Il cardinal Martini incontra i giovani di Milano

L’incontro (lunedì 13 agosto 2007) si è svolto all’esterno dell’istituto biblico. Il gruppo era numeroso. Non si sentiva bene e soprattutto era impossibile registrare decentemente. Ho preso qualche appunto.
Il cardinale ha usato all’inizio parole di grande lode e incoraggiamento per i giovani venuti in terra santa, segno forte del dinamismo della Chiesa perchè impegnati fortemente nella preghiera sulla Parola di Dio e nel lavoro umile della carità – una buona parte di essi sta facendo un campo di lavoro a Betania da noi e uno a Betlemme. Ecco la dimensione contemplativa della vita cristiana che tende e sfocia nella carità e nel dono di sè agli altri! Nel pellegrinare di ogni giorno, soprattutto qui, siamo chiamati a vedere l’invisibile di Dio che ci chiama, ci precede, ci ama e ci invita a seguirlo nella pienezza del dono della vita. Il viaggio è quindi un trampolino, non una trappola, per salire al cielo. Il cardinale si aspetta molto dai giovani. Essi non devono perdere la speranza e con la loro energia devono continuare incessantemente a gettare ponti tra i popoli, specialmente quelli divisi, attraverso il dialogo e la conoscenza reciproca senza pregiudizi, senza giudicare, senza prendere posizione ma volendo bene e vedendo in ogni uomo il desiderio di una vita normale, giusta, con prospettive belle per il futuro.
Una delle occupazioni più importanti di Martini è adesso la preghiera di intercessione. Intercessione vuol dire due cose. 1) Mettersi davanti a Dio al posto dell’altro, al posto di chi non può, non vuole, non riesce, al posto di chi è lontano e per lui pregare, chiedere, invocare la salvezza. 2) Stare in mezzo alla storia senza oscillare da una parte o dall’altra, senza giudizio ma con carità e amore. La preghiera di intercessione è la preghiera della Chiesa ed è talmente importante e difficile che da soli non possiamo farla. Lo Spirito Santo, che freme in noi, parla per noi, sa quello di cui c’è bisogno, chiede efficacemente il Regno e la Pace per tutti gli uomini.
Ci sono state alcune domande da parte dei ragazzi:
D. Come ricordare, custodire, far fruttificare i doni di questo viaggio una volta tornati a casa?
M. Due cose indispensabili. 1) il giorno dopo il ritorno a casa, prendere il Vangelo e cominciare a leggerlo con continuità una pagina al giorno, come lectio divina quotidiana. Questo è il modo migliore per ricordare i posti che avete visitato e soprattutto i doni spirituali ricevuti. 2) Ritornare! Programmare subito un secondo viaggio: una sola volta non basta!
D. E’ stato difficile lasciare la diocesi Milano? Sente nostalgia?
M. Non è stato difficile. Mi ero a lungo preparato. Sapevo che a 75 anni non sarei stato più in grado di guidare una diocesi così complessa, ricca, importante come Milano. Mi ero fatto un preciso programma di studio, di preghiera, di lavoro, pastorale e il giorno dopo il congedo non ho perso un minuto e mi sono messo subito sotto con grande impegno e sacrificio. Non ho avuto tempo per la nostalgia. Le mie giornate sono molto piene. Anche qui dobbiamo stare attenti a custodire la pace e la laboriosità delle giornate. Ad esempio abbiamo scelto di incontrare solo i gruppi di Milano. Il mio legame con voi resta fortissimo. Io mi sento un avamposto della chiesa di Milano qui a Geusalemme. Sono una vostra sentinella sulle mura della città Santa.
D. Quali sono i carismi della chiesa di Milano?
M. E’ molto difficile sintetizzare i carismi della nostra diocesi. Sono molti. Penso però soprattutto a due. Il primo è il posto privilegiato che ha la Parola di Dio nella vita della comunità cristiana, la Parola messa e meditata nel cuore di tutti. Sia papa Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI hanno riconosciuto pubblicamente il nostro lavoro in questo senso, citandomi nei loro discorsi ufficiali. Il papa ha indetto un sinodo che ha come tema proprio la Parola di Dio nella vita della Chiesa. La strada è ancora lunga, siamo ben lontani dalla meta finale quando ogni cristiano saprà e amerà leggere la Scrittura e pregare con essa. Il secondo è il legame e il dialogo tra i preti e la gente. Sono molto legati. I preti fanno parte della gente, non sono su un piedistallo, separati come in altre realtà diocesane che conosco. Anche questa è una grande grazia.
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