Visita agli amici di Gaza sotto assedio

Il giorno in cui Bush visita Gerusalemme per l’anniversario della nascita di Israele, io prendo la mia bici e pedalo fino al Getsemani per celebrare la messa delle 6 e per cercare la forza per la giornata che mi aspetta: insieme ai miei due amici americani Br. Joe e Fr. Don vado a Gaza per una rapida visita ai nostri amici. E’ ormai due mesi che non li vediamo. Intanto la situazione della gente a Gaza è peggiorata. Molto peggiorata. Peggiora sempre, ogni volta che andiamo.

Alle 9.00 siamo già entrati… quasi imbarazzati dalla rapidità del viaggio e dei controlli al checkpoint di Erez. Sabah e Ahmad, l’autista, ci caricano sul consueto taxi e subito ci raccontano con alcune drammatiche battute come siamo fortunati a poter viaggiare in auto, con gasolio egiziano comperato al mercato nero. Per la gente comune è ormai difficilissimo usare mezzi a motore. Sfidando le norme di sicurezza e le regole della meccanica, molte auto vanno con il gas delle bombole da cucina o a olio di semi mescolato con poca benzina, lasciando odore di fritto e scie bianche lungo le strade.

Anche i generi di prima necessità non solo sono carissimi ma spesso introvabili. La corrente elettrica è disponibile poche ore al giorno, le bombole di gas per cucinare sono scomparse… Eppure nonostante tutto questo la gente resiste, vive. Le strade del centro di Gaza sono vivaci. I banchetti del mercato, con vestiti e scarpe affollati. La gente trova la voglia di scendere in strada e di fare una vita “normale”: è un mistero anche per i nostri amici.

Passiamo attraverso Beit Hanun, una città fantasma, cadente, piena di buchi nei muri e nelle strade, di rovine, di baracche, bambini mezzi nudi che scorrazzano lungo le vie sterrate. E’ la cittadina più vicina al confine Nord, quotidianamente colpita dall’esercito israeliano perchè anche da qui partono i razzi verso le città al di là del muro di prigionia (proprio uno colpirà in serata un supermercato di Aschelon facendo parecchi feriti).

Arriviamo all’immenso campo di Jabalia. Nel suo quartiere chiamato Shafa c’è una delle nostre scuoline, forse la ricordate. E’ una delle poche ancora aperte perchè quasi tutte hanno terminato in anticipo l’anno scolastico. Solo 65 dei 170 bambini frequenta in questi giorni. Sono quelli che abitano nelle vicinanze e non hanno bisogno del pulmino. Siamo attesi. Le maestre ci fanno festa e ci accolgono con amicizia. Sembra un secolo che non ci vediamo. I bambini, forse per farsi sentire, urlano all’unisono cantilene in uno stentato inglese. Viene distribuito un bicchiere di latte così possiamo fare le fotografie ai bicchieri di plastica comperati con i nostri soldi e ai bambini affamati e sporchi che stupiti ci guardano oltre il bordo della tazza.

Una bambina dicono che si è messa in ghingheri fin dal mattino per noi. L’attesa è premiata con una foto (sotto)! Le nostre idee di miglioramenti strutturali (tinteggiatura, scaffali, giochi, poster) si sono scontrate con l’assedio e la mancanza di materie prime. Resteranno ancora per un po’ nel cassetto. Anche il cortile esterno è tale e quale l’avevamo lasciato. Evitiamo di fare domande.

La batteria dell’auto è scarica per il poco utilizzo… spingiamo per ripartire alla volta del centro città dove ci aspettano i grandi capi delle altre scuola che aiutiamo e le straordinaria signore responsabili delle associazioni di aiuto e di soccorso delle donne. Ancora accoglienza cordialissima. Ci sentiamo a casa. A qualcuno riusciamo perfino a chiedere notizia di figli, mogli, famiglie…

Ci raccontano della vita di questi ultimi mesi. L’assedio è terribile. Tutto è fermo. I poveri muoiono per mancanze di cure. La gente è disperata. Non c’è futuro. Muhammed, che abita nella zona centrale della striscia, racconta che l’esercito invade regolarmente i campi vicini a casa sua. I soldati, se non hanno combattimenti diretti, fanno tiro al bersaglio con le bestie al pascolo, devastano campi, serre e alberi da frutto.

Tawuzia si scalda e comincia a parlare a raffica diventando tutta rossa. Io non capisco una parola di quello che dice ma annuisco con gravità per cercare di partecipare al dramma della sua gente. Dice che oggi, anniversario della Nakba del 1948, hanno cominciato a mettere nel calendario la Nakba del 2008. La tragedia di Gaza non ha mai raggiunti questi livelli di gravità.

La riunione ha lo scopo di darci delle idee per come spendere meglio i soldi della nostra ONG. La discussione si accende perchè le idee non mancano. A noi piacerebbe destinare dei fondi per dare del lavoro persone nuove da aggiungere alle nostre scuole. Ma veniamo a sapere che gli stessi insegnanti, attualmente attivi, non ricevono lo stipendio da mesi. Lavorano gratis. New entry stipendiati quindi saranno piuttosto difficili da inserire! Vedremo. Intanto Sabah prende diligentemente nota. Poi tradurrà in inglese e soprattutto tradurrà alcune delle idee in microprogetti fattibili.
La riunione si svolge nella sede di una delle organizzazioni di donne. Sollecitate dalla mia richiesta di tappeti colorati ci portano altri prodotti fatti a mano: ricami, borsette, centrini, cuscini. Qui non hanno mercato. Facendo finta di contrattare come se fossi al suk, con 400 shekel acquisto quasi tutto. Me le faccio ancora più amiche! Tawuzia (foto sotto) mi da una manata sulla spalla dicendo che… assomiglio a suo figlio. Preso dall’euforia nel salutarla faccio la gaffe di darle la mano (vietato con le mussulmane!) e faccio quasi per darle un bacio prendendomi quasi uno sberlone dalla sua mano callosa. Che figura!!

Ci resta il tempo per una visita alle missionarie della Carità di Madre Teresa. Anche loro sono contente di vederci. Con alcune ci siamo visti a Gerusalemme durante le feste di Pasqua. Per i bambini della loro scuola è il giorno dei “diplomi“: in tutte le scuole, dalle materne alle superiori, a fine anno si fa sempre una festa nella quale vengono consegnati i diplomi a tutti gli studenti. Arriviamo mentre stanno pulendo e sistemando le sale. Ne approfittiamo per fare un ultimo scambio di fatture, ricevute e soldi con Sabah.

Poi io mi defilo e salgo al piano superiore per salutare i bambini che stanno stabilmente nella casa. Alcuni sono molto cresciuti da dicembre, l’ultima volta che li ho visti. Alcuni mangiano, altri sono già nei lettini per il riposino pomeridiano, altri aspettano di essere cambiati. Dai nostri angeli di Gaza raccolgo gratuitamente qualche sorriso e qualche carezza. Gli ultimi degli ultimi. Suor Delfina insiste per darci qualche frutto per il viaggio. Cerchiamo di resistere.

Sono le 13.30. E’ già ora di tornare al checkpoint. Le immagini delle strade attraversate da asini e carretti, delle vie a lunga percorrenza deserte, le rovine delle case bombardate ci accompagnano fino a Erez. Passiamo. In macchina siamo silenziosi. La sensazione di non aver fatto niente di utile si mescola con la felicità di aver incontrato i nostri amici. In un momento siamo a Gerusalemme. La testa è piena dei loro volti. Mi sento molto più fortunato di Bush.

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7 risposte a Visita agli amici di Gaza sotto assedio

  1. lella scrive:

    un articolo che ho appena letto sul Foglio (a dire la verità velocemente, perché aveva dei passaggi stucchevoli) dice che Israele è il paese più felice della terra perché è felice di vivere, nonostante la durezza della sua vita.
    che cosa dovrebbe scrivere se vedesse le tue foto di Gaza, e leggesse il tuo reportage?
    buona domenica

  2. Anonimo scrive:

    Angelo di Dio, che sei il loro custode, illumina, custodisci, reggi e governa loro che ti furono affidati dalla pietà celeste. Amen.

  3. sabrina scrive:

    ciao andrea,
    non ci sono parole, le tue dicono tutto…
    Un abbraccio e felice domenica!

  4. Carla Chirico scrive:

    Come posso io piangere lacrime, quando altri piangono sangue.

  5. Sebastian scrive:

    Senza parole… sono gocce in un mare, ma almeno ci sono!

  6. Anonimo scrive:

    Veramente non ci sono parole!!! Non v’è dubbio che Tu possa sentirti più fortunato di Bush… Da parte nostra il ricordo quotidiano nella preghiera. A tutti un abbraccio e un bacione ai vostri bimbi Battistina e fam.

  7. grazia villa scrive:

    Grazie Andrea.
    Un abbraccio a tutti e tutte.
    Grazia

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