lunedì 3 ottobre 2005
Domani è il capodanno ebraico. Il programma di oggi, dopo alcune telefonate di conferma, prevede: incontro con Issa, maestro di lingua araba al British Council a mezzogiorno e incontro Raia e Eitan. Restiamo quindi in casa fino alle 11. Lavoriamo un po’ al computer per aggiornare cronache e scrivere qualche lettera per l’Italia poi ci spostiamo con il solito sherut. Stavolta però lo prendiamo appena usciti dal nostro cancello, direzione Betfage-Ospedale Augusta Vittoria. Con Lorenzo constatiamo divertiti che per andare a porta Damasco, in questi primi dieci giorni abbiamo fatto sempre strade diverse. Sono le meraviglie del sistema di trasporto locale, caotico ma efficentissimo, notevolmente elastico… Ogni blocco, ogni variante, ogni richiesta ha una sua soluzione…
L’incontro con Issa è positivo. Ci dice che il corso di arabo per principianti è già cominciato da due settimane, ma se vogliamo inserici e vedere com’è siamo i benvenuti. Ci consiglia l’orario pomeridiano: lunedì e mercoledì dalle 16 alle 18, perché meno frequentato. Ci rendiamo conto quindi che oggi stesso cominceremo la scuola! Le ore 16 inoltre costituiranno il termine obbligatorio del nostro incontro con Raia e marito. Ci spostiamo quindi verso Porta Nuova. Siamo un po’ in anticipo e così ci sediamo all’ombra a studiare le fotocopie che Issa ci ha fornito. Lorenzo è fiducioso. Sa praticamente tutto quello che c’è scritto e si rincuora per la lezione del pomeriggio. Alle 13 abbracciamo Raia e Eitan (molto in forma, braghe e sandali tipici e un po’ dimagrito) e finalmente partiamo… il viaggio sembra non finire mai. Ecco ciò che io e Lorenzo vedevamo dal sedile posteriore (pieno di peli di Dwash il cane di famiglia) della macchina nuova di Eitan

Notate il braccio di plastica di Raia
Ci portano in un posto vicino ad Abu Gosh, tra Gerusalemme e Tel Aviv, dove c’è una fattoria che alleva… indovinate cosa! Capre!!! Io e Lorenzo, conoscendo i soggetti ci mostriamo interessati a questo meraviglioso posto. Per fortuna le capre sono quasi tutte al pascolo, tranne alcune e due meravigliosi caproni di cui purtroppo ignoriamo i nomi. Questi simpatici animali sono il clou della giornata. Ecco alcune foto indimenticabili:
Io sono quasi morto dalle risate quando Lorenzo si è lanciato nella traduzione-spiegazione del detto italiano “puzzi come un caprone”. Pare non ci sia un corrispondente ebraico.
Non avendo molto tempo insisto per fermarci a prendere qualcosa da mangiare visto che è fallito il pranzo a base di formaggio di capra. Essendo l’ultimo dell’anno i ristoranti sono tutti chiusi. Rimediamo con un ristorantino (!!) arabo vicino alla fonte di Abu Gosh dove scattiamo due foto significative:

Il ristorantino (si mangia humus, falafel e pitot)..
Prendiamo la via del ritorno e temiamo di arrivare in ritardo alla nostra prima lezione. Invece entriamo al British un paio di minuti prima delle 16. La classe è di una decina di persone. Io non capisco quasi nulla di quello che dicono. Lorenzo invece già si distingue… in particolare per la sua pronuncia delle gutturali, la sua AIN è la migliore in assoluto! Il metodo di apprendimento sembra essere simile a quello dell’ulpan; il maestro fa domande a tutti, ripetendole molte volte con qualche leggera variante. Le due ore passano rapidamente. Iniziamo a scrivere anche qualche lettera in arabo… All’uscita il morale è abbastanza alto. Abbiamo già individuato i punti deboli del gruppo e gli ossi duri da battere…
Pensando che per il capodanno ci sia qualche festa al muro del pianto, lo raggiungiamo a piedi. Ma a parte una prevalenza di copricapi e vestiti bianchi non vediamo un fervore diverso dal solito. Nel tornare verso porta damasco ci fermiamo all’internet cafè del Sepolcro per una mezzoretta di posta elettronica (falliscono ancora i miei tentativi di connessione vocale) e passando dal suk andiamo a prendere lo sherut che ci riporta a casa.
Celebriamo un vesprone con i salmi del’ora media mentre scongeliamo un sacchetto di sugo di Lorenzo e cuociamo un po’ di riso. Compieta, doccia e a letto.



