Le impressioni del viaggio nella striscia

Dopo mesi di attesa martedì 7 agosto 2007 sono riuscito ad accompagnare suor Susanne a Gaza. Suor Susanne è una figlia della carità che vive qui a Betania, americana, 62 anni, da 30 anni in Terra Santa. Da una dozzina d’anni va regolarmente nella striscia di Gaza per aiutare la gente più povera. Negli anni è riuscita a creare una piccola equipe che la aiuta, raccoglie fondi in giro per il mondo e la accompagna nelle visite. Questo gruppetto è formato da 5-6 persone, per lo più religiosi. La loro attività consiste principalmente nel fornire dei viveri alle famiglie indigenti (circa 150), nel sostenere le scuole più marginali acquistando materiale utile (fotocopiatrice, frigorifero, libri, pagando i pasti dei campi estivi per i bambini, e altre iniziative piccole e mirate.
Una signora araba che abita a Gaza, molto brava, è il loro referente, consulente, tutto fare. L’attività è sostenuta dalle offerte dei benefattori e degli amici. A seconda dei fondi disponibili il gruppetto decide le iniziative da portare avanti, sempre piccole, limitate nel tempo, che comprendono anche un contributo diretto della gente locale. Negli ultimi mesi-anni la situazione economica, sociale, lavorativa si è aggravata terribilmente. La gente non ha da mangiare, i bambini sono denutriti, la salute è compromessa, non c’è lavoro e non ci si può muovere dalla striscia, che è diventata una grande prigione. Lo stato israeliano, per questioni di sicurezza, oltre ad attaccare e bombardare regolarmente le case, impedisce l’ingresso e l’uscita dei prodotti.
Suor Susanne e qualcun altro del gruppo viene a Gaza, se la situazione lo permette, una volta ogni due settimane. Questi viaggi hanno lo scopo per loro di visitare le persone, andare nelle scuole che aiutano, conoscere, salutare, vedere.. Martedì eravamo in tre: io, suor Susanne e suor Brigide una francescana che abita a Tantur. Io sono stato invitato come amico di suor Susanne, la quale ha saputo da qualche settimana che è stata trasferita in libano e quindi da metà settembre dovrà abbandonare tutto.
E’ stata un’esperienza molto forte. Avevo sentito dire che la condizione della popolazione era gravissima. Vederlo con i propri occhi è diverso. La città di Gaza è grandissima… case, case, case molte fatiscenti, costruite sulla sabbia, bambini in giro per le strade mezzi nudi. Ricorda un po’ i quartieri del Cairo o di Alessandria. Poche macchine e molti carretti trascinati da asini o cavali in giro per le strade. Siamo entrati in quale casa. Mattoni, lamiere, eternit, topi. La corrette elettrica c’è solo qualche ora al giorno. L’acqua potabile manca. Da punto di vista della sicurezza, da quando Hamas ha preso il potere non ci sono più scontri per strada. La gente è libera di muoversi, più sollevata.
Siamo andati a salutare anche le piccole sorelle di Charles de Foucault. Una di loro è a Gaza da 30 anni. Ci hanno detto che su un milione e 400 mila abitanti i cristiani sono solo 3000 e solo 200 cattolici. Niente. Il parroco cattolico, padre Manoel  è molto stimato, conosce tutti e ha una grande carisma. Spiega la scrittura parlando della situazione sociale. Le sorelle dicono che la gente di Gaza è molto cordiale. Brava gente. Accogliente, senza distinzioni tra mussulmani o cristiani. Le donne , ci hanno detto, sono le vere colonne della società. Portano tutto il peso della guerra e delle prigionia. Eroine.
E’ stato un viaggio brevissimo, piuttosto difficoltoso per il passaggio della frontiera. Un piccolo assaggio. Mi sarebbe piaciuto fermarmi di più, conoscere meglio gli amici che abbiamo incontrato. Spero presto di poter tornare.

Non avendo una carta con me e non essendoci indicazioni stradali non so esattamente dove siamo stati, quartieri, campi profughi, paesini (Beir Hanum lo ricordo). Sto preparando anche un video con qualche ripresa fatta durante la visita, che metterò in linea prossimamente da aggiungere alle foto già postate.

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