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La guida indigena

Posted on 30 Giugno 2010 in Spiccioli di vita in Terra Santa | 3 comments

Paolo ci sta prendendo gusto. Ogni giorno mi passa un suo articolo per il blog! ‘Sta volta invece di fare una cronaca dettagliata delle giornate che sta vivendo, ha pensato di tratteggiare qualche tratto del sottoscritto. Mi tocca pubblicarlo!

Andrea è la mia guida (quasi) indigena, il tipo che si muove nel suo ambiente e fa sentire tranquillo anche te, che di quell’ambiente non capisci ancora niente. Abita qui da quasi cinque anni, ed a quanto posso vedere e capire io, deve aver trovato in se’ un’anima araba che forse non sapeva neanche di avere; oltre al fatto che si è impadronito dell’arabo (almeno quello parlato) in un modo che a me (che dopo anni e anni faccio ancora fatica a capire il banalissimo inglese) sembra stupefacente.E’ stato lui che mi ha messo sulla bicicletta, domenica mattina, per andare a messa al cenacolo, facendomi scoprire il mezzo più adatto per essere liberi in questa città. Mi ha anche fornito assistenza tecnica (“cambia marcia!”) e morale (“dai che ce la puoi fare, grande Forna!”); da ultimo anche assistenza “motrice”: sulla salita che attraversa il cimitero ebraico, verso Ras Al Amud, quando quasi non ce la facevo, ha banalmente cominciato a spingermi, e lo ha fatto fino in cima: potenza di gambe e di polmoni!

C‘è bisogno di un taxi, e lui trova subito un taxista e attacca una bellissima trattativa in arabo, con tutta la mimica e il dosaggio vocale richiesti dal caso: alza la voce, maltratta il taxista, finge di volersene andare, propone prezzi assurdi, a volte pare che insulti… però poi sul taxi si sale, e si va dove si deve andare. Per strada lui stuzzica il taxista, lo sgrida perché va troppo forte, ma poi lo provoca dicendogli che la sua vecchia macchina non è una Ferrari; allora il taxista (un uomo vero) cambia strada di colpo e, vantando i cinquecentomila chilometri del suo glorioso mezzo, imbocca a tutto gas la salita più ripida e stretta che c’è; schiva muretti, cassonetti ed altre macchine in senso opposto, e sbuca brillantemente in cima, con sorriso smagliante e orgoglio restaurato (e sospirone di sollievo della suora che era con noi, e un po’ anche mio). Alla fine sono diventati amici, si chiamano per nome, e manca poco che il taxista faccia uno sconto… Si salutano come se si conoscessero da sempre, ma intanto il taxista ha preso i soldi che ha deciso Andrea.

Questa è la mia guida; fra le altre cose, un vero amico, ma questo si era già capito. Paolo Forsasari

Ecco le foto della nostra pedalata a Betlemme, alla fine della quale c’è stato bisogno di una rinfrescatina:

Album  (36 foto)

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3 Comments

  1. Foto, didascalie e testo ci hanno fatto sentire come se fossimo lì anche noi, molto contenti(e anche un po’ invidiosi) Avanti tutta!

  2. Che bella la vita indigena sbiciclettando!
    Cari, un abbraccio a tutti

    Giacomo

  3. ti pensiamo caro giacomo! la prossima volta venite tutti assieme! (con prole?)

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