Decine di migliaia di persone hanno partecipato a Gaza City, a Beit Hanun e Beit Lahiya ai funerali delle diciotto vittime della strage di ieri a Beit Hanun (nella foto due corpi di due bambini deceduti nell’attacco) tra uno sventolio di bandiere islamiche e palestinesi, spari in aria di gruppi di armati e gridi di vendetta contro Israele. In Israele lo stato di allerta è ai livelli massimi e la polizia ha detto di aver ricevuto un’ottantina di segnalazioni sulla preparazione di attentati suicidi nel paese.
Sulla stampa araba l’eco della strage ha messo in secondo piano l’esito delle elezioni americane. Il quotidiano palestinese al Quds al Arabi, invita il movimento Hamas a “tornare alla resistenza“, mentre al Sharq al Awsat grida alla “strage dei bambini addormentati”. Per il panarabo al Hayat e’ una “carneficina“. Un rabbioso editoriale del direttore Abdel Bari Atwan denuncia la sostanziale indifferenza delle capitali arabe per il dramma palestinese ed invita il governo Hamas a “ritornare alla resistenza armata”, unendosi “al fronte della dignità internazionale” che osteggia la “terroristica e bestiale prepotenza americana”. Assafir, quotidiano libanese, dedica l’apertura alla strage: “Israele prosegue nei suoi crimini”, e fa un paragone con un’altra strage avvenuta in un piccolo villaggio nel sud del Libano a causa di un missile lanciato da un jet israeliano: “Una Cana palestinese a Beit Hanoun”. Il palestinese Al Ayam ribadisce un’affermazione i Abu Mazen: “Tutte le volte che ci avviciniamo ad un compromesso (tra Hamas e al Fatah), Israele compie stragi”.
Beit Hanun è la versione palestinese di Kfar Kana, titola in Israele Haaretz. “Per mesi interi il comandante della Regione sud Yoav Galant ha avuto il suo da fare per convincerci che l’esercito a Gaza non è lo stesso della guerra in Libano – si legge – Poi è arrivata la strage di Beit Hanun, che prova che l’esercito è lo stesso, che fa gli stessi errori, con lo stessa indifferenza per le vittime civili. Per una curiosa coincidenza, il cannone che ha ucciso ieri 19 civili a Beit Hanun appartiene al battaglione che uccise 100 civili libanesi nel primo massacro di Kfar Kana, nel ’96”.
Ben diversa la posizione del Jerusalem Post. “La distanza fra l’obiettivo dichiarato dall’esercito e le case colpite era di appena 600 metri: una distanza che rende possibili errori umani in un caso su centinaia di lanci d’artiglieria. ‘Attacco chirurgico’ è un termine amato dai generali ma i chirurghi questa volta hanno fatto un pasticcio – ammette il giornale – L’efficienza e la eticità dell’impiego di fuoco d’artiglieria preventivo, prosegue, per sradicare le rampe di lancio dei missili Kassam sono stati dibattuti dai vertici militari, in riunioni di gabinetto, dai giudici della Corte Suprema e dai media. Gli ordini sono stati visti e rivisti, i margini d’errore sono saliti e scesi, ma il dato base non è mai cambiato. L’artiglieria resta il più rapido e più economico metodo di intervento per minimizzare la minaccia dei Kassam. Anche il più sicuro per i soldati israeliani”. Il massacro di Beit Hanoun però, rappresenta un colpo grave all’immagine internazionale di Israele, e Ydot Aronot si chiede come vincere la battaglia dei media.
Il primo ministro Ehud Olmert ha subito chiesto scusa per le morti civili, ma l’ex ambasciatore di Israele in Egitto e Svezia, Zvi Mazel, pensa che Israele non debba scusarsi: Bisogna dire al mondo nel modo più chiaro possibile che la responsabilità è delle organizzazioni terroristiche. Il ministro degli Esteri Livni avrebbe dovuto, sostiene, convocare la stampa internazionale e spiegare che i terroristi operano nascondendosi fra la popolazione civile con l’intento di attirare là l’esercito israeliano”. Il premier israeliano dice di aver controllato e verificato personalmente l’esistenza dell’errore tecnico dell’artiglieria israeliana. Olmert ha però anche sottolienato che l’azione israeliana a Gaza “andrà avanti” fin quando non cesserà il lancio di missili. Il premier ha quindi assicurato che farà il possibile perché errori di questo genere non si ripetano: anche se – ha aggiunto – “può accadere”.
Hamas intanto sarebbe pronto a riprendere i negoziati per formare un governo di unità nazionale. Lo ha affermato un collaboratore del presidente palestinese Abu Mazen.