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Tour nelle colline a sud di Hebron

Posted on 10 Giugno 2009 in Palestina-Israele | 0 comments

Sabato 6 giugno io e Martino ci siamo aggregati nel tour organizzato dai combattenti per la pace. Ricordate? Ne parlai in passato a proposito della bambina di Bassam Aramin. Sono un gruppo di israeliani e palestinesi che, essendo stati attivamente coinvolti nella lotta violenta, gli israeliani come soldati dell’ Israel Defense Forces e i palestinesi come combattenti per la liberazione palestinese, hanno deposto le armi e insieme si battono per denunciare l’occupazione, chiedere la fine di tutte le forme di violenza, la creazione di uno Stato palestinese accanto allo Stato di Israele.

Come potete immaginare quindi… molto interessanti! Eravamo circa 130 persone! Tre pulman: uno da Bersheva uno da Tel Aviv-Gerusalemme (il nostro) e uno dai territori palestinesi. Durante il viaggio, che aveva come meta finale Susya, gli organizzatori ci hanno raccontato la storia dell’occupazione, l’evoluzione della presenza dell’esercito e dei coloni, dalla conquista dei territori nel ’67 fino ad oggi, la situazione della gente, i comportamenti dei soldati… Tra quelli che hanno parlato c’erano anche alcuni membri di Breaking the Silence. Testimonianza molto forti.

Lo scopo principale di questi viaggi è quello di far conoscere gli effetti dell’occupazione, ignota pare, almeno nei suoi aspetti più gravi, alla società israeliana. Insieme a questo, e non secondariamente, il viaggio dà l’eccezionale opportunità di incontro con “gli altri”: palestinesi per gli uni e israeliani per gli altri. Durante il viaggio più volte ci hanno invitato a mescolarci a parlarci, a scambiarci domande, ad ascoltare le risposte. Per noi europei è difficile capire quanto questo semplice scambio sia difficile, doloroso. Le ferite sono ancora sanguinanti. Il sospetto reciproco, la paura, la sfiducia regnano sovrane. Eppure…

La legge che sta alla base degli insediamenti è una legge turca, adottata anche durante il mandato britannico. Essa dice che una terra, non più utilizzata, frequentata, coltivata dopo tre anni diventa “proprietà dello stato”. Israele, stato occupante una terra non sua, interpretando questa legge astutamente a suo favore, si prende queste terre per sè. Solo successivamente le concede ai suoi coloni che piano piano, passo dopo passo, mettono container, tende, costruiscono casette, allacciano acqua e luce, fondano piccoli villaggi di 10-15 e più famiglie.

I poveri palestinesi però non lasciano le loro terre volontariamente. Quei famosi tre anni di abbandono sono quasi sempre dovuti a disposizioni dello stesso esercito israeliano che dichiara i terreni “zona militare”. Essi devono essere lasciati per motivi di sicurezza. Spesso si trovano in prossimità di insediamenti precedenti. Capite il gioco perverso? Così Piano piano gli insediamenti si allargano, con la parvenza di “legalità”. Ci hanno detto che attualmente ci sono più di 100 località in tutta la Cisgiordania che subiscono questo procedimento (qui un po’ di mappe).

Il tour aveva come meta finale un villaggio nelle colline a sud di Hebron, chiamato Susya (zona gialla nella cartina – clicca per ingrandire), luogo tristemente famoso perchè un anno fa, l’8 giugno 2008, avvenne un pestaggio selvaggio da parte dei coloni di alcuni palesini inermi. Tutto venne filmato da una telecamera di B’Tselem.

Ci siamo riuniti tra le tende-capanne delle famiglie palestinesi scacciati dalle loro casa ormai 20 anni fa, che erano situate vicino ad una antica sinagoga ritrovata nella zona. Una ragazza di nome Ofra, molto in gamba, insieme ai suoi amici, ci ha spiegato dettagliatamente dove eravamo e cosa avremmo fatto. Sulla collina vicina, terra di un palestinese lì presente con noi, zona militare da qualche tempo, quindi inaccessibile per il legittimo proprietario, i coloni di Susya hanno costruito una capanna (bella solida). Esercito e polizia non hanno fatto niente per impedire o per distruggere questa opera illegale.

Ofra ci ha proposto di andare tutti insieme, compreso il palestinese proprietario, sulla collina a costruire una nostra tenda vicina a quella dei coloni. Questo per affermare il diritto di proprietà del nostro amico palestinese, denunciare l’illegalità della chiusura dei terreni come zona militare, richiedere la distruzione della capanna dei coloni.

Guardatevi questo breve filmato per sapere come è andata a finire:

L’azione secondo gli organizzatori è stata di grande successo. Non tanto per la tenda… quanto piuttosto per l’opera di sensibilizzazione che da essa doveva scaturire: per noi partecipanti israeliani e palestinesi insieme, per i soldati ma più in generale per le società di appartenenza. Ofra e compagni hanno ampiamente parlato e discusso con i militari, chiedendo loro ragione della loro azione e della loro non azione verso i coloni. Fotografi e telecamere hanno ripreso tutto. Ho saputo che alcuni telegiornali, alla sera, ne hanno fatto addirittura un servizio.

Io e Martino siamo stati contenti. E’ stato interessantissimo mescolarci tra gli uni e gli altri e cogliere meglio, più da vicino le conseguenze devastanti dell’occupazione. Mi sono chiesto cosa passasse per la testa dei numerosi ragazzi israeliani (da tel aviv, bersheva, gerusalemme…) che erano con noi. Un ragazzo di Tel Aviv mi ha confidato la sua difficoltà a vedere una bandiera palestinese sulla tenda da noi eretta temporaneamente! Una bandiera!!! Tour di questo genere, forse sono perfettibili, forse fanno vedere sono qualche aspetto del problema… in ogni caso sembrano proprio utili!

Io, pensate, ho addirittura fatto un po’ da interprete tra gli uni e gli altri (la lingua è un altro scoglio notevole)! Bello! Mi è venuta voglia di tornarci portandomi qualche altro amico.

Qualche collegato per approfondire.
La galleria fotografica delle attività dei combattenti per la pace (anche loro usano picasa!) – cercateci in quelle del 6 giugno 2009 –
Il loro blog (in ebraico!) http://cforpeace.blogspot.com/
Sul tema delle colonie si sta parlando molto in questi giorni, specialmente dopo il discorso di Obama al Cairo. Michell, il suo inviato speciale, è in questi giorni in Medio Oriente e continua a battere questo tasto. Ho trovato per il momento questi articoli: da Peacereporter: Israele, la lobby Usa dei coloni 3 giugno 2009 e Architettare la decolonizzazione 27 maggio 2009. La stampa: L’amico che vorrei a fianco di Abraham B. Yehoshua 5 giugno 2009

Ed anche alcune foto della nostra gita

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