L’Unione Europea è il primo donatore dell’Anp: dal 2003 ad oggi sono stati devoluti per la Palestina 500 milioni di euro. Nello scorso anno, sono stati stanziati 280 milioni di euro di cui tre quarti spesi nell’organizzazione degli aiuti”. Di questi un quarto è andato direttamente all’autorità.

– Il Quartetto per la pace in M.O., composto da Stati Uniti, U.e., Russia e ONU, riunito ieri a Londra ha condizionato il proseguimento degli aiuti internazionali per l’Autorità palestinese al rifiuto della violenza, al riconoscimento di Israele e al rispetto della Road map da parte di “ogni futuro governo” dell’Anp. Lo ha annunciato il Segretario generale dell’Onu, Kofi Annan che ha anche chiesto “misure atte a facilitare il lavoro del governo ad interim per conseguire la stabilizzazione della situazione finanziaria”, lasciando intendere che non saranno interrotti gli aiuti finanziari all’Autorità palestinese, in attesa della formazione di un nuovo governo.

– La linea di condizionare gli aiuti economici ad un cambio di politica per ora non sembra piegare Hamas. Uno dei dirigenti dell’ufficio politico dell’organizzazione, Mohammed Nazzal ha detto alla televisioe araba Al Arabiya, dal Libano che un eventuale taglio degli aiuti internazionali all’Anp non avrebbe alcun impatto sulla politica di Hamas.

Abu Mazen, in una conferenza stampa dopo aver incontrato il cancelliere tedesco Angela Merkel in visita a Ramallah, ha detto “Incontrerò certamente la dirigenza di Hamas per formare il nuovo governo, e spero che ciò avvenga nelle prossime due settimane”. Il cancelliere tedesco ha ribadito le tre condizioni per la collaborazione tedesca ed europea con l’Autorità: riconoscimento del diritto all’esistenza di Israele, rinuncia alla violenza e avvio di negoziati che non rimettano in discussione i progressi finora raggiunti nel processo di pace. Da parte sua, Abu Mazen ha sottolineato la propria volontà di concludere regolarmente il suo mandato alla guida dell’Anp.

-Tensione a Gaza dove una trentina di poliziotti armati ha fatto irruzione nella sede del parlamento, sparando in aria e prendendo posizione sul tetto. Il parlamento era già stato brevemente occupato dagli agenti. I poliziotti, legati a Fatah, temono che il controllo delle forze di sicurezza passi ad Hamas. Il ministro degli interni Nasser Yussef ha ribadito che l’apparato di sicurezza resta sempre al servizio dell’intero popolo palestinese e ha come punto di riferimento il presidente Abu Mazen. A Yussef ha replicato Atef Adwan, un personaggio di spicco di Hamas che ha detto al quotidiano al-Quds che la struttura gerarchica dei servizi di sicurezza palestinese dovra’ essere riconsiderata dal parlamento per ridefinire le prerogative dei comandanti di quei servizi. Nel frattempo Yussef ha negato le accuse rivolte nei suoi confronti da Hamas di aver dato ordine di eliminare materiale di intelligence raccolto sui dirigenti di Hamas e di trasferire ad al-Fatah parte delle armi della sicurezza palestinese.

Gerusalemme (AsiaNews) – “Hamas entrerà nel processo di pace perché non vi sono alternative. Il popolo palestinese ha votato per loro per punire l’insulsaggine e gli errori di Fatah. Ma la gente, almeno il 78%, vuole la pace con Israele e un miglioramento delle condizioni economiche. Hamas non può ignorare questa volontà popolare”. Chi parla è Nabil Kukali,  direttore e fondatore del Palestinian Centre for Palestine Opinion , che dal ’94 studia l’opinione pubblica palestinese. Kukali, cristiano, è anche professore alla Hebron University, in una delle zone più scottanti della Cisgiordania, considerata una roccaforte di Hamas. [continua]

30/01/2006

M.O. – Il primo ministro israeliano ad interim, Ehud Olmert, ha esortato oggi il movimento radicale Hamas a riconoscere il diritto di Israele all’esistenza e a cancellare dal suo statuto il riferimento alla distruzione dello Stato ebraico, così come previsto da tutti gli accordi e impegni sottoscritti dall’Anp “Non siamo disposti a compromessi su queste richieste, ha detto. e con noi concordano anche i ledaer internazionali con i quali sono stato in contatto”. Mofaz, ministro della difesa, ha aggiunto che Israele continuerà a compiere “uccisioni mirate” contro i leader di gruppi che effettuano attacchi terroristici contro Israele”. Israele ha deciso di congelare i fondi economici dovuti all’Anp. Lo ha dichiarato Olmert, parlando alla radio pubblica israeliana, “per timore che i soldi finiscano nelle mani di elementi terroristici”, Olmert si riferisce a una quota di circa 35 milioni di dollari, derivanti da dazi e tasse su esportazioni e importazioni, che dovevano essere consegnati all’Anp la scorsa settimana.

La commissione elettorale palestinese ha diffuso i risultati definitivi delle elezioni: 74 seggi sono stati assegnati a Hamas, 45 a Fatah. Il partito Fatah ottiene quindi un po’ più di un terzo dei 132 seggi del Parlamento. Questo gli resta il potere di bloccare qualsiasi tentativo di riforma costituzionale da parte del movimento radicale per il quale è richiesta un’approvazione a maggioranza di due terzi. Lo scenario dei rapporti fra il presidente Abu Mazen ed il futuro governo non è semplice. L’ANP è una specie di repubblica presidenziale in cui il presidente ha poteri un po’ maggiori di quelli del premier e del governo. Quando Arafat nel 96 venne eletto la carica di premier non esisteva ed il parlamento aveva solo potere consultivo. Furono americani ed israeliani ad imporre una modifica della costituzione per ridurre il potere di Arafat. Il primo ministro sarà Hamas a designarlo.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel è il primo leader occidentale ad arrivare in Medio Oriente dopo la vittoria di Hamas. Ha incontrato Ehud Olmert e oggi, a Ramallah, incontrerà Abu Mazen. Anche i vertici di Hamas, che cercano di uscire dall’isolamento internazionale, vorrebbero incontrare il cancelliere tedesco, ma per il momento non e’ previsto alcun colloquio. Sara’ invece Abu Mazen, ad incontrare i leader del movimento di resistenza islamica, per avviare le trattative sul nuovo governo. In Israele la signora Merkel e’ accolta con particolare calore e riguardo anche perche’ il precedente cancelliere Schroeder, malgrado diversi viaggi nella regione, aveva evitato volutamente di visitare lo stato ebraico, per esprimere le sue riserve nei confronti del governo Sharon.
Nel timore che nei prossimi giorni, nella delicata fase di transizione, gli episodi di violenza possano innescare scontri su larga scala, i dirigenti di Hamas avrebbero ordinato ai militanti di evitare gli incidenti. Hamas ha preferito inoltre non organizzare manifestazioni di piazza per celebrare la vittoria. In varie città dei Territori ci sono stati comunque festeggiamenti spontanei.
Ismail Hanyeh, indicato come un possibile futuro capo del Governo ha inoltre usato toni decisi, ma meno radicali che in passato. “Noi non siamo nemici degli ebrei perché sono ebrei, la cosa per noi non ha alcuna importanza. Siamo un Paese occupato, vogliamo solo che questo sia finalmente riconosciuto. Fatto questo si può trattare. Anche se non direttamente, ma attraverso mediatori internazionali. Abbiamo chiesto un incontro con Abu Mazen e lui si è detto d’accordo e al più presto ci incontreremo qui a Gaza”, ha detto il capolista di Hamas in un’intervista. “Dopo dieci anni di malgoverno e corruzione – ha aggiunto – il popolo palestinese non poteva che schierarsi dalla nostra parte. Il luogo comune ci vuole terroristi, ma noi non mettiamo le bombe in America o in Europa, lottiamo solo per riprenderci la nostra terra”. Più dure e radicali le dichiarazioni di Khaled Mechaal, leader di Hamas in esilio in Siria, che ha affermato di essere favorevole alla creazione di un esercito palestinese.

28/01/2006

M.O. – I risultati delle elezioni che hanno visto la schiacciante vittoria di Hamas con la conquista di 76 seggi contro i 43 di Al Fatha, hanno portato alle immediate dimissioni di capo del governo Abu Ala ancora prima della proclamazione dei risultati ufficiali del voto. Spetta ora al presidente dare l’incarico di formare un governo; ma Hamas potrebbe anche discutere di un eventuale governo di unità nazionale, che Fatah ha già dato indicazioni di non volere, sembra anche che da parte di Hamas si stia pensando a dare l’incarico ad un indipendente per non provocare irrigidimenti nelle reazioni internazionali. Nel pomeriggio ci sono stati scontri tra i sostenitori delle due fazioni in diverse parti della Striscia, un poliziotto palestinese ha perso la vita e cinque persone sono rimaste ferite a Kan Junis.
Dal punto di vista internazionale gli Stati Uniti non cambiano posizione su Hamas, che continuano a considerare un gruppo terroristico e minacciano di rivedere gli aiuti. Intanto il ministro dell’economia palestinese denuncia la quasi bancarotta dell’ANP: Israele sta trattenendo i fondi delle entrate doganali e dell’IVA che raccoglie per conto dei palestinesi, denaro necessario per il pagamento degli stipendi. Kofi Annan, il Segretario generale delle Nazioni Unite, ha commentato che in un consesso civile qualsiasi gruppo voglia far parte di politiche democratiche deve rinunciare alle armi precisando che c’e’ un’ovvia contraddizione nel partecipare alla vita politica e sedere in parlamento imbracciando le armi. La Commissione europea coopererà con il futuro governo palestinese “qualunque esso sia, nella misura in cui è determinato a perseguire i propri obiettivi in maniera pacifica”, ha fatto sapere Benita Ferrero-Waldner, commissario Ue alle Relazioni esterne, mentre Javier Solana, responsabile della politica estera dell’ Ue ha dichiarato che i risultati delle elezioni politiche palestinesi mettono automaticamente in discussione gli aiuti europei. e che i ministri degli esteri della Ue se ne occuperanno gia’ nel loro primo incontro, in programma per lunedi’ prossimo.
Il capo supremo di Hamas, Khaled Meshal, intervistato dalla REPUBBLICA nel suo covo segreto a Damasco. “Questo e’ un grande giorno per la nostra nazione”, esulta Meshal ribadendo che “America, Europa e Israele adesso dovranno fare i conti con noi”. Si dice disposto a trattare con Israele ma solo “se riconoscera’ i diritti dei palestinesi a vivere in liberta’ sulle proprie terre” e conferma poi il suo deciso no alla road map. “A noi impone condizioni dettagliate – spiega -: il disarmo e l’arresto dei mujaheddin, la rinuncia alla resistenza. Ma e’ vaga rispetto ai doveri di Israele: non dice nulla riguardo a Gerusalemme, al destino dei rifugiati, all’estensione dei territori da restituire”. “Hamas – continua – non sbarra la porta al dialogo. E’ l’attuale filosofia di Israele a impedircelo. Dunque resta solo resistenza”, anche se l’obiettivo di Hamas sara’ anche quello di “edificare la vita politica su una base solida, democratica. Combattere la corruzione, introdurre un principio di giustizia e di libertà’.
In Israele quasi la meta’ degli israeliani sono pronti in linea di principio ad allacciare un dialogo con Hamas, secondo un sondaggio di opinione pubblicato oggi dal quotidiano Yediot Ahronot.
In risposta ad una domanda del giornale, il 48 per cento hanno risposto in maniera affermativa, mentre il 43 per cento hanno dato risposta negativa.

27/01/2006

Gerusalemme (AsiaNews) – All’interno del nuovo governo palestinese c’è chi ha fiducia in un dialogo tra Hamas e Israele. Il prof. Bernard Sabela, cattolico, eletto deputato nella lista di Fatah, è “ottimista”: se Hamas non vuole deludere i suoi elettori dovrà portare avanti il processo di pace, i palestinesi vogliono stabilità. Poi rassicura i cristiani: prematuro parlare di sharia . [continua]

GERUSALEMME (ZENIT) – Il Custode di Terra Santa ha espresso questo giovedì preoccupazione per le ripercussioni che le elezioni palestinesi, che hanno dato la maggioranza assoluta ad Hamas, potrebbero avere anche per le comunità cristiane del luogo. L’episcopato italiano si è fatto veicolo, attraverso la sua agenzia “Sir”, delle dichiarazioni del sacerdote francescano, per il quale “è finita un’epoca, c’è preoccupazione ma non bisogna chiudere subito la porta”.
“Aspettiamo di vedere cosa Hamas intende fare, come si organizza – ha affermato padre Pierbattista Pizzaballa –. Bisogna essere aperti ma vigili senza concedere nulla alla violenza”.
La gran parte dei cristiani e dei cattolici dei Luoghi Santi è palestinese.
“C’è molta apprensione – ha riconosciuto il Custode –. Hamas è un partito dalla chiarissima identità islamista. Vedremo se prevarrà il buonsenso, la capacità di governo e la moderazione oppure se intende proseguire nella lotta come fatto fino ad ora. Non vogliamo subito erigere delle barriere ma non possiamo negare motivi di preoccupazione”.
Hamas ha ottenuto 76 seggi – 30 seggi delle liste dei candidati e 46 nei distretti – dei 132 che compongono l’Assemblea Legislativa, mentre Al Fatah, il partito finora al Governo, si è fermato a 43; il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) Abu Mazen chiederà ad Hamas di formare il nuovo Governo.
Hamas è un’organizzazione fortemente radicata nei Territori palestinesi e ha un braccio armato con un numero imprecisato di combattenti, ha sottolineato la “Radio Vaticana”.
L’emittente offre anche la “scheda” di questo movimento islamico di resistenza: è stato fondato dallo sceicco Yassin nel 1987 con gli obiettivi, indicati nello statuto, di distruggere Israele e creare uno Stato islamico palestinese.
Ha partecipato per la prima volta alle elezioni legislative palestinesi, ma questa nuova dimensione politica è preceduta da una lunga catena di attentati. La formazione integralista, infatti, ha rivendicato finora più di 250 attacchi costati la vita a 500 persone, ed è considerata da Israele, Stati Uniti e Unione Europea un’organizzazione terroristica.
La violenza e il terrore sono quindi le armi privilegiate di Hamas, sostiene l’emittente pontificia. L’ampio consenso di cui gode il movimento, tuttavia, è dovuto anche all’impegno in attività formative e religiose. Hamas gestisce infatti scuole, ospedali e centri di assistenza per i poveri.
L’organizzazione è inoltre molto attiva nel settore dell’informazione con una radio e una televisione, chiamata Al Aqsa in omaggio alla grande moschea di Gerusalemme, che è il terzo luogo sacro per i musulmani.
Parlando ai microfoni della “Radio Vaticana” questo venerdì, il Custode di Terra Santa ha affermato: “Hamas, anche se non vuole, dovrà venire ad una negoziazione con Israele. E’ una realtà che non può ignorare almeno dal punto di vista tecnico. Acqua, luce, corrente, tutte queste cose dipendono da Israele, per cui chi gestisce la cosa pubblica deve per forza dialogare con Israele”.
“Anche per noi come cristiani si pongono molte domande. I cristiani sono cittadini palestinesi in tutto e per tutto, ma è chiaro che rivendicano anche la loro identità di cristiani, che deve essere mantenuta in tutto e per tutto”, ha sottolineato.
“E’ ancora presto per fare dichiarazioni – ha concluso –. Spero che prevalga il buon senso. L’opposizione è una cosa, il governo è un’altra”.

26/01/2006

Betlemme (AsiaNews) – “Un disastro, questa vittoria di Hamas è un disastro per i cristiani!” dice concitato K.M., cristiano palestinese di Betlemme nell’assistere al procedere dello spoglio delle schede da dove emerge che Hamas ha guadagnato già 77 seggi su 132 al parlamento palestinese nelle elezioni svoltesi ieri,25 gennaio. [continua]

M.O .- F unzionari di Al Fatha ammettono che ha vinto Hamas e ha ottenuto oltre il 50% dei seggi del consiglio legislativo palestinese. I primi exit-diffusi ieri sera davano vincente, anche se di stretta misura al Fatha con 58 seggi contro 53. Anche un leader di Hamas ha dichiarato alle 7 di questa mattina che in base a un conteggio preliminare dei voti espressi ieri nelle elezioni politiche palestinesi, il gruppo integralista ha ottenuto la maggioranza parlamentare ‘Hamas ha ottenuto oltre 70 seggi a Gaza e in Cisgiordania, il che significa più del 50% dei voti’ . La divulgazione dei primi dati ufficia è stata rinviata , tranne quelli dell’affluenza vicina al 78%. Il voto si è svolto nell’ordine e senza incidenti.

– A proposito dell’esistenza nello statuto di Hamas di un articolo che non ammette l’esistenza di Israele, punto su cui si basa il rifiuto israeliano a riconoscere come interlocutore l’organizzazione integralista, il portavoce di Hamas nella Striscia di Gaza, Abu Zuhri, in collegamento telefonico con ‘Controcorrente’, l’approfondimento serale di Sky Tg24, ha detto: “Israele riconosca i nostri diritti. Quando Israele, l’occupante, riconoscerà i nostri diritti e si ritirerà dai nostri Territori, allora saremo disposti a riconoscerne il diritto all’esistenza e togliere dal nostro statuto l’articolo che ne chiede la distruzione’.

– Le diplomazie di Usa, Ue, Russia e Onu, che si occupano del processo di pace in Medio Oriente, si riuniranno lunedì a Londra per valutare i risultati delle elezioni palestinesi. L’annuncio è del Dipartimento di Stato Usa. Nel suo ultimo comunicato pubblicato a fine dicembre, il quartetto si era detto contrario alla presenza, dopo le elezioni,di Hamas, nel governo palestinese.

25/01/2006

M. O. – Ieri, a poche ore dall’apertura dei seggi per il rinnovo del Consiglio legislativo, il ministero dell’Interno palestinese ha annunciato lo stato di emergenza, nel tentativo di garantire la sicurezza per il voto di oggi. Le autorità di Ramallah hanno schierato circa 13.000 agenti di sicurezza e poliziotti nei seggi elettorali in tutti i Territori palestinesi, oltre 1.700 poliziotti israeliani assicurano la sicurezza e la libera circolazione nel settore di Gerusalemme Est.
I 132 posti del Parlamento saranno assegnati per metà su base proporzionale, l’altra metà suddivisa tra i 66 distretti; dei 728 candidati in lizza, 314 si sfidano col sistema proporzionale, gli altri 414 saranno eletti nelle circoscrizioni distrettuali. Le operazioni di voto nei seggi elettorali Sono cominciate alle 6 (ora italiana). Stando a un sondaggio diffuso oggi dall’istituto ‘Near East Consulting’ di Ramallah, Fatah dovrebbe ottenere 59 seggi, contro i 54 di Hamas. Il sondaggio sottolinea in particolare che Fatah sarà penalizzato dal fenomeno della dispersione di voti, a causa del grande numero di candidati presentati e di politici vicini al partito che si presentano come indipendenti. Di ciò approfitterà Hamas, che può contare su una maggiore compattezza e disciplina dei suoi candidati e del suo elettorato. Senza il problema della dispersione dei voti Fatah otterrebbe una larga maggioranza in Parlamento, con 63 seggi contro i 37 di Hamas, rivela il sondaggio. Al terzo posto dovrebbe arrivare la lista del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (Fplp), con 3 seggi. Scegliendo come capolista Marvan Barghouti, il leader di Fatha incarcerato in Israele, il partito al potere spera di impedire ad Hamas di arrogarsi il monipolio della resistenza e dell’integrità morale.

Nonostante l’impegno di rispetto della tregua da parte di tutti i gruppi, a Nablus il leader locale di Fatah, Ahmed Yusef Assuna, è stato ucciso da alcuni membri delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa dopo aver cercato di opporsi alla distruzione, fuori della sua abitazione, di un manifesto elettorale di Rassan Ghassan Shaaka, ex sindaco di Nablus, e ora candidato alle liste uninominali.

Gerusalemme (AsiaNews) – Stanchezza, sdegno, realismo e gioia sono i sentimenti del prof. Ali Qleibo, insegnante di studi classici all’università Al-Quds di Gerusalemme est nell’analisi che egli fa della situazione  palestinese, alla vigilia delle imminenti elezioni. La gioia è dovuta al fatto che per la prima volta i palestinesi di Gerusalemme est potranno partecipare al voto palestinese. Per Ali Qleibo è il segno del riconoscimento da parte israeliana che Gerusalemme è (anche?) araba. [continua]

24/01/2006

M.O. – 1,58 milioni di israeliani, pari al 24,1% della popolazione, vive attualmente sotto la soglia di povertà, mezzo milione in più in più rispetto al 2000, quando salì al potere il primo ministro Ariel Sharon: lo documenta il nuovo rapporto dell’Istituto per la previdenza sociale di Israele, presentato a Gerusalemme. Il numero dei poveri, secondo l’indagine, è salito del 45% tra la seconda metà del 2004 e il primo semestre del 2005.L’aumento della povertà in Israele è coinciso anche con nuova politica economica più rigorosa adottata dall’allora ministro delle Finanze Benjamin Netanyahu, attuale capo del partito Likud. Nello Stato ebraico sono considerate povere le persone con un reddito inferiore a 1.804 shekel, pari a circa 320 euro al mese.

– L’esercito israeliano ha ridotto da ieri per tre giorni, per le seconde elezioni legislative della storia palestinese, gli interventi nei Territori: lo ha annunciato il governo di Tel Aviv, precisando che, nel frattempo, ieri è stata compiuta l’ennesima retata in Cisgiordania conclusasi con l’arresto – tra Kalkilya, Betlemme e Hebron – di 24 militanti di A Fatah, Hamas e della Jihad islamica, i primi per affissioni abusive di cartelloni elettorali, gli altri per presunte implicazioni nell’attentato suicida di venerdì scorso a Tel Aviv. Gli ultimi sondaggi danno in testa, seppure solo con una maggioranza relativa, l’attuale partito al potere, Al Fatah, con il 42% dei suffragi, con gli integralisti di Hamas che però incalzano al 35%; al 5% è data la lista ‘Palestina Indipendente’ capeggiata da Mustafa Barghouti. al 2% o 3% partiti minori. Il governo degli Stati Uniti avrebbe intanto informato Israele, secondo il quotidiano ‘Haaretz’, di non avere intenzione di riconoscere un governo palestinese che, in seguito alle elezioni del 25 gennaio, fosse guidato da Hamas, o di cui Hamas comunque facesse parte.

Un palestinese è morto ieri in un raid israeliano nella Striscia di Gaza e un bambino di nove anni vicino a Ramallah.

23/01/2006

Tel Aviv (AsiaNews) – Le elezioni palestinesi del 25 gennaio sono anzitutto una prova della voglia di democrazia che prevale nella cittadinanza. Come già avvenuto nelle occasioni precedenti (elezioni presidenziali e parlamentari del 1996; elezioni presidenziali del 2005), esse sono un esempio salutare nel mondo arabo, tentato dalle dittature. [continua]

SBF Taccuino Cos’è un “luogo santo” per ebrei, cristiani e musulmani

21/01/2006

Vaticano – Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Israele e Cipro e Delegato Apostolico in Gerusalemme e Palestina S.E. Mons. Antonio Franco, Arcivescovo titolare di Gallese, finora Nunzio Apostolico nelle Filippine.

M.O. – Il ministro israeliano della Difesa Mofaz ha riunito i principali responsabili dell’esercito e della difesa per discutere delle implicazioni dell’attentato di due giorni fa a Tel Aviv,
per il quale ha menzionato “prove evidenti” del coinvolgimento siriano e iraniano, che saranno consegnate agli Stati uniti e all’Unione Europea. Poiché l’attentato è stato progettato da Damasco e finanziato da Teheran, Israele non colpirà per rappresaglia i palestinesi.

Le ultime novità sulla Piscina di Siloe a Gerusalemme – Quando il canale fognario principale di Siloe cominciò a straripare, nel corso dell’inverno del 2004, i lavori di riparazione dovettero essere interrotti dalla “Israel Nature and Parks Authority”, responsabile per la protezione dei siti archeologici intorno alle mura della Città Vecchia di Gerusalemme. Da allora si è cominciato a scavare in questa parte ancora inesplorata della Città di Davide e praticamente non si è ancora smesso. [continua SBF Taccuino]

Haaretz – Most Israelis willing to cede E. Jerusalem Arab areas

20/01/2006

SBF – Cambiamento a capo delle chiesa armena cattolica di Gerusalemme

M.O. – È stato identificato come un appartenente al Jihad islamico il responsabile dell’attentato suicida di ieri alla vecchia stazione dei bus di Tel Aviv, dove sono rimaste ferite 15 persone, un giovane di 22 anni, originario di Nablus. L’attacco suicida, è stato duramente condannato dalla Casa Bianc e dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen: “Questo attentato mira a sabotare le elezioni e gli sforzi dell’Anp. I rinnegati che violano il consenso nazionale devono essere trovati e puniti” ha detto a Ramallah con alcuni giornalisti.

19/01/2006

M.O. – Israele potrebbe essere pronto ad avviare negoziati con i palestinesi per un accordo di pace permanente dopo le elezioni politiche del 28 marzo. Lo ha detto l’ex premier ed ex ministro degli Esteri israeliano Peres, a Washington. Peres, che ha incontrato il segretario di Stato Rice, ha detto che scopo dei negoziati sarebbe la fine del conflitto e la definizione di frontiere sicure e permanenti.’Non pensiamo che Gaza sia stata la fine, ma l’inizio’, ha detto, lasciando pensare a ulteriori cessioni di territorio da parte di Israele.

18/01/2006

M.O. – Viene da Hebron la prima grande sfida all’autorità di Ehud Olmert, il Primo Ministro israeliano ad interim. A lanciarla sono le centinaia di coloni protagonisti da quattro giorni di scontri violenti e di attacchi contro le case dei palestinesi della città vecchia. La sommossa è stata innescata dalla decisione del Governo di dare applicazione ad una sentenza della Corte suprema israeliana che ha imposto l’espulsione di otto famiglie da altrettante case palestinesi occupate illegalmente da anni presso il mercato della verdura della città vecchia. Nei giorni scorsi centinaia di coloni, fra cui molti giovani esponenti del movimento dei “ragazzi delle colline” (estremisti di destra delle colonie del Sud della Cisgiordania) hanno attaccato la polizia e gli abitanti palestinesi del centro di Hebron, bruciando alcune case. Olmert ha dato ordine a polizia ed esercito di usare il pugno di ferro contro gli estremisti. L’esercito ha inoltre dichiarato la zona del mercato zona militare chiusa e quindici coloni sono stati arrestati.. Nei prossimi giorni l’esercito e la polizia dovranno procedere allo sgombero dei negozi palestinesi dai coloni e questo potrebbe innescare nuove violenze.
Il tono duro delle dichiarazioni di Olmert nei confronti dei coloni sembra marcare una svolta nella linea finora indulgente delle autorità israeliane verso gli estremisti delle colonie di Hebron. Nelle scorse settimane gli estremisti dell’area delle colline di Hebron avevano tagliato centinaia di ulivi palestinesi.

Amman (AsiaNews/ Agenzie) – C’è il grande pericolo di “svuotare Gerusalemme dei suoi abitanti cristiani e arabi a causa di un’emigrazione crescente”. Lo ha detto il re Abdallah II di Giordania ad un incontro ieri pomeriggio con 20 vescovi europei ed americani. [continua]

16/01/2006

M.O. – Sharon. è stato sottoposto a una operazione di tracheotomia che dovrebbe servire a facilitare la separazione dagli apparecchi di respirazione artificiale. Le condizioni di Sharon sono critiche ma stabili, secondo quanto riferito dai medici dell’ospedale Hadassah di Gerusalemme; resta che nonostante la riduzione dei farmaci che lo tenevano in coma, il paziente non dà segno di svegliarsi.
– A 10 giorni dalle elezioni il movimento al Fatah starebbe perdendo terreno, pur mantenendosi distaccato di cinque punti dallo schieramento radicale Hamas: lo sostiene un sondaggio pubblicato dall’università Bir Zeit; in un precedente sondaggio di oltre due mesi fa, il primo era al 45% e il secondo al 23%. Gli osservatori tendono ad attribuire la crescita del movimento radicale che ha base nella Striscia di Gaza alla situazione di caos che attualmente regna nei territori palestinesi e alle rivalità interne ad al Fatah. Il 21% degli intervistati si è dichiarato ancora incerto sul voto, il 90% ha chiesto che le elezioni si tengano effettivamente alla data prevista
Il Consiglio dei ministri israeliano ha deciso che i palestinesi residenti a Gerusalemme Est potranno partecipare alle elezioni legislative palestinesi del prossimo 25 gennaio. Potranno votare in 5 uffici postali e in alcuni villaggi vicini alla città. L’esecutivo israeliano ha però posto un veto ad Hamas che nel settore orientale della Città Santa non potrà affiggere manifesti o distribuire materiale propagandistico sui suoi candidati. Il governo dello Stato ebraico ha annunciato, inoltre, che Ehud Olmert resterà primo ministro ad interim fino alle elezioni generali israeliane del 28 marzo.
Sul terreno si registra, intanto, un nuovo raid israeliano nei Territori: un’incursione condotta da soldati dello Stato ebraico nel villaggio cisgiordano di Roujib, vicino a Nablus, ha provocato la morte di due palestinesi. Le vittime sono una donna e suo figlio. Secondo testimoni oculari, i militari avrebbero sparato contro la loro casa, ritenuta per errore un covo di fondamentalisti.

13/01/2006

M.O. – Le condizioni di Sharon restano gravi, è sempre collegato a un respiratore artificiale, ancora in parte sedato. La parte della calotta cranica asportatata durante la prima delle tre operazioni chirurgiche al cervello non è ancora stata reimpiantaa, segno che l’emergenza non è ancora cessata. Si è verificata anche un soffio al cuore potenzialmente pericoloso per nuovi ictus

10/01/2006

M.O. – Lo stato di salute di Sharon non è mutato. Le sue condizioni permangono gravi anche se stabili, è in corso la riduzione della dose di sedativi per il suo risveglio dal coma farmacologico. Ieri ha risposto agli stimoli e ha mosso un poco braccio e gamba destri. È presto p er valutare l’entità dei danni motori e cognitivi sofferti.
– Israele che aveva minacciato di impedire ai palestinesi il voto a Gerusalemme est ha cambiato linea e ha concesso un’autorizzazione condizionata ai candidati palestinesi per fare campagna elettorale a Gerusalemme est, in vista del voto del 25 gennaio. I candidati appartenenti a organizzazioni collegate ai gruppi armati non potranno fare campagna elettorale a Gerusalemme Est; lo ha annunciato questa mattina il ministro della Sicurezza interna Gideon Ezra: “ Tutti coloro che vogliono fare campagna elettorale devono chiedere l’autorizzazione alla polizia, che la concederà solo a quelli che non rappresentano gruppi estremisti” ha detto Ezra. Alcuni candidati hanno confermato di aver avuto stesse dichiarazioni dalla polizia. La scorsa settimana a due politici palestinesi, Mustafa Barghouti e Hanan Ashrawi, era stato impedito di svolgere i loro comizi a Gerusalemme. Il presidente palestinese Abu Mazen, dopo aver ricevuto garanzie dagli americani che gli arabi di Gerusalemme potranno votare in città, ha quindi annunciato che le elezioni politiche dell’Anp si terranno nella data prevista e ha lanciato un nuovo appello alle fazioni armate, perché permettano il pacifico e regolare svolgimento delle consultazioni. Il presidente ha riferito di aver parlato ai governatori regionali in Cisgiordania e nella Striscia per informarli che “dovranno proteggere questa giornata di democrazia, anche con la forza”.

09/01/2006

M.O. – Lo stato di salute di Ariel Sharon è sempre critico ma stabile. Il graduale risveglio dal coma farmacologico deciso ieri dovrebbe richiedere da sei a otto ore di tempo. I medici dovrebbero a quel punto verificare dell’estensione del danno cerebrale provocato dall’ictus.
– L’ex leader laburista Shimon Peres prevede che sarà Ehud Olmert, primo ministro facente funzioni, a guidare alle elezioni del 28 marzo il partito Kadima, la nuova forza di centro fondata dal premier Ariel Sharon dopo l’uscita dal Likud. L’ex premier, non ha escluso una sua candidatura nelle liste del Kadima,. Olmert ha intanto dichiarato che intende seguire la politica di Sharon.

07/01/2006

M.O. – Le condizioni di salute di Sharon, pur essendo leggermente migliorate, restano tuttavia molto gravi. Ieri è stato operato per la terza volta, sempre a causa di emorragie cerebrali. I medici non escludono che possa sopravvivere, ma misurano le parole, dal momento che i danni subiti dal cervello del primo ministro (78 anni nel prossimo febbraio) sono probabilmente irreversibili.
La situazione politica israeliana suscita intanto preoccupazioni in tutto il mondo, particolarmente negli Stati Uniti. Il Segretario di Stato Condoleeza Rice che ha parlato per telefono con Ehud Olmert, il vice premier che ha assunto i poteri di primo ministro, e ha annullato un viaggio in Indonesia e in Australia. Sul piano politico interno, il partito recentemente creato dallo stesso Sharon, Kadima, continua a stare in testa ai sondaggi, in previsione delle elezioni politiche del 28 marzo prossimo, ma non è ancora chiaro qual sarà il suo avvenire.
“Le conseguenze per noi palestinesi? Di male in peggio”, dice Saeb Erekat, negoziatore dell’Anp per i rapporti con Israele, intervistato dal Corriere della sera: “Temo per il nostro futuro – dice – e per le sorti dei negoziati di pace. La scomparsa politica di Sharon, almeno nel breve e medio periodo, rappresenta per noi palestinesi l’approssimarsi di nuove sofferenze”. Erekat definisce Sharon un “un vulcano politico” che aveva sorpreso tutti uscendo dal Likud e creando un nuovo partito. “Ora ci sorprende ancora una volta, sebbene suo malgrado”. Per i negoziati “si blocca tutto. Tuttavia, aggiunge Erekat, “nessuno puo’ dimenticare il male che ci ha fatto Sharon”, compreso il ritiro da Gaza, “un passo assolutamente unilaterale. (…) Come essere umano gli auguro il meglio e una veloce guarigione. Ma come politico non lo rimpiango”.
Fra la popolazione civile palestinese il nome di Sharon resta legato ai crimini ai loro danni e soprattutto alle sue responsabilità nella stragi di Shabra e Shatila, il campo profughi di Beirut dove nell’82 furono massacrati almeno duemila palestinesi. Sono però mancate le manifestazioni di giubilo che qualcuno si aspettava, a festeggiare sono stati invece i coloni israeliani di KreatArba vicino ad Hebron.

05/01/2006

M.O. – Ariel Sharon è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, durato oltre sei ore, dopo un ictus e un’emorragia cerebrale accusati nella tarda serata di ieri. Verso le 6 di questa mattina è stato riportato nuovamente in sala operatoria, la decisione è stata presa dopo una Tac al cervello. Il direttore dell’ospedale ha detto che le condizioni del premier sono gravi, e che il nuovo intervento sarebbe durato ore. L’ex leader del Likud, fondatore di Kadima, si è sentito male nel suo ranch nel Negheb ed è stato trasferito a Gerusalemme in ambulanza.
I poteri di primo ministro sono stati trasferiti al vice premier, Ehud Olmert, che ha convocato per questa mattina una riunione di gabinetto d’emergenza. In un comunicato scritto, il presidente Usa George Bush ha esaltato Sharon come “uomo di coraggio e di pace”, aggiungendo che lui e sua moglie Laura “stanno condividendo le preoccupazioni del governo israeliano e pregando per la sua guarigione”. Senza distinzione, i partiti israeliani hanno auspicato una ripresa del capo del governo, che ai più appare però improbabile. l’Autorità Nazionale Palestinese affida il suo commento al vice premier Nabil Shaath che ha espresso il proprio dispiacere per le gravi condizioni di salute del primo ministro israeliano ‘Umanamente, ha detto, siamo dispiaciuti per Sharon’ e ‘da un punto di vista politico, tutto accresce l’incertezza sul processo di pace. E’ assolutamente difficile dire cosa accadrà’. Le principali fazioni armate scelgono la via della moderazione e fino a questa mattina non avevano espresso commenti, a parte il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina che definisce il malore di Sharon “un regalo di Allah”. I servizi di sicurezza israeliani hanno elevato stamane lo stato d’allerta in tutto il territorio nazionale nel timore di attentati palestinesi

– Ieri un gruppo di attivisti appartenenti alle Brigate dei Martiri di al-Aqsa per protestare contro l’arresto di un loro leader arrestato dalla polizia palestinese perché sospettato di essere coinvolto nel rapimento di tre cittadini britannici, ha rubato due ruspe ed è riuscito ad abbattere un pezzo del muro eretto fra la Striscia di Gaza e l’Egitto. La polizia di frontiera egiziana ha sparato due colpi in aria per far arretrare gli attivisti palestinesi Sono centinaia i palestinesi che sono passati in Egitto, utilizzando il varco. E’ la sfida più diretta delle ultime turbolente settimane all’autorità del presidente palestinese Abu Mazen. E dal ministro della Difesa israeliano, Shaul Mofaz, è giunto un aspro avvertimento: l’Anp controlli il confine, altrimenti Israele rientrerà in azione.

03/01/2006

M.O. – I quattro ministri appartenenti al Likud lasceranno, da domenica prossima, il governo del primo ministro israeliano Ariel Sharon che dovrebbe procedere al rimpasto nominando i nuovi ministri tra gli esponenti del suo nuovo partito,Kadima. Shimon Peres potrebbe tornare agli Esteri.
– Due palestinesi sono stati uccisi da un missile israeliano che ieri sera ha colpito un’auto nel campo profughi di Jabalia, nella Striscia di Gaza. Una terza persona, secondo fonti mediche, sarebbe in condizioni molto gravi. Le due vittime sarebbero militanti della Jihad islamica. La situazione a Gaza si sta facendo sempre più tesa e secondo l’agenzia Wafa “il governo israeliano ha dato luce verde alle forze armate per mortali attacchi a Gaza e in Cisgiordania.”
– Circa duecento poliziotti in borghese ieri hanno fatto irruzione in diverse sedi dell’amministrazione di Rafah, nella Striscia di Gaza, per denunciare l’inazione dell’Autorità Nazionale palestinese di fronte al caos che regna nella Striscia di Gaza. Intanto, decine di osservatori europei, partiti alla volta delle principali città della Cisgiordania e di Gaza, hanno dato il via ai preparativi in vista delle elezioni politiche del 25 gennaio.

02/01/2006

M. O. La partecipazione dei palestinesi di Gerusalemme Est alle elezioni legislative del 25 gennaio è la condizione per la tenuta dello scrutinio. Lo ha deciso ieri sera il comitato centrale di Fatah in seduta d’emergenza, secondo una fonte dello stesso movimento palestinese. Qualche ora prima, il presidente Abu Mazen aveva dichiarato che ‘nessuno accetterà che i palestinesi di Gerusalemme non partecipino alle elezioni del 25 gennaio perché questa per noi è una questione sacra e un interesse nazionale’.

IRAN – Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha lanciato un nuovo attacco contro Israele, ha affermato che “In effetti gli europei hanno praticato una pulizia etnica contro gli ebrei in Europa espellendo gli ebrei da tutti i Paesi europei”. “E hanno preso due piccioni con una fava: hanno costruito un campo ebreo nel mezzo delle nazioni islamiche e si sono sbarazzati degli ebrei da tutta Europa”. “Il regime sionista è una parte dell’Europa che è stata staccata dall’Europa e che è anti-islamica per sua natura”. Ahmadinejad si è chiesto inoltre perché i palestinesi, che non hanno avuto nessun coinvolgimento nell’Olocausto durante la seconda guerra mondiale, sono stati costretti ad accettare uno stato ebraico e ha respinto la tesi che le sue dichiarazioni possano essere antisemite insistendo sulla distinzione che l’Iran fa tra giudaismo e sionismo.

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