
Ieri sera mentre mi accingevo a scrivere un post per il blog, dopo questo lungo silenzio, la gis mi ha segnalato la notizia del nuovo attentato nella scuola rabbinica di Gerusalemme. 9 morti. 8 ragazzi più l’attentatore. Una nuova tragedia che si va ad aggiungere alle altre tragedie.

Cosa dire di fronte a tutti i morti degli ultimi giorni? Anche le analisi degli esperti,anche i più pessimisti, sembrano superate degli eventi. Io e Lorenzo avevamo un segreto desiderio di fare un periodo di ritiro e preghiera presso i nostri amici di Gaza. Ma non è stato possibile.
Forse allora sarebbe meglio raccontarvi della primavera che è ormai arrivata e delle giornate tranquillamente laboriose della Maison d’Enfants. Lorenzo è tornato ieri da una settimana di pellegrinaggio con un gruppo di mantovani. Io dopo qualche giorno di influenza ho ripreso gli studi.

Ho passato un bellissimo week end ad Ain Arik. Venerdì 29 febbraio c’è stata la conferenza di Padre Gilbert sul Cantico dei Cantici, il libro che stiamo leggendo adesso in lectio continua. I fratelli sono sempre molto accoglienti. E io ne ho approfittato! Invece di stare a Betania da solo, sono stato con loro fino a domenica! Tre giorni di vero monastero italo-arabo nei territori occupati!

Come sapete la liturgia è tutta in arabo! 7 ore al giorno dedicate alla preghiera. Non è diversa dalla nostra. Ma a prima vista a me sembra più curata, preparata, tranquilla, senza saltare nessun inno, responsorio, o antifona. E’ in pratica l’attività principale di ciascuno e del gruppo di fratelli e sorelle nello stesso tempo! Lavoro, cucina, sistemazioni, email, riposo vengono aggiunti nelle restanti ore della giornata. Così ho percepito e vissuto questo fine settimana tra di loro!
Il più simpatico è Anastasio. Fa tante cose importanti per la casa e per tutti. In particolare dedica 90 minuti di ogni giorno alla lettura, sine glossa, della Bibbia. Si mette in chiesa e legge! Mi ha fatto vedere lo schema di lettura: in sei mesi 1 volta l’antico testamento. 4 volte i Vangeli, 2 volte l’apostolo e 6 volte il salterio.
Questi uomini di Dio ci danno speranza. La loro fede e la loro perseveranza ci ricordano che il Signore è vissuto in questa Terra Santa, qui è morto ma è anche Risorto!
Caro Andrea, in questi giorni si fa più intenso il pensiero per quella santa e martoriata terra. Pur nel disorientamento e nelle grandi domande che questi eventi ci provocano, penso che dobbiamo rimanere fedeli alla nostra speranza di pace.
Bellissime e tristissime le prime due foto.